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I data center consumano il 3% dell’acqua di Columbus

Columbus ha destinato ai data center 1,26 miliardi di galloni d’acqua in dodici mesi. Il dato riapre il confronto su infrastrutture e trasparenza.

10 lug 2026 3 min lettura A cura di Redazione
I data center consumano il 3% dell’acqua di Columbus
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I data center serviti dalla rete idrica di Columbus hanno assorbito il 3% dell’acqua pompata dalla città nei dodici mesi terminati a maggio. Su un volume complessivo di 41,25 miliardi di galloni, la quota destinata alle infrastrutture digitali ha raggiunto 1,26 miliardi di galloni. Il calcolo comprende gli impianti di gruppi come Amazon, Meta e Google, oltre all’acqua inviata verso sobborghi quali New Albany, dove opera un numero significativo di centri di elaborazione.

La dimensione del consumo emerge con maggiore chiarezza dal confronto con l’uso residenziale. La quantità impiegata dai data center equivale a quella consumata complessivamente da 21.107 famiglie di tre o quattro persone a Columbus. È un valore vicino alle 21.784 famiglie presenti nel codice postale 43229, un’area del nord della città abitata da circa 55.000 persone. Il dato offre così una misura concreta di una domanda idrica finora difficile da collocare nel bilancio complessivo del territorio.

L’acqua viene utilizzata per raffreddare i grandi sistemi elettronici che sostengono intelligenza artificiale, servizi dati e piattaforme social. La crescita di queste attività porta quindi il tema del raffreddamento dentro il confronto sulla sostenibilità delle infrastrutture digitali. Alcuni impianti più recenti stanno adottando tecnologie di raffreddamento che non utilizzano acqua, ma il parco già operativo continua a rappresentare una voce consistente nei consumi della rete pubblica.

I data center assorbono il 3% dell’acqua pompata dalla città

La pressione potrebbe aumentare con il futuro stabilimento di Intel, la cui apertura è prevista nel 2031 o 2032. A regime, l’impianto potrebbe utilizzare da solo 1,85 miliardi di galloni d’acqua ogni anno, superando l’attuale consumo aggregato dei data center collegati alla rete cittadina. L’amministrazione di Columbus sostiene di disporre di risorse sufficienti per soddisfare tutte le utenze e sta costruendo in Delaware County un quarto impianto idrico da 1,6 miliardi di dollari.

I numeri alimentano posizioni destinate a restare distanti. I sostenitori dei data center possono considerare il 3% un costo accettabile per mantenere il territorio competitivo nell’economia globale, soprattutto con l’evoluzione dei sistemi di raffreddamento. Gli oppositori possono invece chiedere che almeno una parte dei miliardi di galloni destinati ai centri e al progetto Intel venga preservata per i futuri bisogni della popolazione. Sullo sfondo resta anche l’ipotesi, discussa da alcuni cittadini, di vietare nuovi insediamenti.

Il consumo equivale a quello di oltre 21 mila famiglie

La pubblicazione del dato arriva dopo mesi di richieste rivolte alla città, principale fornitore idrico della regione, e riguarda indirizzi riconducibili a 115 data center. La disponibilità delle informazioni è stata complicata anche dagli accordi di riservatezza con i proprietari. Il quadro normativo dell’Ohio ha aggiunto ulteriori ostacoli: la House Bill 184, approvata a dicembre, ha reso sostanzialmente riservate le informazioni sullo sviluppo economico, inducendo diversi enti a negare documenti che in passato erano accessibili.

Trasparenza e coinvolgimento diventano condizioni per la fiducia delle comunità

I legislatori hanno successivamente approvato la House Bill 479 per correggere quella scelta, ma la nuova disciplina entrerà in vigore soltanto a settembre. Un segnale diverso è arrivato da Microsoft: durante una testimonianza sui data center all’Ohio Statehouse, la società ha promesso di non utilizzare più accordi di riservatezza né richiedere sgravi fiscali locali sulla proprietà per i nuovi progetti nello Stato. Daniel Brown, senior director per gli affari governativi, ha indicato trasparenza e coinvolgimento come condizioni per costruire fiducia nelle comunità. Consumi idrici, incentivi e infrastrutture entrano così nello stesso bilancio pubblico con dati finalmente misurabili.

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