Tecnologia Google userà i media caricati in Search per l'AI
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07/07/2026

Google ha esteso l’uso dei media caricati nei servizi legati alla Search per addestrare l’AI. Gli utenti risultano inclusi di default.

Google userà i media caricati in Search per l'AI

Google ha introdotto una modifica silenziosa al modo in cui può utilizzare i contenuti caricati dagli utenti nei suoi strumenti di ricerca. La novità riguarda l’addestramento delle piattaforme di intelligenza artificiale: immagini, file, audio e registrazioni video inviati attraverso prodotti collegati alla Search possono ora rientrare tra i materiali usati dall’azienda per alimentare i propri sistemi AI.

Il punto centrale è l’ampiezza del perimetro. La modifica include contenuti come immagini, file, audio e video, cioè una parte molto estesa delle interazioni multimediali che passano dai servizi di ricerca. Se un utente carica una fotografia su Google Lens per effettuare una ricerca visuale, quel contenuto può essere utilizzato. Lo stesso vale per l’audio associato a una ricerca vocale e per ciò che viene caricato su Google Translate.

La scelta si inserisce nel quadro più ampio dei servizi legati alla Search, non in quello dell’intero ecosistema personale di Google. I contenuti archiviati in Google Photos, ad esempio, non rientrano in questa modifica per il momento. La distinzione è significativa perché delimita l’ambito operativo della novità: non tutti i dati personali gestiti da Google vengono trattati allo stesso modo, ma i materiali caricati per usare funzioni di ricerca possono entrare nel processo di addestramento.

I media caricati nella Search possono alimentare i sistemi AI di Google

Per gli utenti, il passaggio più delicato è il meccanismo di adesione. La nuova impostazione risulta attiva in modo automatico: ogni account è incluso di default, salvo intervento manuale. In termini pratici, il consenso operativo non passa da una scelta esplicita iniziale, ma da una configurazione che l’utente deve individuare e modificare se non vuole che quei media vengano conservati e impiegati per finalità legate all’AI.

La procedura per disattivare l’opzione passa dalle impostazioni della cronologia dei servizi di ricerca. L’utente deve accedere alla pagina dedicata alla Search Services History e deselezionare la casella Save Media. Un secondo controllo riguarda la pagina di Search Services Personalization, dove bisogna verificare che non venga salvato nulla. Solo dopo questi passaggi l’account dovrebbe uscire dal meccanismo di raccolta dei media caricati nei servizi interessati.

L’adesione è automatica, ma l’utente può intervenire dalle impostazioni

La modifica dice molto anche della pressione competitiva che circonda la AI generativa. I sistemi di intelligenza artificiale richiedono grandi quantità di dati e le piattaforme digitali stanno cercando nuove superfici da cui ricavare materiale utile all’addestramento. In questo caso, la superficie non è una conversazione con un chatbot, ma l’uso quotidiano di strumenti già consolidati: una foto per capire un oggetto, un file per tradurre un contenuto, una voce per formulare una query.

Per imprese e professionisti, il tema non è soltanto individuale. Chi utilizza strumenti consumer per attività operative, traduzioni rapide, ricerche visuali o verifiche vocali può caricare contenuti che non sempre sono neutri: immagini di prodotti, documenti di lavoro, materiali audiovisivi o informazioni legate a processi interni. La gestione delle impostazioni diventa quindi una pratica di governance dei dati, soprattutto quando i confini tra strumenti personali e lavoro quotidiano sono poco presidiati.

La ricerca diventa anche una superficie di raccolta per l’AI generativa

Nel quadro delle funzioni di ricerca basate sull’AI, c’è anche un’indicazione separata: per evitare i risultati di AI Overview, è possibile inserire -AI prima di una query. È un dettaglio operativo, ma conferma quanto l’intelligenza artificiale stia entrando nelle interfacce di ricerca in modo sempre più pervasivo. La direzione è chiara: i servizi di ricerca diventano anche canali di raccolta e sperimentazione per l’AI, mentre agli utenti resta il compito di controllare impostazioni che incidono direttamente sull’uso dei propri contenuti.