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NVIDIA nel mirino di un presunto piano di spionaggio cinese

L’intelligence americana avrebbe individuato una presunta operazione cinese vicino al CEO di NVIDIA. L’azienda respinge i sospetti sull’accesso ai segreti industriali.

30 ott 2026 4 min lettura A cura di Redazione
NVIDIA nel mirino di un presunto piano di spionaggio cinese
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Donald Trump avrebbe scelto di non intervenire dopo essere stato informato di un presunto piano di spionaggio cinese che coinvolgeva una persona vicina all’amministratore delegato di NVIDIA, Jensen Huang. Persone informate sulle attività dell’intelligence statunitense riferiscono che il presidente avrebbe ricevuto il briefing circa un anno prima. A pesare sulla decisione sarebbero stati anche il timore di compromettere le vendite di chip dell’azienda e quello di destabilizzare la tregua commerciale tra Stati Uniti e Cina.

Al centro dei sospetti figura Alice Huang, conosciuta anche come Huang Le, cittadina cinese ed ex dirigente della società cloud di Singapore Megaspeed, senza legami di parentela con il CEO di NVIDIA. Le autorità americane sospettavano già che aiutasse Pechino ad aggirare i controlli sulle esportazioni di chip avanzati. La sua attività comprendeva l’organizzazione di un acquisto di processori per 2 miliardi di dollari, da realizzare nell’arco dell’anno successivo; alcune fotografie con Huang precederebbero quell’incarico.

Il passaggio che avrebbe allarmato gli investigatori riguarda l’accesso diretto a Jensen Huang. Durante la sorveglianza elettronica di Alice Huang, le agenzie avrebbero rilevato contatti con un cittadino americano, identificato poi nel dirigente attraverso la procedura di unmasking, che permette di rivelare un’identità inizialmente protetta nei rapporti di intelligence. L’ipotesi investigativa era che quella vicinanza potesse fornire a Pechino informazioni sull’azienda e una possibilità di influenzare indirettamente le posizioni di Trump sull’intelligenza artificiale, attraverso il rapporto tra il presidente e Huang.

Trump avrebbe rinunciato a intervenire anche per proteggere le vendite di NVIDIA.

NVIDIA ha negato che Alice Huang potesse accedere a segreti industriali. Il portavoce John Rizzo ha inoltre dichiarato che un’indagine interna sui rapporti con Megaspeed non aveva individuato segnali di deviazione dei chip verso la Cina, né anomalie nel comportamento del cliente. Quanto agli incontri con il CEO, Rizzo ha spiegato che Huang partecipa abitualmente a eventi con clienti e partner, durante i quali discute degli aggiornamenti del mercato. Un partecipante ha riferito che la sua presenza a una delle feste citate era già programmata.

I sospetti americani si estendono alle infrastrutture servite da Megaspeed. La società potrebbe rifornire grandi data center in Malaysia e Indonesia che sembrerebbero offrire servizi da remoto a clienti in Cina. Per gli apparati statunitensi, l’accesso a questi processori potrebbe sostenere lo sviluppo di nuovi armamenti, la sorveglianza dei dissidenti e l’avanzamento cinese nell’AI. Il nodo riguarda quindi sia la destinazione fisica dei chip sia i soggetti che possono utilizzarne la capacità di calcolo.

NVIDIA sostiene che l’indagine interna su Megaspeed non abbia rilevato deviazioni dei chip.

NVIDIA e Megaspeed sostengono che la società cloud abbia proprietari con sede a Singapore. L’esame dei documenti societari ha però individuato nel direttore James Tan il proprietario della società veicolo che controlla Megaspeed. Persone incontrate negli uffici hanno riferito che Tan vive in Cina e non è presente nella sede. Dopo l’intensificarsi dell’attenzione americana, il nome di Alice Huang sarebbe stato rimosso dai documenti societari di Megaspeed.

La vicenda si intreccia con il peso politico acquisito da Huang. Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha descritto Trump come completamente allineato al CEO di NVIDIA prima dei colloqui sull’AI con Xi Jinping. Huang ha ottenuto un allentamento dei controlli sulle esportazioni e un accordo che assegna agli Stati Uniti il 25% di alcune vendite di chip, per consentire ulteriori forniture alla Cina. Persone informate sostengono inoltre che alcune indagini e proposte di sanzioni commerciali riguardanti Cina o NVIDIA si sarebbero fermate al dipartimento del Commercio per la sua influenza.

I sospetti riguardano anche data center che servirebbero clienti cinesi da remoto.

Liu Chang, portavoce dell’ambasciata cinese a Washington, ha respinto le accuse contro Alice Huang definendole infondate e accusando gli Stati Uniti di condurre una campagna denigratoria contro la Cina. Restano sconosciuti le agenzie coinvolte, l’origine dei sospetti e le informazioni eventualmente trasmesse a Pechino. Al momento del briefing a Trump, al presidente sarebbe stato detto che Jensen Huang era all’oscuro della presunta attività; il dirigente non avrebbe ricevuto il briefing difensivo talvolta riservato agli americani presi di mira dallo spionaggio straniero.

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