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Musk accelera le turbine a gas, ma aumenta l’inquinamento

SpaceX punta a produrre internamente componenti critici delle turbine a gas, accelerando i data center AI ma aggravando i rischi ambientali.

31 ago 2026 3 min lettura A cura di Redazione
Musk accelera le turbine a gas, ma aumenta l’inquinamento
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Elon Musk punta a rimuovere uno dei principali ostacoli alla crescita delle infrastrutture per l’intelligenza artificiale: la disponibilità di energia. A Bastrop, in Texas, SpaceX sta realizzando una fonderia destinata alla produzione di pale e componenti per turbine a gas, un passaggio che potrebbe accorciare fino a 18 mesi i tempi necessari per portare nuovi impianti in funzione.

Il progetto è emerso attraverso annunci di lavoro che citano esplicitamente una “blades and vanes foundry” e attraverso l’acquisto, avvenuto tra marzo e giugno, di circa 830 acri vicino allo stabilimento Starlink già presente a Bastrop. Musk ha confermato la funzione della struttura, spiegando che la fusione interna delle pale consentirebbe di intervenire direttamente sul collo di bottiglia che limita la produzione delle turbine.

La strategia energetica resta articolata su più fonti. Musk ha affermato che SpaceX e Tesla stanno lavorando ciascuna alla costruzione di una capacità produttiva solare pari a 100 GW all’anno, ma ritiene che il gas naturale sarà ancora necessario per integrare e avviare la nuova capacità solare per diversi anni. La disponibilità immediata di elettricità diventa così parte integrante della corsa alla potenza di calcolo.

La fonderia interna potrebbe anticipare di 18 mesi l’arrivo delle turbine

Alla persistente scarsità di GPU, con i chip NVIDIA Blackwell ancora soggetti a tempi di consegna di diversi mesi, si è infatti aggiunto il limite fisico della rete elettrica. L’International Energy Agency prevede che il consumo globale dei data center raddoppierà approssimativamente entro il 2030. Nel frattempo, GE Vernova dichiara di avere sostanzialmente esaurito la propria capacità produttiva fino allo stesso anno, in larga misura per la domanda legata all’infrastruttura AI.

Per aggirare le attese della rete, operatori come Amazon, Google, Meta, OpenAI e Microsoft stanno adottando centrali private alimentate a gas accanto ai data center. Dopo anni di priorità assegnata a eolico e solare, il gas è diventato una soluzione per attivare più rapidamente i nuovi siti. Il progetto di Musk porta questa logica anche dentro la catena manifatturiera, mirando a produrre uno dei componenti più difficili da reperire.

L’energia è diventata un collo di bottiglia quanto la disponibilità delle GPU

Le pale collocate nella sezione più calda di una turbina lavorano a temperature comprese tra 3.000 e 3.600 gradi Fahrenheit, circa 800 gradi oltre il punto di fusione della lega metallica utilizzata. A renderlo possibile sono canali interni di raffreddamento, rivestimenti a barriera termica e una complessa fusione a cristallo singolo in forno sottovuoto. Soltanto quattro aziende avrebbero raggiunto una produzione su scala industriale e la loro capacità risulta già saturata.

Produrre questi elementi senza difetti è complesso anche per i motori aeronautici; le dimensioni maggiori richieste dalle turbine per centrali elettriche aumentano ulteriormente la difficoltà. Se SpaceX riuscisse a padroneggiare il processo, una società controllata da Musk disporrebbe di una capacità industriale oggi concentrata in un ristretto oligopolio, creando per SpaceXAI un vantaggio difficile da replicare rapidamente da concorrenti ricchi di capitale ma privi di esperienza manifatturiera.

La corsa ai data center trasferisce sui territori nuovi costi ambientali

L’accelerazione porta però con sé un costo ambientale. A Memphis, dove dal 2024 turbine a gas alimentano i data center Colossus, la NAACP accusa ripetutamente la società di operare senza i permessi o i controlli sulle emissioni richiesti dalla legge federale. In Virginia, un’analisi su otto turbine operative a tempo pieno ha stimato effetti su oltre 2,5 milioni di persone, tra 3,4 e 6,5 morti premature aggiuntive ogni anno e danni sanitari compresi fra 53 e 99 milioni di dollari. La risposta al fabbisogno energetico dell’AI rischia così di trasferire velocità e vantaggi industriali sui territori già esposti all’inquinamento.

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