OpenAI respinge le accuse formulate da Apple nella causa per presunta sottrazione di segreti industriali, sostenendo di non conoscere elementi capaci di dare fondamento alla denuncia. La presa di posizione, diffusa martedì, segna la prima risposta diretta del laboratorio di intelligenza artificiale sul merito del procedimento e porta lo scontro sul terreno della mobilità dei lavoratori e della competizione nel nascente mercato dei dispositivi basati sull’AI.
«Prendiamo sul serio queste accuse, ma non siamo a conoscenza di alcuna prova che dimostri la fondatezza della denuncia», ha dichiarato la società. OpenAI ha aggiunto di credere nella concorrenza leale e nella libertà delle persone di lavorare dove preferiscono, ribadendo di essere concentrata sulla costruzione di tecnologie innovative. Una risposta che contesta l’impianto dell’azione legale senza entrare nel dettaglio delle singole contestazioni avanzate da Cupertino.
La causa è stata depositata venerdì presso la Corte distrettuale degli Stati Uniti per il Northern District of California. Nelle 41 pagine della denuncia, Apple sostiene che alcuni dipendenti di OpenAI provenienti dall’azienda dell’iPhone abbiano partecipato a uno sforzo coordinato per ottenere informazioni confidenziali e proprietà intellettuale. Le contestazioni coinvolgono anche la leadership del laboratorio e, in particolare, il responsabile hardware Tang Tan.
Prima di passare a OpenAI, Tan aveva lavorato in Apple per 24 anni, ricoprendo incarichi di primo piano, tra cui quello di vicepresidente del product design per iPhone e Apple Watch. Il suo percorso professionale colloca la controversia al centro di una dinamica sempre più delicata: la circolazione di dirigenti e ingegneri fra aziende che, mentre competono per le stesse competenze, devono separare l’esperienza individuale dalle informazioni protette dell’ex datore di lavoro.
Subito dopo il deposito della causa, OpenAI aveva fornito una risposta più generale, affermando di non avere interesse nei segreti industriali di altre imprese. La nuova dichiarazione compie un passo ulteriore, perché mette esplicitamente in dubbio la solidità della denuncia. Apple sostiene invece che una propria indagine interna abbia individuato elementi secondo cui OpenAI e i suoi partner avrebbero utilizzato informazioni riservate mentre lavoravano allo sviluppo di un prodotto hardware.
Il confronto legale si intreccia così con l’espansione di OpenAI oltre il software. L’acquisizione di io, la startup fondata dall’ex designer Apple Jony Ive, e le indiscrezioni sui progetti in corso indicano l’interesse della società per un dispositivo potenzialmente capace di competere con il business di Cupertino. La causa non riguarda quindi soltanto il passaggio di personale, ma lambisce una possibile nuova area di sovrapposizione commerciale tra le due aziende.
Il prodotto allo studio viene descritto come uno smart speaker mobile senza schermo, concepito come una sorta di compagno AI dalle caratteristiche umane e destinato all’ambiente domestico. Secondo le informazioni disponibili, il dispositivo includerebbe elementi meccanici mobili e sarebbe sviluppato con il contributo di diversi ex ingegneri Apple che hanno lavorato su iPhone e Mac. Si tratta tuttavia di indicazioni non accompagnate, nel materiale disponibile, da un annuncio ufficiale del prodotto.
Per imprese e professionisti, il procedimento concentra l’attenzione sulla gestione delle conoscenze quando i talenti passano fra concorrenti diretti, soprattutto in settori dove hardware, modelli AI e design dell’interazione convergono rapidamente. Apple affida alla causa la tutela delle proprie informazioni confidenziali; OpenAI oppone l’assenza di prove note e richiama la libertà professionale. Sarà il percorso giudiziario a chiarire se le accuse descrivano un uso illecito di proprietà intellettuale o una disputa nata dalla crescente competizione per persone, competenze e nuovi dispositivi.