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L'Iran minaccia i cavi sottomarini nello Stretto di Hormuz

Teheran indica i collegamenti in fibra nello Stretto come possibili bersagli. La minaccia coinvolge infrastrutture che collegano Asia, Medio Oriente ed Europa.

21 ott 2026 4 min lettura A cura di Redazione
L'Iran minaccia i cavi sottomarini nello Stretto di Hormuz
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L’Iran ha indicato i cavi sottomarini che attraversano lo Stretto di Hormuz come possibili bersagli di futuri attacchi, estendendo la minaccia militare alle infrastrutture delle comunicazioni digitali. Il generale Hossein Mohebbi, portavoce dei Guardiani della rivoluzione, ha parlato di sette grandi cavi che passano sotto lo Stretto, sostenendo che vi transitino tutti i dati internet e commerciali. È una descrizione attribuita al generale, che ha definito questi collegamenti «nuovi obiettivi legittimi»: al centro delle sue dichiarazioni ci sono dunque le reti fisiche che trasportano informazioni.

Un altro esponente dei Guardiani della rivoluzione, il generale Yadollah Javani, responsabile politico del corpo militare, ha delineato la possibile condizione per un attacco: se venissero colpite le infrastrutture iraniane, Teheran risponderebbe prendendo di mira i cavi. Le dichiarazioni si inseriscono nel conflitto iniziato con le operazioni militari di Stati Uniti, Israele e altri Paesi a febbraio. La prospettiva indicata da Javani lega così la sicurezza delle connessioni digitali alla sorte delle infrastrutture sul territorio iraniano, facendo dei collegamenti sottomarini uno strumento di possibile rappresaglia.

Il confronto tra Stati Uniti e Iran si è attenuato, senza essere concluso. Hossein Mohebbi ha evocato una possibile «terza fase» della guerra, caratterizzata da una nuova geografia delle operazioni, nuovi bersagli e nuove armi. Nelle sue parole, quindi, l’eventuale ripresa delle ostilità potrebbe coinvolgere obiettivi diversi da quelli già attaccati. Il riferimento ai cavi sottomarini dà un contenuto concreto a questa prospettiva: infrastrutture civili di comunicazione entrano esplicitamente nel perimetro delle minacce formulate da un portavoce militare.

Teheran include i cavi sottomarini tra i possibili bersagli di una futura escalation.

Uno dei collegamenti richiamati dai Guardiani della rivoluzione sembra corrispondere ad Asia-Africa-Europe-1, un cavo lungo 15.050 miglia che collega l’Asia all’Europa passando attraverso Oman, Emirati Arabi Uniti e Qatar. Gli ultimi due Paesi condividono confini marittimi diretti con l’Iran. Il percorso chiarisce la dimensione internazionale dell’infrastruttura evocata: un collegamento che attraversa la regione serve una direttrice molto più ampia. Per imprese e utenti che dipendono dalle comunicazioni su quella rotta, un’interruzione potrebbe quindi trasformare un’escalation militare locale in un problema di connettività tra mercati distanti.

La possibilità materiale di colpire questi sistemi è considerata credibile dal professor Patalano, docente di guerra e strategia al King’s College London. A suo giudizio, si tratta di uno scenario possibile da tempo: dei sommozzatori potrebbero raggiungere il fondale e tagliare o distruggere i cavi. Il docente ha richiamato come precedente di attacco a un’infrastruttura sottomarina il gasdotto Nord Stream 2, colpito vicino alla Danimarca nel 2022. Il confronto riguarda la vulnerabilità fisica delle strutture sommerse e mette a fuoco un rischio che si colloca al di fuori della sicurezza informatica dei sistemi connessi.

Il collegamento evocato attraversa il Medio Oriente lungo la rotta tra Asia ed Europa.

Teheran avrebbe già valutato più volte il taglio dei collegamenti dall’inizio della guerra. Un portavoce iraniano rimasto anonimo ha spiegato che finora questa scelta è stata evitata perché avrebbe significato dichiarare guerra al mondo intero e creare nuovi nemici. Lo stesso interlocutore ha però mantenuto aperta l’opzione nel caso di un’escalation da parte di Donald Trump. Nella valutazione espressa dal portavoce, il freno all’attacco è dunque il costo politico di coinvolgere altri soggetti, attraverso il danneggiamento di infrastrutture utilizzate per le comunicazioni internazionali.

Un portavoce iraniano lega la rinuncia al taglio dei cavi al costo politico internazionale.

L’attenzione militare verso queste reti emerge anche da un episodio avvenuto nelle acque britanniche. Una nave russa è stata allontanata da un elicottero d’attacco della Royal Navy dopo essere rimasta per 14 ore a meno di un miglio da cinque cavi sottomarini. Si tratta di collegamenti tra il Regno Unito e Spagna, Portogallo, Canada e Stati Uniti. L’episodio porta la questione oltre Hormuz: anche su altre rotte internazionali, la presenza prolungata di una nave in prossimità dei cavi ha provocato una risposta militare a protezione delle infrastrutture di comunicazione.

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