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L’AI preoccupa il 52% degli americani, era il 37%

Negli Stati Uniti cresce la diffidenza verso l’intelligenza artificiale. Per il settore, la crisi di fiducia sta diventando un problema di business.

20 ago 2026 4 min lettura A cura di Redazione
L’AI preoccupa il 52% degli americani, era il 37%
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Il progresso tecnologico non sta migliorando la reputazione dell’intelligenza artificiale. Negli Stati Uniti, il 52% degli americani si dichiara più preoccupato che entusiasta per il crescente impiego dell’AI nella vita quotidiana, contro il 37% del 2021. Il dato fotografa una distanza sempre più evidente tra la velocità dell’innovazione e il modo in cui viene percepita fuori dai laboratori e dalle aziende tecnologiche.

Altri segnali convergono nella stessa direzione. In un sondaggio rivolto ai giovani tra 18 e 34 anni, la maggioranza degli intervistati ha affermato di non fidarsi dei nove principali leader dell’industria AI quando si tratta di agire responsabilmente. Un’altra rilevazione di maggio indica che oltre il 70% degli americani considera troppo rapido l’avanzamento della tecnologia. Il disagio, quindi, non riguarda soltanto singoli prodotti, ma investe chi li sviluppa e governa.

La diffidenza comincia inoltre a produrre conseguenze economiche. Le società tecnologiche stanno incontrando opposizione ai progetti per nuovi data center AI negli Stati Uniti e, per ottenere il sostegno delle comunità locali, hanno iniziato a rafforzare le proprie offerte con garanzie occupazionali, investimenti nell’acqua pulita e altri benefici. In una parrocchia della Louisiana, l’accordo ha incluso persino bonus da 50.000 dollari per gli insegnanti.

La diffusione dell’AI non si è tradotta automaticamente in fiducia

Il nodo è lo squilibrio percepito tra benefici e costi. Molti consumatori non vedono ancora come l’AI stia migliorando concretamente le loro vite, mentre vengono chiamati ad assorbirne gli effetti sulle infrastrutture, sul lavoro e sui servizi digitali. Per un’industria che ha raccolto centinaia di miliardi di dollari facendo leva sull’inevitabilità dell’intelligenza artificiale, il deterioramento del consenso non rappresenta più soltanto una crisi di pubbliche relazioni: sta diventando un problema commerciale.

Nell’esperienza quotidiana, l’AI coincide soprattutto con chatbot, motori di ricerca trasformati e funzioni inserite in email, televisori e altri prodotti, anche quando gli utenti non le hanno richieste. A questa presenza pervasiva si aggiungono le preoccupazioni per l’uso della tecnologia nello studio, compreso il ricorso agli strumenti generativi per copiare, e per l’addestramento dei modelli su opere altrui destinate alla produzione automatizzata di arte, video, musica e testi.

I consumatori vedono i costi prima dei benefici promessi

Il confronto con precedenti tecnologie trasformative appare quindi meno favorevole. Prodotti come l’iPhone, il personal computer e internet riuscirono a rendere più immediatamente riconoscibile la propria utilità in fasi analoghe dell’adozione. Nel caso dell’intelligenza artificiale generativa, invece, la diffusione non si è tradotta automaticamente in accettazione. L’ipotesi che l’ubiquità avrebbe convinto i consumatori si scontra con funzionalità giudicate poco attraenti, come le pagine web riassunte o i televisori capaci di conversare.

Il CEO di Airbnb, Brian Chesky, ha riconosciuto che la reazione negativa è reale e dipende in larga parte dall’assenza di prodotti amati dalle persone comuni. Una parte del problema riguarda il racconto dell’AI, ha osservato, ma l’industria deve soprattutto sviluppare applicazioni capaci di offrire vantaggi tangibili, come un medico disponibile su richiesta per chi altrimenti non potrebbe permetterselo. La promessa deve insomma diventare un’esperienza utile, non soltanto una possibilità tecnica.

La crisi di reputazione sta diventando un problema di business

Anche il CEO di Anthropic, Dario Amodei, ha definito la percezione negativa un grande problema e una vera “crisi di fiducia”. Le persone, ha ammesso, sospettano che aziende, governi e industria tecnologica stiano preparando nuovi modi per danneggiarle. La risposta proposta è mantenere le grandi promesse, fino a risultati come la cura del cancro. Finché benefici di questa portata resteranno lontani e i rischi appariranno immediati, l’AI continuerà a essere valutata sulla concretezza di ciò che offre, non sull’ambizione di ciò che annuncia.

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