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Colossal cerca nuovi fondi e punta a valere 30 miliardi

Colossal Biosciences tratta un nuovo round a una valutazione tra 20 e 30 miliardi di dollari, sostenuta dai primi ricavi e da nuove applicazioni.

21 lug 2026 3 min lettura A cura di Redazione
Colossal cerca nuovi fondi e punta a valere 30 miliardi
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Colossal Biosciences è in trattative per raccogliere nuovi capitali sulla base di una valutazione compresa tra 20 e 30 miliardi di dollari. Il possibile round arriverebbe circa sedici mesi dopo la valutazione da 10,2 miliardi attribuita alla startup, impegnata nello sviluppo di tecnologie genetiche per riportare in vita specie estinte. Non sono ancora noti né l’investitore alla guida dell’operazione né l’ammontare che la società intende raccogliere.

Il salto di valutazione prospettato sarebbe accompagnato da un primo segnale commerciale: nell’ultimo anno Colossal avrebbe iniziato a generare ricavi. Il dato apre una nuova fase per un’impresa fondata cinque anni fa e conosciuta soprattutto per progetti scientifici ambiziosi e controversi, come il tentativo di ricreare il dire wolf utilizzando materiale genetico recuperato da fossili. La crescita, dunque, non poggerebbe soltanto sulle aspettative legate alla de-estinzione.

Il cofondatore e amministratore delegato Ben Lamm ha indicato tre potenziali flussi di ricavi per l’azienda. Uno passa dalle tecnologie di conservazione, già offerte al governo degli Stati Uniti e agli Emirati Arabi Uniti. Questi ultimi hanno investito recentemente 60 milioni di dollari nella società, rafforzando il legame tra ricerca genetica, tutela della biodiversità e capitali pubblici interessati alle applicazioni della deep tech.

Colossal tratta una valutazione fino a 30 miliardi di dollari

Un secondo asse riguarda la creazione di imprese autonome costruite attorno alle tecnologie sviluppate internamente. Colossal ha già scorporato tre startup: Breaking, impegnata nella degradazione della plastica; Form Bio, piattaforma di biologia computazionale che ha raccolto 30 milioni di dollari; e Astromech, società di modellazione predittiva basata sull’intelligenza artificiale per biologia e scienze della vita. Astromech è stata valutata 2 miliardi di dollari a marzo.

La capacità di trasformare la ricerca in piattaforme e società specializzate amplia il perimetro industriale di Colossal oltre le specie estinte. Dal quartier generale di Dallas, una struttura di 55.000 piedi quadrati, l’azienda continua a cercare applicazioni per la propria scienza di base. Alla fine di aprile ha aggiunto l’antilope bluebuck come sesta specie obiettivo, estendendo ulteriormente il portafoglio dei programmi genetici.

I primi ricavi ampliano la storia industriale oltre la de-estinzione

Anche il ramo non profit, la Colossal Foundation, sta allargando le collaborazioni nella conservazione. Alla fine di giugno ha stretto una partnership con l’Università della Tasmania per contribuire alla protezione dei diavoli della Tasmania da un tumore facciale contagioso. L’iniziativa mostra come strumenti e competenze nati attorno alla de-estinzione possano essere applicati anche alla difesa di specie ancora esistenti ma minacciate.

Un’altra tecnologia destinata a diventare un’attività separata è l’utero artificiale animale. Lamm ha spiegato che Colossal intende procedere con uno spin-off e ha indicato per il prossimo anno l’obiettivo di rendere pronta la tecnologia. Tra le possibili applicazioni figurano anche i trattamenti per la fertilità umana, un passaggio che allargherebbe il mercato potenziale ma porterebbe con sé questioni scientifiche, regolatorie ed etiche più complesse.

Spin-off e crediti di biodiversità delineano nuovi modelli economici

Nel lungo periodo, l’eventuale reintroduzione nei rispettivi habitat di animali estinti come il mammut lanoso e il dodo potrebbe sostenere un ulteriore modello economico. Lamm ha indicato la possibile vendita di crediti di biodiversità, un meccanismo di mercato simile ai crediti di carbonio. Il nuovo fundraising si inserisce intanto nella crescita degli investimenti in longevità, energie alternative e altri comparti deep tech, dove capitali elevati finanziano tecnologie dai tempi di sviluppo lunghi e dalle applicazioni ancora in evoluzione.

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