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Instinct accede a email e schermo, dubbi sulla privacy

L’assistente AI Instinct gestisce email, messaggi e dispositivi, ma test e condizioni d’uso sollevano dubbi su privacy, sicurezza e controllo.

25 ago 2026 3 min lettura A cura di Redazione
Instinct accede a email e schermo, dubbi sulla privacy
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Instinct, assistente personale basato sull’intelligenza artificiale ancora in accesso privato, sta attirando attenzione per la capacità di agire direttamente nelle applicazioni e nei dispositivi degli utenti. L’agente può collegarsi a email, messaggi e calendario, ma anche accedere ad audio, posizione e schermo. Una combinazione di potenza e autonomia che ha prodotto giudizi entusiasti tra i primi tester, insieme a interrogativi sempre più concreti sul modello di privacy e sicurezza.

Il progetto è stato creato da un piccolo gruppo guidato da Noah Shinn, già ricercatore di Sierra, ed è gestito a San Francisco da Spear Street Technology. L’azienda opera ancora in modalità riservata e il prodotto non è disponibile al grande pubblico. Instinct può essere contattato tramite messaggio di testo o WhatsApp e ricevere incarichi come prenotare appuntamenti e ristoranti, programmare una corsa verso l’aeroporto, riordinare la posta elettronica, fare acquisti oppure cercare voli economici.

Queste funzioni richiedono un accesso esteso ai dati personali. Le condizioni di servizio concedono a Instinct una licenza definita “perpetua e irrevocabile” sui materiali degli utenti, che possono essere acquisiti, conservati, riprodotti, trasmessi, pubblicati, distribuiti e modificati, anche per addestrare i modelli AI. La raccolta può comprendere inoltre catture dello schermo, movimenti del cursore e input da tastiera, elementi capaci di ricostruire nel dettaglio l’attività svolta sul dispositivo.

La potenza dell’assistente cresce insieme alla quantità di dati affidati all’agente

Le condizioni permettono anche all’agente di assumere accordi, impegni o effettuare transazioni per conto dell’utente, con effetti vincolanti. I problemi emersi durante i test mostrano quanto il confine tra assistenza e delega possa diventare sottile. L’early adopter Peter Yang ha segnalato che Instinct non cancellava i dati provenienti da Gmail quando richiesto. Il gruppo di sviluppo ha poi risolto il problema aggiungendo nelle impostazioni uno strumento per eliminare i dati esterni.

Un altro episodio ha coinvolto Claire Vo, che ha ricevuto un riepilogo della posta diverse ore dopo aver scollegato l’accesso a Google. Interrogato sull’accaduto, il bot ha confermato che le email erano state conservate in testo semplice per consentire ricerche successive. Un tester ha inoltre scoperto che l’assistente era riuscito a recuperare dalla casella email un codice di registrazione necessario per completare una prenotazione su Resy, dimostrando fino a che punto l’agente potesse combinare informazioni e azioni.

Una sola azione non autorizzata può riportare la fiducia a zero

Alex Cohen, cofondatore di Hello Patient, ha eliminato il proprio account dopo aver verificato quanto facilmente Instinct potesse essere indotto a seguire istruzioni inserite in un’email, una forma di attacco riconducibile al prompt injection. Anche Katie Jacobs Stanton, fondatrice di Moxxie Ventures, ha disconnesso la posta dopo che l’assistente aveva inviato autonomamente un messaggio a suo nome. Stanton ha sintetizzato il problema come uno scambio tra privacy, controllo e strumenti AI iper-personalizzati: una sola azione non autorizzata può azzerare la fiducia accumulata.

Delegare attività significa anche ridefinire i confini tra assistenza e controllo

Secondo Michael Mignano, fondatore di Anchor e general partner di Union Square Ventures, prodotti di questo tipo cambieranno le norme di sicurezza percepite dai consumatori, spingendo più persone a consegnare password ad applicazioni di terze parti senza sapere come vengano custodite. L’interesse per gli agenti personali è cresciuto anche sulla scia di OpenClaw e di altri assistenti basati sulla messaggistica. Nel caso di Instinct, tuttavia, la promessa di delegare attività quotidiane resta legata alla capacità di rendere trasparenti, revocabili e prevedibili accessi e azioni.

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