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L'algoritmo sospende gli autisti, Uber multata per 825 milioni

L’autorità olandese per la privacy infligge a Uber una sanzione da 825 milioni di euro per le sospensioni automatizzate degli autisti.

24 ago 2026 3 min lettura A cura di Redazione
L'algoritmo sospende gli autisti, Uber multata per 825 milioni
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L’autorità olandese per la protezione dei dati ha inflitto a Uber una sanzione da 825 milioni di euro, circa 966 milioni di dollari, per le modalità con cui la piattaforma ha sospeso gli account degli autisti. La multa è la seconda più elevata finora comminata nell’ambito del GDPR, il regolamento europeo sulla protezione dei dati.

L’indagine ha preso in esame le denunce secondo cui alcuni profili sarebbero stati disattivati attraverso un processo automatizzato, senza un preavviso adeguato o un sufficiente intervento umano. Monique Verdier, vicepresidente dell’autorità, ha parlato di «gravi violazioni» e ha sintetizzato il principio alla base della decisione: «Un computer non dovrebbe prendere da solo decisioni con conseguenze così importanti».

Uber contesta questa ricostruzione. L’azienda sostiene che la maggior parte delle sospensioni sia breve, che nessuna disattivazione permanente avvenga senza una revisione umana e che gli autisti possano presentare ricorso. Il regolatore afferma invece che alcuni conducenti siano stati esclusi definitivamente senza tale verifica, circostanza negata dalla società. Uber ha annunciato che presenterà appello, definendo la decisione e la sanzione «sproporzionate».

Un computer non dovrebbe decidere da solo il destino professionale degli autisti

All’origine del procedimento c’è anche l’iniziativa di Brahim Ben Ali, ex autista Uber in Francia. Dopo la disattivazione del proprio account nel 2019, Ben Ali ha raccolto le testimonianze di altri 170 autisti e ha infine portato la denuncia nei Paesi Bassi, dove si trova la sede europea della piattaforma. Il percorso è stato sostenuto da PersonalData.io, organizzazione non profit svizzera impegnata nella tutela dei diritti digitali.

L’organizzazione ha aiutato i conducenti a raccogliere dati sulle modalità con cui venivano assunte le decisioni di disattivazione. Il fondatore Paul-Olivier Dehaye ha descritto una dinamica nella quale un autista può completare mille corse con passeggeri soddisfatti, ma subire conseguenze enormi in seguito a una sola segnalazione molto grave. Il nodo non riguarda quindi soltanto la capacità della piattaforma di individuare comportamenti scorretti, ma anche la trasparenza del processo e la possibilità di contestarne l’esito.

Uber contesta la sanzione e assicura una revisione umana delle esclusioni permanenti

Per Dehaye, si tratta della terza multa applicata a Uber dall’autorità olandese. Le precedenti ammontavano a 290 milioni di euro, per la gestione dei dati personali degli autisti, e a 10 milioni di euro per questioni correlate. Tutti e tre i procedimenti, ha sostenuto, derivano dalle denunce presentate dallo stesso gruppo di conducenti. Dehaye intende inoltre avviare una class action attraverso la quale gli autisti potranno chiedere un risarcimento.

A supporto di queste iniziative sta nascendo StartClaims, una nuova società pensata per sostenere contenziosi e azioni regolatorie. Il primo obiettivo sarà Uber, ma il progetto dovrebbe successivamente estendersi ad altri casi della gig economy e ad ambiti collegati, tra cui l’adtech. Il procedimento olandese potrebbe così alimentare una strategia più ampia di contestazione delle decisioni algoritmiche che incidono direttamente sull’accesso al lavoro.

Il contenzioso sulle decisioni algoritmiche si estende oltre il singolo account sospeso

Resta aperto il confronto tra controllo automatizzato e responsabilità aziendale. I critici della sanzione temono che limiti la capacità di Uber di contrastare frodi, mancati ritiri dei passeggeri o altre violazioni. Dehaye replica che la società può affidare a persone le decisioni punitive, assumendosene però la responsabilità, come farebbe un datore di lavoro anziché un semplice marketplace. L’appello annunciato da Uber dovrà ora misurare il confine tra automazione, supervisione umana e tutela effettiva degli autisti.

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