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Meta è accusata di nascondere studi sui rischi per i minori

Nelle cause sui rischi di Instagram per i minori, i legali dei ricorrenti contestano l’uso del segreto professionale da parte di Meta. Al centro anche 65.000 documenti.

25 set 2026 3 min lettura A cura di Redazione
Meta è accusata di nascondere studi sui rischi per i minori
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Il team di Meta incaricato di lanciare gli Account per adolescenti di Instagram ordinò nel 2024 cappellini da baseball con la scritta «a/c priv», abbreviazione di attorney-client privilege, il segreto professionale tra avvocato e cliente. L’ordine compare in un documento recentemente desecretato nell’ambito delle cause intentate contro l’azienda per i presunti danni alla sicurezza e alla salute mentale degli adolescenti. I legali dei ricorrenti lo hanno portato all’attenzione del tribunale mentre contestano l’ampiezza delle informazioni che Meta vuole sottrarre alla vista pubblica.

Nelle cause in corso, gli avvocati di Meta sostengono che alcune prove debbano rimanere riservate in virtù del segreto professionale. La controparte afferma invece che l’etichetta sia stata applicata troppo estesamente. La disputa riguarda quindi anche quali documenti potranno essere esaminati pubblicamente nel procedimento. In questo quadro, la scritta sui cappellini è diventata per i ricorrenti un esempio concreto del modo in cui, a loro giudizio, l’azienda tratta la riservatezza delle comunicazioni legali.

Il gruppo che lavorava agli Account per adolescenti era chiamato internamente Project Nido. I legali che hanno citato Meta descrivono i cappellini come parte di una «cultura di abuso del segreto professionale» volta, secondo la loro accusa, a tenere lontane dall’esame pubblico le ricerche interne sui possibili danni agli adolescenti. La questione delle informazioni raccolte dall’azienda sugli effetti di Instagram era già emersa dopo la diffusione di dati interni nel 2021; anche Mark Zuckerberg ne aveva discusso.

I cappellini con la scritta «a/c priv» sono entrati nella disputa sui documenti di Meta.

Una precedente decisione della giudice federale Yvonne Gonzalez Rogers ha già messo in discussione alcune omissioni operate da Meta nei documenti prodotti in giudizio, definendole «del tutto inappropriate». Tra gli esempi citati dalla giudice figura una discussione su una presentazione e sull’eventualità di pubblicare determinati dati. I legali dell’azienda avevano cercato di ricondurla alla consulenza legale ricevuta. Alla luce delle testimonianze rese al processo, la giudice ha invece valutato che la riluttanza a pubblicare quei dati rispondesse soprattutto a una decisione aziendale legata al timore di fughe di notizie.

Per la giudice, alcune omissioni nei documenti di Meta erano del tutto inappropriate.

Il volume dei materiali coinvolti dà la misura della controversia procedurale. Nell’aprile 2025, dopo la fase di acquisizione delle prove, Meta ha rimosso la designazione di riservatezza da circa 65.000 documenti che in precedenza erano stati trattenuti o oscurati. Per i ricorrenti, la disponibilità di quei materiali è arrivata troppo tardi per utilizzarli durante le deposizioni. La tempistica, nella loro lettura, ha inciso dunque sulla possibilità di interrogare i testimoni avendo già accesso ai documenti poi resi disponibili.

Ora Meta chiede tempo fino alla fine dell’anno per riesaminare altre omissioni giustificate con il segreto professionale. I legali dei ricorrenti chiedono invece che la revisione sia affidata a un soggetto neutrale, con i costi a carico di Meta. Sarà questa scelta a determinare chi controllerà i documenti ancora contestati e con quali tempi potranno entrare nel procedimento. La vicenda dei cappellini resta uno degli elementi invocati dai ricorrenti a sostegno della loro richiesta di un controllo esterno.

I ricorrenti chiedono un revisore neutrale pagato da Meta.

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