La Casa Bianca ha rimosso dal proprio sito Build the Wall, un videogioco che riprendeva da vicino le meccaniche di Tetris, dopo la protesta della società titolare dei diritti sul titolo originale. La pagina che ospitava il gioco restituisce ora un errore 404: il contenuto non è più disponibile a quell’indirizzo. La rimozione segue la presa di posizione pubblica dell’azienda, che aveva escluso qualsiasi coinvolgimento nella sua realizzazione.
Build the Wall faceva parte di una serie di videogiochi in stile arcade pubblicati sul sito dell’amministrazione Trump, una scelta insolita per un canale istituzionale. Il funzionamento chiedeva ai giocatori di impilare blocchi di forme e dimensioni diverse, riproducendo una dinamica immediatamente associabile a Tetris. A distinguere il gioco era soprattutto l’obiettivo dichiarato: costruire un muro per fermare quello che veniva descritto come un «assedio di zombie alla frontiera».
Il riferimento al confine trasformava l’incastro dei blocchi in un messaggio politico. Il gioco era stato ampiamente criticato come razzista, con una controversia che riguardava quindi il contenuto oltre alla somiglianza con un prodotto esistente. L’ambientazione e lo scopo assegnato al giocatore erano parte integrante dell’esperienza: la costruzione del muro costituiva il fine della partita, mentre la minaccia da respingere era esplicitamente collocata alla frontiera.
Poco dopo che l’esistenza del gioco era diventata pubblica, The Tetris Company, titolare dei diritti sul videogioco originale, aveva preso le distanze dall’iniziativa. «The Tetris Company non è stata coinvolta nella creazione di “Build the Wall”», aveva dichiarato in un post su Instagram. La precisazione separava il marchio dall’operazione della Casa Bianca: la familiarità delle meccaniche non doveva essere interpretata come una partecipazione dell’azienda alla realizzazione del gioco.
Alla smentita del coinvolgimento si accompagnava un richiamo alla tutela dell’opera: «Prendiamo molto sul serio le violazioni del copyright», aveva aggiunto la società. La dichiarazione accostava così due questioni distinte, l’estraneità alla creazione del prodotto e la protezione dei diritti. Non equivaleva, da sola, a un accertamento giudiziario di una violazione. Il fatto osservabile resta la successiva scomparsa della pagina, dopo la protesta pubblica del titolare di Tetris.
La rimozione riguarda però Build the Wall, senza tradursi nella scomparsa di tutti i videogiochi pubblicati dall’amministrazione. Sul sito governativo rimane visibile Rio Run, un altro titolo con un contenuto esplicitamente legato all’immigrazione. In questo caso il giocatore controlla un personaggio maschile bianco e deve deportare il maggior numero possibile di personaggi immigrati. L’obiettivo della partita mantiene quindi un riferimento diretto alle espulsioni, attraverso un’esperienza interattiva accessibile dal sito istituzionale.
Per le imprese che possiedono marchi e contenuti digitali, la vicenda mette in evidenza il rapporto tra proprietà intellettuale e associazione pubblica a un’iniziativa. The Tetris Company è intervenuta su entrambi i piani, negando di avere creato il gioco e richiamando il copyright. La riconoscibilità di una meccanica può avvicinare, nella percezione del pubblico, il prodotto originale a un messaggio deciso da altri: proprio il collegamento dal quale l’azienda ha voluto prendere le distanze.
La sequenza si chiude dunque con un risultato concreto ma circoscritto: Build the Wall non è più raggiungibile, mentre Rio Run resta sul sito governativo. La protesta ha preceduto il ritiro del primo gioco; la permanenza del secondo mostra che l’impiego dei videogiochi nella comunicazione dell’amministrazione prosegue. Restano distinti il destino del singolo titolo contestato e la scelta di affidare messaggi politici anche alle azioni richieste ai giocatori.