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Helion e CFS cedono quote agli USA per 260 milioni di dollari

Helion e Commonwealth Fusion Systems ottengono 260 milioni di dollari pubblici per semiconduttori destinati ai reattori, in cambio di azioni senza voto.

27 ott 2026 4 min lettura A cura di Redazione
Helion e CFS cedono quote agli USA per 260 milioni di dollari
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Il governo statunitense torna a finanziare la fusione con un accordo che lo porta anche nel capitale delle imprese. Helion e Commonwealth Fusion Systems (CFS) hanno ottenuto complessivamente 260 milioni di dollari dal Dipartimento del Commercio: 175 milioni alla prima, 85 milioni alla seconda. Le risorse, assegnate nell’ambito del CHIPS and Science Act del 2022, serviranno a sviluppare semiconduttori avanzati utilizzati per alimentare e controllare i rispettivi reattori.

In cambio, le due società hanno accettato di assegnare al governo azioni senza diritto di voto. L’amministrazione Trump sta spingendo per modificare il tradizionale rapporto tra sostegno pubblico e capitale privato: i contributi alle startup consentivano generalmente di finanziare lo sviluppo senza diluire le partecipazioni degli investitori esistenti. Il nuovo schema permette invece allo Stato di partecipare direttamente all’eventuale successo economico delle aziende sostenute, assumendo una posizione nel loro azionariato.

Helion ha indicato che la partecipazione pubblica da 175 milioni sarà calcolata sulla base del round Series G, che aveva valutato l’azienda 15,5 miliardi di dollari: una quota pari a circa l’1%. Anche CFS utilizzerà la propria valutazione più recente, che però non ha reso pubblica, lasciando sconosciuta la percentuale destinata al governo. Gli importi ricevuti si confrontano con circa 4 miliardi già raccolti da CFS e 3,2 miliardi di capitale impegnato a favore di Helion.

Il governo americano finanzia la fusione entrando nel capitale delle imprese.

La fusione nucleare, che produce energia unendo gli atomi come avviene nel Sole, richiede materiali particolari, sofisticate simulazioni al computer e processi produttivi complessi. I progressi dell’ultimo decennio hanno attirato investitori privati che hanno scommesso complessivamente oltre 14 miliardi di dollari sulla possibilità di collegare una centrale alla rete elettrica. I semiconduttori finanziati dai nuovi accordi rientrano dunque nello sviluppo dei sistemi necessari a far funzionare questi impianti.

La Fusion Industry Association aveva chiesto al governo federale un’iniezione straordinaria di 10 miliardi di dollari, di cui 5,4 miliardi destinati alle startup. CFS, che aderisce all’associazione, collega la richiesta alla competizione con la Cina e agli investimenti pubblici con cui altri Paesi stanno accelerando le proprie industrie della fusione commerciale. L’obiettivo indicato dall’azienda comprende la costruzione delle infrastrutture di ricerca previste dalla Fusion Roadmap del Dipartimento dell’Energia e il rafforzamento dell’industria statunitense.

I finanziamenti precedenti erano di dimensioni più contenute. Il Milestone-Based Fusion Development Program, introdotto dall’amministrazione Biden attraverso il Dipartimento dell’Energia, paga le aziende al raggiungimento di obiettivi tecnici, ma nei primi due anni aveva distribuito meno di 50 milioni di dollari. Le assegnazioni successive erano aumentate, restando lontane dalle richieste dell’associazione. I nuovi 260 milioni arrivano invece dal Commercio e prevedono una contropartita azionaria: un’impostazione diversa dal finanziamento della ricerca sollecitato dal settore.

Helion assegnerà agli Stati Uniti una partecipazione pari a circa l’1%.

Per David Kirtley, cofondatore e amministratore delegato di Helion, questa struttura allinea gli interessi dell’impresa e dei contribuenti statunitensi attorno al successo commerciale. CFS sostiene analogamente che la partecipazione consentirà ai contribuenti di beneficiare dei risultati dell’azienda in cambio del sostegno a ricerca e sviluppo. Le due società presentano quindi l’ingresso pubblico nel capitale come una condivisione del valore che le attività finanziate potrebbero generare.

Lo schema ha già precedenti in altri comparti. MP Materials ha ceduto al governo il 15% in cambio di un investimento da 400 milioni di dollari, accompagnato da un prestito da 150 milioni e da accordi di acquisto e condivisione degli utili. USA Rare Earth ha ceduto il 10% per un contributo da 277 milioni e un prestito da 1,3 miliardi. Nel caso di Intel, l’amministrazione Trump ha trasformato 8,9 miliardi già assegnati, ma ancora da erogare, in una partecipazione di circa il 10%.

Il settore chiede dieci miliardi di dollari per accelerare la fusione commerciale.

Anche fuori dagli Stati Uniti il capitale pubblico entra nelle imprese della fusione. La tedesca Proxima Fusion ha confermato la presenza del governo tedesco e dell’Unione europea nel proprio azionariato. Ha inoltre ricevuto investimenti da fondi sostenuti dallo Stato tedesco, tra cui SPRIND e Deutsche Climate Tech Fonds: il sostegno allo sviluppo industriale passa anche attraverso la proprietà delle aziende.

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