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Il Regno Unito investe 90 milioni nel calore dei data center

Il governo britannico finanzia nuove reti di calore alimentate anche dai data center: il piano da 90 milioni di sterline punta a raggiungere circa 750.000 abitazioni.

29 set 2026 3 min lettura A cura di Redazione
Il Regno Unito investe 90 milioni nel calore dei data center
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Il governo del Regno Unito punta a portare riscaldamento meno costoso a circa 750.000 abitazioni con un programma da 90 milioni di sterline. Una parte del piano utilizzerà il calore prodotto dai data center per riscaldare l’acqua destinata alle case. Il Department for Energy Security and Net Zero finanzierà la costruzione di nuove reti di calore e il miglioramento di quelle esistenti, così da distribuire l’acqua calda attraverso le infrastrutture cittadine. A Londra il progetto comprende anche una rete di tubazioni sotto il Tamigi.

La capitale concentra la quota maggiore degli utenti previsti: a Londra dovrebbero beneficiare dell’intervento 650.000 abitazioni. Al progetto sono destinati 41 milioni di sterline dei fondi pubblici, mentre la sua realizzazione punta a sbloccare 5 miliardi di sterline di investimenti. Le risorse sosterranno lavori di costruzione e ingegneria e, nella fase iniziale, anche attività di trasporto fluviale. L’obiettivo è distribuire nelle abitazioni il calore in eccesso generato da un data center, sfruttando una risorsa che altrimenti non entrerebbe nella rete di riscaldamento.

Il passaggio più insolito del piano londinese riguarda proprio il Tamigi. In attesa del completamento delle tubazioni sotterranee, l’acqua calda dovrebbe viaggiare su chiatte elettriche lungo il fiume. Le imbarcazioni percorreranno circa 25 chilometri al giorno; saranno riscaldate per mantenere la temperatura dell’acqua fino al trasferimento in serbatoi isolati sulla riva. La soluzione ha suscitato ironie, pur essendo presentata come una misura temporanea. L’avvio delle chiatte è previsto nel 2028 e il loro impiego proseguirà fino al completamento del sistema di distribuzione.

Il calore dei data center entra nei piani per riscaldare 750.000 abitazioni britanniche.

Il programma nazionale si estende oltre Londra. Tra le località coinvolte figurano Manchester, Newport e Abergavenny in Galles, Solihull nelle Midlands e Bradford nello Yorkshire. Nella capitale, 9,7 milioni di sterline saranno investiti per ampliare la rete di calore originaria della città. Gli interventi combinano quindi nuovi collegamenti e aggiornamenti dell’infrastruttura già disponibile, con l’obiettivo dichiarato di ridurre le bollette del riscaldamento nelle aree raggiunte.

Nella Greater Manchester, i progetti di Gorton e Levenshulme sostituiranno vecchi impianti di riscaldamento in edifici di edilizia sociale. A Bradford, invece, la rete di calore è un’iniziativa più recente, avviata nel 2024. L’uso di reti per distribuire calore ha anche precedenti nel nord industriale britannico, dove questi sistemi erano comuni a metà del Novecento. Il piano riunisce dunque situazioni diverse: quartieri che devono rinnovare gli impianti e città in cui la rete è ancora in fase di sviluppo.

A Londra, chiatte elettriche trasporteranno acqua calda in attesa delle tubazioni.

Il recupero del calore disperso dai data center ha precedenti anche a Copenaghen, Amsterdam, Vienna e Berlino, dove progetti analoghi operano da decenni. Per i gestori delle infrastrutture digitali, l’iniziativa britannica apre un possibile sbocco locale per il calore generato durante il funzionamento degli impianti. Per le reti urbane, la sfida operativa è trasferirlo dove serve: nel caso londinese, il ricorso iniziale alle chiatte rende evidente quanto la distribuzione dipenda dalla disponibilità delle tubazioni.

Il progetto londinese punta a sbloccare cinque miliardi di sterline di investimenti.

Il ministro britannico per l’Energia locale e il Lavoro, Martin McCluskey, ha collegato l’espansione delle reti a bollette più basse, occupazione e sicurezza energetica. Il governo prevede inoltre di aggiornare i sistemi inefficienti già utilizzati da alcune comunità. A Londra l’intervento dovrebbe partire il prima possibile; la prima fase fluviale prevista per il 2028 accompagnerà la costruzione della rete sotto il Tamigi. Sarà quella infrastruttura a consentire, una volta completata, la distribuzione stabile dell’acqua riscaldata con il calore del data center.

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