Tecnologia

Fusionality raccoglie 3,7 milioni di dollari per la fusione

La startup di Losanna sviluppa sistemi di controllo per i reattori a fusione. Il capitale finanzierà le prime tecnologie, con l’AI a supporto di funzioni specifiche.

09 set 2026 4 min lettura A cura di Redazione
Fusionality raccoglie 3,7 milioni di dollari per la fusione
Condividi

Fusionality, startup fondata a Losanna da due ex ricercatori di Google DeepMind, ha raccolto 3,7 milioni di dollari, pari a 3 milioni di franchi svizzeri, in un round pre-seed sostenuto da Founderful e Playfair. L’azienda sviluppa tecnologie per controllare i reattori a fusione: un insieme di hardware, software e simulazioni che le imprese del settore potranno adattare ai propri dispositivi. Il finanziamento servirà a un gruppo che conta attualmente sette persone per sviluppare una prima selezione di tecnologie.

Alla guida ci sono Federico Felici, amministratore delegato, e Jonas Buchli, responsabile tecnologico. L’idea nasce da una richiesta ricorrente delle aziende impegnate nella fusione: acquistare componenti per i sistemi di controllo da fornitori capaci di comprenderne le esigenze specifiche. Un’offerta che, secondo Felici, resta insufficiente. Molte imprese costruiscono quindi tutto da zero, benché, nella sua valutazione, l’80% del sistema di controllo sia sostanzialmente uguale da un’azienda all’altra. Fusionality punta a trasformare questa parte comune in una base tecnologica riutilizzabile.

Il problema tecnico riguarda la gestione del plasma, nel quale le temperature estremamente elevate favoriscono la fusione degli atomi e il rilascio di energia. Mantenerne temperatura, forma e quantità di combustibile nelle condizioni richieste impone decisioni in frazioni di secondo. I sistemi che governano questi parametri sono complessi da sviluppare e mettere in funzione, ma una parte consistente della fisica sottostante rimane comune ai diversi progetti di reattore. È su questa somiglianza che l’azienda intende costruire la propria offerta, lasciando ai clienti gli adattamenti necessari per ciascuna configurazione.

Fusionality sviluppa componenti di controllo che le aziende della fusione potranno adattare ai propri reattori.

La suite prevista comprenderà sistemi di controllo e ambienti di simulazione. Per le startup della fusione, la proposta è poter acquistare almeno una parte delle tecnologie che oggi sviluppano internamente. Fusionality si inserisce così in una filiera di fornitori che sta prendendo forma attorno al settore: comprende produttori già attrezzati per realizzare componenti di precisione e nuove imprese come Kyoto Fusioneering, impegnata in componenti destinati ad aiutare le aziende a tradurre i progressi ingegneristici in elettricità per la rete. Il controllo dei reattori rimane invece un ambito con pochi specialisti.

I fondatori si sono conosciuti lavorando all’impiego dell’intelligenza artificiale per controllare un tokamak sperimentale, il dispositivo a forma di ciambella utilizzato nella ricerca sulla fusione. Felici lavorava al Politecnico federale di Losanna, EPFL, che ospita uno di questi impianti, mentre Buchli era in Google DeepMind. Anche Felici è poi passato alla società, dove ha sviluppato simulazioni e interfacce di apprendimento automatico per dispositivi a fusione. Il progetto imprenditoriale prosegue dunque un lavoro su problemi che entrambi avevano già affrontato nella ricerca.

Secondo Felici, l’80% del sistema di controllo è sostanzialmente comune alle diverse aziende.

L’intelligenza artificiale avrà un ruolo nei futuri sistemi di controllo, secondo Felici, ma non è ancora pronta a gestire l’intero reattore. L’impostazione indicata dall’amministratore delegato prevede piuttosto di affiancare, migliorare o ottimizzare singole parti del sistema. Il suo impiego resta quindi legato a funzioni specifiche, all’interno di un’architettura di controllo più ampia. L’esperienza dei fondatori nell’AI non coincide con una proposta di affidarle integralmente il funzionamento dell’impianto.

La prima area di intervento è il confinamento magnetico, che utilizza potenti elettromagneti per mantenere il combustibile sufficientemente denso e caldo. Tra le startup che sviluppano dispositivi basati su questo approccio figurano Commonwealth Fusion Systems, Realtà Fusion, Proxima Fusion e Type One Energy. Felici prevede di estendere successivamente i sistemi anche ad altri approcci alla fusione.

L’intelligenza artificiale potrà ottimizzare singole funzioni, ma non è pronta a controllare l’intero reattore.

Le risorse raccolte finanzieranno inizialmente un numero ristretto di tecnologie, che Felici non ha specificato. Il modello è quello dei mattoncini Lego: partire da pochi elementi e ampliare progressivamente l’offerta. L’ambizione dichiarata è coprire una gamma estesa delle tecnologie necessarie a far funzionare un reattore, costruendo il catalogo a partire dai primi componenti.

Articoli Correlati