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Google dovrà pagare 147 milioni di dollari ai legali

Un giudice federale statunitense ha riconosciuto quasi 147 milioni di dollari ai legali della class action sulla raccolta dei dati degli utenti Google.

31 ago 2026 4 min lettura A cura di Redazione
Google dovrà pagare 147 milioni di dollari ai legali
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Un giudice federale statunitense ha riconosciuto quasi 147 milioni di dollari di compensi agli avvocati che hanno rappresentato i ricorrenti nel processo sulla privacy dei dati contro Google, celebrato lo scorso anno. La decisione è stata presa venerdì a San Francisco dal giudice distrettuale Richard Seeborg. L’assegnazione arriva dopo il verdetto con cui una giuria ha ritenuto la società responsabile di avere raccolto segretamente informazioni sull’attività nelle applicazioni di milioni di persone, nonostante gli utenti avessero disattivato una funzione di tracciamento.

Il procedimento ruota quindi intorno alla distanza tra le impostazioni selezionate dagli utenti e il trattamento effettivo delle informazioni sulla loro attività digitale. La giuria ha attribuito a Google una responsabilità per la raccolta dei dati, mentre la platea interessata dalla causa collettiva comprende 98 milioni di persone. La scala del contenzioso spiega la dimensione complessiva del provvedimento, ma mette anche in evidenza la forte sproporzione tra la remunerazione riconosciuta ai professionisti e la somma destinata a ciascun membro della classe.

La richiesta di pagamento è stata presentata dagli studi legali Boies Schiller Flexner, Susman Godfrey e Morgan & Morgan. Durante il processo, i legali avevano domandato miliardi di dollari di risarcimento e hanno dichiarato di avere dedicato alla controversia oltre 49.670 ore di lavoro. Il numero restituisce la portata operativa di una causa costruita attorno a una raccolta di dati estesa a milioni di utenti e alla necessità di sostenere le contestazioni in un unico procedimento collettivo.

I legali riceveranno quasi 147 milioni di dollari per la causa sulla privacy

Nel concedere i compensi, il giudice Seeborg ha riconosciuto il carattere straordinario del caso e ha definito esemplare la prestazione degli avvocati. Allo stesso tempo, non ha nascosto il disagio provocato dall’entità della cifra assegnata. Il provvedimento tiene così insieme due elementi: il successo ottenuto dai legali nel far riconoscere la responsabilità dell’azienda e l’effetto economico molto più contenuto che il risultato produce per i singoli utenti coinvolti.

Seeborg ha osservato che «gli avvocati vengono ricompensati profumatamente per il loro successo», mentre ciascuno dei 98 milioni di membri della classe riceverà meno di 5 dollari. Il giudice ha però giustificato tale esito come una conseguenza del ricorso alla class action per porre rimedio a illeciti diffusi. Il meccanismo consente di aggregare un numero enorme di posizioni individuali, ma può produrre indennizzi unitari ridotti anche quando il valore complessivo della controversia e l’impegno legale raggiungono livelli eccezionali.

Ciascuno dei 98 milioni di utenti otterrà meno di cinque dollari

Google ha negato qualsiasi comportamento illecito e ha annunciato l’intenzione di presentare appello contro il verdetto. La società sostiene che i ricorrenti non abbiano prodotto «prove derivanti da sondaggi, testimonianze di esperti o altri elementi uniformi» capaci di dimostrare che gli utenti siano stati effettivamente tratti in inganno dalle informative di Google. La contestazione punta dunque sulla mancanza, secondo l’azienda, di una dimostrazione comune e applicabile all’intera platea coinvolta nel procedimento.

La posizione di Google non ha tuttavia convinto il giudice a chiudere la controversia a favore della società. In un’ordinanza separata emessa venerdì, Richard Seeborg ha respinto la richiesta dell’azienda di ottenere una decisione sommaria che le assegnasse la vittoria. Restano così fermi il verdetto della giuria e il riconoscimento dei compensi legali, mentre la battaglia giudiziaria è destinata a proseguire attraverso il ricorso annunciato dal gruppo.

Google nega ogni illecito e prepara l’appello contro il verdetto

Il caso lascia in primo piano il rapporto tra raccolta dei dati, controlli messi a disposizione degli utenti e responsabilità delle piattaforme. Alla cifra di quasi 147 milioni riconosciuta agli avvocati corrisponde un beneficio individuale inferiore a cinque dollari, contrasto esplicitamente ammesso dallo stesso giudice. La fase successiva dipenderà dall’appello di Google, che continuerà a contestare sia l’addebito di condotta illecita sia l’adeguatezza delle prove presentate per rappresentare uniformemente milioni di utenti.

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