Opinioni L'AI non sostituisce gli ingegneri, solo chi sa solo programmare
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10/06/2026

L'IA non minaccia tutti i programmatori allo stesso modo: a rischio chi ha puntato solo sul codice, secondo l'ex distinguished engineer di Google Kelsey Hightower.

L'AI non sostituisce gli ingegneri, solo chi sa solo programmare

Kelsey Hightower, già distinguished engineer di Google e figura di riferimento nell'ecosistema tecnologico globale, ha rilasciato dichiarazioni che ridefiniscono il dibattito sul futuro della professione informatica: in un'intervista al podcast "The Pragmatic Engineer", condotto da Gergely Orosz, Hightower ha sostenuto che l'intelligenza artificiale non minaccia tutti gli sviluppatori software allo stesso modo, ma colpisce selettivamente chi ha costruito la propria carriera esclusivamente sulla scrittura di codice.

Il tema ha implicazioni economiche dirette per un settore che, solo negli Stati Uniti, impiega oltre quattro milioni di professionisti con retribuzioni medie tra le più elevate del mercato del lavoro. La progressiva automazione delle attività di codifica standard mette sotto pressione quella rendita di posizione che per decenni ha garantito agli sviluppatori stipendi superiori alla media, indipendentemente dalla loro capacità di contribuire ad altre funzioni aziendali.

La tesi di Hightower è diretta: chi ha deliberatamente evitato di sviluppare competenze trasversali — gestione del prodotto, architettura di sistema, relazione con i clienti, design — si è costruito una protezione artificiale basata su una barriera all'ingresso tecnologica che l'IA sta rapidamente erodendo. "The only thing you were good at is now been commoditized", ha detto Hightower, usando un termine che nel linguaggio economico indica la perdita di valore differenziale di un bene o servizio.

"You as a software developer, you may have thought your job was to be the only person in organization that can write code. And since no one else could do it, you were safe, right?"

Il ragionamento si inserisce in un dibattito più ampio che attraversa la Silicon Valley. Paul Graham, cofondatore dell'acceleratore Y Combinator, e Greg Brockman, presidente di OpenAI, hanno entrambi sottolineato come la capacità di giudizio su cosa costruire — talvolta definita "taste" nel gergo del settore — stia diventando il vero discriminante competitivo tra i professionisti tech. Non si tratta di un'evoluzione teorica: è una riconfigurazione del valore economico delle competenze.

Sul fronte delle grandi aziende, i segnali convergono nella stessa direzione. Marc Benioff, amministratore delegato di Salesforce, e Luis von Ahn, CEO di Duolingo, hanno entrambi dichiarato pubblicamente che determinate funzioni aziendali — in particolare quelle legate alla comunicazione e alla costruzione di relazioni — restano difficilmente automatizzabili. Una posizione che riflette scelte strategiche concrete sull'allocazione delle risorse umane nelle rispettive organizzazioni.

"If you're a full-stack engineer, you're probably like, man, there's so much more than just writing code."

Hightower ha citato esplicitamente Claude, il modello di intelligenza artificiale sviluppato da Anthropic, come strumento che gli consente di concentrarsi sulle decisioni strategiche piuttosto che sull'esecuzione tecnica. Questa affermazione, proveniente da un ex ingegnere di alto profilo di Google, non è solo una preferenza personale: è un segnale sul modo in cui i professionisti più esperti stanno già ridisegnando il proprio flusso di lavoro intorno agli strumenti di IA generativa.

L'analisi di Hightower converge su un punto centrale: la scrittura come forma di pensiero. L'ingegneria del software si sta trasformando in una disciplina decisionale, dove la capacità di articolare scelte architetturali, di prodotto e di business conta quanto — o più — della capacità di implementarle tecnicamente.

"Writing is thinking."

Resta aperta una questione strutturale che il dibattito tecno-ottimista tende a sottovalutare: se le competenze trasversali — comunicazione, gestione del prodotto, relazione con i clienti — diventano il nuovo valore aggiunto degli sviluppatori, chi forma questi professionisti ibridi, e in quali tempi? Le università e i bootcamp che hanno sfornato centinaia di migliaia di sviluppatori negli ultimi quindici anni sono attrezzati per questa transizione, o rischiano di produrre una generazione di professionisti già obsoleti prima di entrare nel mercato?

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