Nel primo trimestre del 2026, oltre venti grandi aziende globali hanno avviato o completato piani di riduzione del personale che coinvolgono complessivamente decine di migliaia di lavoratori. Il fenomeno interessa settori eterogenei — dalla tecnologia alla logistica, dalla grande distribuzione alla finanza — e si concentra principalmente negli Stati Uniti, con ricadute su scala globale. Alla base delle decisioni, una combinazione di pressioni sui margini, ristrutturazioni organizzative e, sempre più spesso, l'adozione dell'intelligenza artificiale come fattore abilitante di efficienza operativa.
Il quadro che emerge non è congiunturale. Secondo un'indagine del World Economic Forum, il 41% delle aziende a livello mondiale prevede di ridurre gli organici nei prossimi cinque anni proprio a causa della diffusione dell'intelligenza artificiale. Parallelamente, lo stesso rapporto stima che entro il 2030 i profili professionali legati a big data, fintech e AI raddoppieranno. Si tratta di una trasformazione strutturale del mercato del lavoro che ridisegna le competenze richieste più che eliminare tout court l'occupazione — almeno sulla carta.
I numeri aggregati sono tuttavia difficili da minimizzare. UPS taglierà 30.000 posizioni operative nel corso dell'anno, avvalendosi dell'attrito naturale e di programmi volontari di separazione per i conducenti a tempo pieno. Amazon ha eliminato circa 16.000 ruoli aziendali nel primo quarter, il secondo ciclo di riduzioni massive dall'ottobre 2025, quando erano stati soppressi 14.000 posti. Heineken, il colosso olandese della birra, ha pianificato un taglio di 5.000-6.000 unità nell'arco di due anni, invocando "un sentimento dei consumatori frenato" nelle Americhe e un anno "difficile" per il settore in Europa.
È questa la dichiarazione più estrema arrivata da un CEO nel 2026: Zubin Appoo, amministratore delegato di WiseTech Global, società australiana di software per la logistica con sede a Sydney, ha giustificato il licenziamento di 2.000 dipendenti — il 30% della forza lavoro — con i guadagni di produttività generati dall'intelligenza artificiale. Un messaggio che ha risuonato ben oltre i confini del settore tech. Anche Atlassian, produttrice di Confluence e altri strumenti enterprise, ha annunciato il taglio di circa 1.600 dipendenti (10% dell'organico), prevedendo oneri di ristrutturazione compresi tra 225 e 236 milioni di dollari.
Non tutti gli annunci, però, si fondano sulla stessa narrativa tecnologica. Epic Games ha licenziato oltre 1.000 persone, pari al 20% dell'organico, ma il CEO Tim Sweeney ha esplicitamente escluso l'AI tra le cause, indicando piuttosto il calo di engagement su Fortnite. GoPro, il produttore di action camera, ha comunicato il taglio di 145 dipendenti — il 23% del totale globale di 631 unità — per ridurre i costi operativi, già colpita da un'analoga riduzione del 15% nell'agosto 2024. Citigroup, nell'ambito di un piano pluriennale da 20.000 uscite annunciato nei risultati di gennaio 2024, continuerà le riduzioni anche nel 2026, con un risparmio potenziale stimato in 2,5 miliardi di dollari.
Questa dichiarazione di un portavoce di Expedia sintetizza una dinamica comune: le ristrutturazioni non sono semplici contrazioni, ma riallocazioni strategiche del capitale umano. Target, ad esempio, elimina 500 posizioni tra uffici distrettuali e supply chain, ma annuncia contestualmente un investimento aggiuntivo di un miliardo di dollari in spese in conto capitale per il 2026 — un incremento del 25% rispetto al 2025 — diretto verso i punti vendita fisici. Una scelta del nuovo CEO Michael Fiddelke, in carica dal 1° febbraio, che scommette sull'esperienza in-store come leva di crescita.
Sul fronte retail, anche Papa Johns ristruttura il 7% del personale corporate e prevede la chiusura di 300 punti vendita in Nord America entro il 2027. Il CFO Ravi Thanawala ha definito la razionalizzazione del portafoglio ristoranti come una delle azioni più efficaci per migliorare la redditività. Kenvue, il brand consumer healthcare nato dallo spin-off di Johnson & Johnson che produce Tylenol, taglierà il 3,5% dei suoi 22.000 dipendenti globali, con oneri previsti di 250 milioni di dollari nel 2026.
Queste parole del CEO di Crypto.com, Kris Marszalek, che ha licenziato il 12% dell'organico, rivelano la tensione di fondo: l'AI non è solo uno strumento di efficienza, ma un argomento retorico con cui legittimare scelte che rispondono anche a pressioni finanziarie più banali. Il caso più emblematico è forse quello di Tailwind, strumento web molto diffuso tra gli sviluppatori, che ha eliminato tre dei suoi quattro ingegneri citando un calo di fatturato direttamente imputabile all'AI — un effetto paradossale in cui la tecnologia che dovrebbe creare efficienza distrugge la domanda stessa del servizio.
La domanda che rimane aperta è se la contemporaneità di questi tagli rifletta una sincronizzazione ciclica — un adeguamento tardivo agli eccessi assunzionali del biennio 2020-2022 — oppure l'inizio di una compressione strutturale dell'occupazione qualificata nei settori ad alta intensità cognitiva. Se la seconda ipotesi si rivelasse corretta, le implicazioni per i sistemi di welfare, la formazione professionale e la contrattazione sindacale, specialmente in Europa dove le tutele sono più robuste, sarebbero di portata ben più ampia degli attuali titoli di giornale.