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Due avvocati tentano di ingannare l'AI del tribunale

In Brasile, due legali hanno nascosto istruzioni in un atto per condizionare l’AI del tribunale. Il tentativo è costato una multa di circa 16.000 dollari.

02 nov 2026 4 min lettura A cura di Redazione
Due avvocati tentano di ingannare l'AI del tribunale
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Un tribunale del lavoro brasiliano ha sanzionato due avvocate per aver inserito in un atto giudiziario istruzioni nascoste destinate a manipolare il sistema di intelligenza artificiale utilizzato dall’ufficio. La multa ammonta a circa 16.000 dollari. Il comando chiedeva all’AI di esaminare superficialmente il ricorso e di non contestare i documenti allegati, indipendentemente dalle indicazioni ricevute: un tentativo di orientare l’elaborazione dell’atto a favore della parte che lo aveva presentato.

L’episodio riguarda un tribunale dell’ottava regione della giustizia del lavoro, nello Stato del Pará. Il sistema preso di mira si chiama Galileu. Durante l’elaborazione del ricorso iniziale, il tribunale ha individuato una porzione di testo bianco su sfondo bianco, invisibile nella normale lettura del documento. Cambiando il colore dei caratteri, l’istruzione è diventata visibile: il contenuto era presente nel file, pur risultando nascosto a un lettore umano.

Il messaggio si rivolgeva direttamente all’intelligenza artificiale e pretendeva di prevalere su qualsiasi altro comando. È il meccanismo della prompt injection: inserire in un contenuto da elaborare istruzioni che cercano di condizionare il comportamento del sistema. In questo caso, le istruzioni nascoste non chiedevano di estrarre informazioni o riassumere il ricorso, ma di adottare una modalità di esame favorevole a chi le aveva introdotte. Il documento diventava così anche il veicolo dell’attacco.

Il comando nascosto chiedeva all’AI un esame superficiale del ricorso.

La controversia ha però seguito una strada che ha reso superfluo il tentativo. La parte convenuta non ha risposto alle allegazioni e la parte ricorrente ha ottenuto una decisione favorevole per contumacia. Il tribunale ha comunque trattato separatamente la manipolazione del documento, qualificandola come un atto lesivo della dignità della giustizia. L’esito favorevole della causa non ha quindi impedito la sanzione per il comando occultato nell’atto, anche se quel comando non era stato necessario per vincere.

Nell’attribuire la responsabilità, il giudice ha escluso che la parte ricorrente avesse modificato personalmente il file: nella valutazione del tribunale, non disponeva delle conoscenze giuridiche necessarie né dell’accesso al documento. La responsabilità è stata assegnata alle due avvocate firmatarie del ricorso. La sanzione è stata fissata al 10% della somma riconosciuta nella causa. Il ragionamento del giudice collega dunque l’inserimento del testo alla responsabilità professionale di chi aveva sottoscritto e depositato l’atto.

La vittoria per contumacia non ha evitato la sanzione alle due avvocate.

Alle conseguenze economiche si sono aggiunte le segnalazioni all’ordine degli avvocati dello Stato e all’organo di controllo interno del Tribunale regionale del lavoro. Il professor Vladimir Aras ha condiviso il provvedimento su X il 13 maggio 2026, descrivendo il comando nascosto e la sanzione. Nel suo commento ha giudicato il tentativo più grave dell’impiego dell’AI per scrivere atti o decisioni senza verificarne successivamente il risultato.

Un altro episodio aveva già mostrato una tecnica simile: una parte aveva inserito un lungo comando nascosto in un documento processuale. A scoprirlo era stato un addetto della cancelleria, insospettito dalle differenze nella spaziatura tra i documenti depositati. Il tribunale aveva adottato un trattamento più indulgente perché l’autore non era un avvocato, imponendogli però il successivo deposito cartaceo. In quel caso, l’anomalia nell’impaginazione aveva permesso di individuare le istruzioni e aveva portato a cambiare la modalità di presentazione degli atti.

In un precedente, una spaziatura anomala aveva tradito le istruzioni nascoste.

L’impiego dell’intelligenza artificiale nelle aule giudiziarie è arrivato anche al centro di una causa federale contro una giudice statale, accusata di aver affidato all’AI l’intera decisione. Il tribunale federale ha stabilito che la magistrata godeva dell’immunità giudiziaria e non poteva essere citata per quelle azioni. L’accusa riguarda il versante della produzione delle decisioni; i comandi nascosti negli atti mostrano invece come anche i materiali ricevuti da un ufficio possano contenere tentativi deliberati di condizionarne gli strumenti.

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