La battaglia per la sovranità digitale europea si consuma questa settimana attorno a un software da ufficio: The Document Foundation ha attaccato pubblicamente Euro-Office, suite produttività appena lanciata dai tedeschi Nextcloud e Ionos, accusandola di favorire il vendor lock-in di Microsoft pur presentandosi come alternativa sovrana ai prodotti americani. Lo scontro tocca un nodo strategico per le politiche digitali dell'Unione Europea.
Il mercato europeo delle suite per la produttività vale miliardi di euro e vede Microsoft Office — con il suo ecosistema Microsoft 365 — detenere una quota dominante negli ambienti enterprise e della pubblica amministrazione. L'offensiva per le alternative europee si inserisce in un contesto normativo in evoluzione, con l'AI Act e le pressioni regolatorie sui fornitori extra-UE che spingono governi e organizzazioni a ridurre la dipendenza tecnologica da operatori americani.
Euro-Office è una derivazione (fork) della suite OnlyOffice, presentata ad aprile da Nextcloud — fornitore tedesco di soluzioni cloud — e dal gruppo di hosting Ionos, come strumento "veramente aperto" e a controllo europeo. Il lancio della versione 1.0 ha immediatamente scatenato due fronti di opposizione: prima lo sviluppatore originale di OnlyOffice, che ha contestato il fork e il posizionamento del marchio; poi The Document Foundation, l'ente no-profit che gestisce LibreOffice.
Italo Vignoli, membro fondatore di The Document Foundation, ha pubblicato una lettera aperta nella quale smonta le pretese pionieristiche della suite: il primato della produttività open source europea appartiene a OpenOffice.org, rilasciato nel 2001 dal codice sorgente di StarOffice di Sun Microsystems, e successivamente a LibreOffice nel 2010. Euro-Office non è un precursore, ma un nuovo entrante in un mercato che altri hanno costruito nei due decenni precedenti.
Il cuore della critica è tecnico ma con implicazioni politiche dirette: Euro-Office imposta come formato predefinito l'Office Open XML (OOXML) di Microsoft, non l'Open Document Format (ODF), standard ISO sostenuto da LibreOffice e adottato da molte pubbliche amministrazioni europee. Utilizzare OOXML significa che i documenti restano agganciati all'ecosistema di Redmond, indipendentemente da quale software li apra.
Sul piano competitivo, la scelta del formato predefinito non è neutrale: abbassa la barriera all'adozione per utenti abituati a Microsoft Office, ma perpetua la dipendenza dai formati proprietari. È una strategia comprensibile dal punto di vista commerciale — riduce l'attrito nella migrazione — ma contraddice la narrativa della sovranità digitale su cui si fonda il posizionamento dell'intera operazione.
I creatori di Euro-Office hanno risposto alle accuse ammettendo il problema e annunciando impegni futuri: "Siamo d'accordo che i formati proprietari siano un ostacolo serio alla sovranità digitale", ha dichiarato un portavoce ai media specializzati. La società ha promesso di concentrare gli sforzi di sviluppo sul miglioramento del supporto ODF, indicando nell'OOXML una soluzione transitoria per liberare gli utenti intrappolati nell'ecosistema Microsoft, non una scelta strutturale.
Resta aperta una questione di fondo che va oltre la disputa tecnica tra formati: la sovranità digitale europea può essere costruita con strumenti che, nella fase di adozione di massa, mantengono compatibilità strutturale con i sistemi che intendono sostituire? Il rischio è che la retorica dell'indipendenza tecnologica diventi un involucro di marketing sovrapposto a dipendenze invariate, posticipando — anziché risolvere — il problema della dipendenza dei mercati europei dalle piattaforme americane.