Era stato assunto per contenere le richieste dei cybercriminali, ma forniva agli stessi attaccanti le informazioni necessarie per alzarle. Angelo Martino, ex negoziatore di ransomware di DigitalMint, è stato condannato a 70 mesi di carcere per aver collaborato con gli affiliati di BlackCat ai danni delle organizzazioni che avrebbe dovuto proteggere. Cinque clienti assistiti dal professionista hanno versato complessivamente oltre 75 milioni di dollari agli operatori dei ransomware.
Martino, 41 anni e residente in Florida, conosceva le coperture assicurative, le strategie negoziali e i limiti entro cui le vittime erano disposte a trattare. Secondo il governo statunitense, trasferiva queste informazioni riservate ai criminali affinché potessero massimizzare i riscatti, ricevendo in cambio una quota dei pagamenti in criptovalute. Le somme richieste alle organizzazioni coinvolte oscillavano tra 213.000 e 26,8 milioni di dollari nel periodo compreso fra aprile e settembre 2023.
Il meccanismo sfruttava proprio la posizione fiduciaria del negoziatore. Martino utilizzava il sistema di chat di BlackCat per condurre le trattative ufficiali, mentre attraverso la piattaforma Tox e una scheda separata, accessibile soltanto a lui e agli operatori criminali, comunicava i limiti delle polizze e le posizioni interne dei clienti. L’asimmetria informativa che avrebbe dovuto ridurre il costo dell’estorsione veniva così ribaltata a favore degli attaccanti.
Il coinvolgimento non si limitava alla manipolazione delle negoziazioni. Nel maggio 2023 Martino ottenne un account da affiliato di ALPHV BlackCat e ne condivise l’accesso con Kevin Martin, anch’egli negoziatore di DigitalMint, e Ryan Goldberg, responsabile della gestione degli incidenti presso Sygnia. I tre distribuirono direttamente il ransomware contro altre cinque vittime, ottenendo da un’azienda di dispositivi medici un pagamento di 1,2 milioni di dollari. Le altre organizzazioni non pagarono, ma subirono comunque perdite conseguenti agli attacchi.
Martino si è dichiarato colpevole e aveva chiesto una pena di 24 mesi, richiamando la collaborazione che aveva contribuito all’incriminazione e alla condanna dei due complici. Martin e Goldberg sono stati condannati ciascuno a quattro anni di carcere nell’aprile 2026. Per Martino, accusato di associazione finalizzata a interferire con il commercio interstatale mediante estorsione, la pena massima prevista era di 20 anni; le linee guida indicavano invece un intervallo fra 70 e 87 mesi.
I proventi della cospirazione ammontavano a milioni di dollari in valuta digitale. L’FBI ha sequestrato criptovalute riconducibili a Martino, che aveva già impiegato una parte consistente delle somme per acquistare due abitazioni in Florida, un’imbarcazione e diversi veicoli. Per risarcire le vittime dovrà inoltre cedere beni e destinare il 10% dello stipendio percepito dopo la scarcerazione ai pagamenti compensativi.
Gli effetti hanno superato la perdita finanziaria. Tra le vittime figuravano imprese dei servizi finanziari, della sanità, dell’ospitalità e del commercio, oltre a un’organizzazione non profit: tutte avevano incaricato DigitalMint di gestire la crisi. La cospirazione ha compromesso anche la loro capacità di erogare servizi ai clienti. Martino aveva lavorato per la società da novembre 2022 ad aprile 2025, prima come consulente indipendente e poi come dipendente a tempo pieno, operando da remoto su un computer aziendale.
Il ransomware combina cifratura e sottrazione dei dati per esercitare pressione sulle vittime. Il modello di BlackCat distribuiva l’accesso ad affiliati incaricati degli attacchi, che normalmente riconoscevano agli amministratori il 20% dei proventi. Nel caso Martino, competenze tecniche, accesso alle informazioni e mandato fiduciario sono confluiti nella stessa catena criminale: il negoziatore non si è limitato a tradire i clienti, ma ha trasformato gli strumenti della risposta agli incidenti in leve per aumentare l’estorsione.