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Gli agenti CBP abusano dei sistemi di sorveglianza

Documenti FOIA descrivono l’uso improprio delle banche dati CBP: 300 episodi, dallo spionaggio di familiari alla condivisione di informazioni riservate.

13 ago 2026 3 min lettura A cura di Redazione
Gli agenti CBP abusano dei sistemi di sorveglianza
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Agenti della US Customs and Border Protection avrebbero utilizzato impropriamente banche dati elettroniche governative per sorvegliare familiari, contattare persone a fini sentimentali e, nei casi più gravi, fornire informazioni a sospetti trafficanti di droga. I documenti ottenuti attraverso richieste basate sul Freedom of Information Act descrivono una serie di accessi e interrogazioni estranei alle attività istituzionali, con conseguenze dirette sulla riservatezza di numerosi cittadini.

Le contestazioni riguardano sistemi capaci di aggregare dati provenienti da lettori di targhe, strumenti di riconoscimento facciale e perquisizioni o analisi degli smartphone. La combinazione di fonti differenti permette agli operatori autorizzati di ricostruire spostamenti, identità e relazioni personali. Proprio questa capacità, pensata per controlli di frontiera e indagini, avrebbe consentito ad alcuni dipendenti di trasformare l’accesso professionale in uno strumento per interessi privati o condotte illecite.

I fascicoli, relativi al periodo compreso tra il 2009 e il 2022, includono episodi molto diversi. Un agente avrebbe consultato una banca dati governativa per ottenere informazioni utili a contattare un’assistente di volo. Un altro dipendente sarebbe ricorso ai dati contenuti nelle domande dei programmi per viaggiatori fidati per chiedere appuntamenti alle persone registrate, sfruttando informazioni comunicate all’amministrazione per finalità completamente differenti.

Banche dati governative sarebbero state usate per interessi personali e condotte illecite

In un altro caso, un dipendente avrebbe consegnato dati sugli attraversamenti di frontiera a una persona coinvolta in un divorzio. Un operatore avrebbe invece aggirato le politiche interne per localizzare i telefoni cellulari dei colleghi attraverso dati di posizione derivati dalle tecnologie pubblicitarie. L’impiego di dati ad-tech mostra quanto informazioni prodotte nell’ecosistema commerciale possano assumere una funzione di sorveglianza quando vengono integrate negli strumenti delle autorità.

Su 300 episodi censiti, 138 sono stati sottoposti alla dirigenza della CBP e 78 assegnati a investigatori penali. Altri 43 casi non sarebbero stati esaminati. Molte segnalazioni sono state gestite internamente oppure classificate come infrazioni minori, mentre i documenti relativi a 21 episodi non sono stati divulgati per la possibile presenza di procedimenti delle forze dell’ordine, un elemento compatibile con contestazioni di natura penale.

Su 300 episodi censiti, 43 non sarebbero stati sottoposti a indagine

La portata dei possibili abusi si intreccia con l’ampiezza dell’infrastruttura informativa del Department of Homeland Security. Il dipartimento dispone di dati relativi agli arresti per immigrazione, ai controlli di frontiera, alle richieste di naturalizzazione e al programma per viaggiatori fidati SENTRI. L’accumulo di archivi nati per funzioni amministrative e operative amplia il numero di contesti nei quali una singola consultazione non autorizzata può esporre informazioni personali sensibili.

Tra gli strumenti accessibili figurano anche i sistemi ICM e FALCON di Palantir, oltre a DHS Mobile Fortify, applicazione di riconoscimento facciale installata sui telefoni degli agenti. Il quadro mette in evidenza un problema di governance che accompagna la digitalizzazione della sicurezza pubblica: autorizzare l’accesso non basta se controlli, registri delle interrogazioni e procedure disciplinari non riescono a individuare tempestivamente gli utilizzi estranei al mandato.

L’integrazione tra dati pubblici, commerciali e biometrici amplifica i rischi di abuso

La CBP ha dichiarato di considerare seriamente le accuse di cattiva condotta e di lavorare per rispettare lo stato di diritto e garantire la propria responsabilità. L’agenzia ha inoltre affermato di adottare le opportune misure investigative, correttive e disciplinari. I casi documentati lasciano però aperta la questione centrale: più le piattaforme collegano archivi pubblici, dati commerciali e identificazione biometrica, maggiore diventa la necessità di limitare e verificare ogni accesso individuale.

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