Case study

Coconut Cult automatizza e aumenta la produzione

Coconut Cult introduce tre robot KUKA nel confezionamento per ampliare la capacità produttiva, ridurre le attività fisiche e preservare qualità e cultura.

28 lug 2026 4 min lettura A cura di Redazione
Coconut Cult automatizza e aumenta la produzione
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Coconut Cult ha scelto l’automazione robotica per sostenere la crescita della produzione senza trasformare il lavoro in fabbrica in una sequenza di mansioni pesanti e ripetitive. Nel suo stabilimento nello Utah, il produttore di yogurt probiotico al cocco ha introdotto tre robot personalizzati forniti da KUKA Robotics e integrati da Integrated Packaging Machinery. Il sistema interviene nel confezionamento di fine linea, dove forma gli strati di prodotto e completa la pallettizzazione.

L’investimento accompagna il passaggio dell’azienda dalla presenza presso rivenditori regionali alla distribuzione nazionale. Coconut Cult ha deciso di conservare internamente la produzione, evitando l’esternalizzazione, per mantenere il controllo sulla qualità e sull’intero processo di fermentazione. L’espansione comprende un nuovo impianto produttivo da 300.000 piedi quadrati nello Utah, nel quale la linea automatizzata dovrà contribuire a incrementare sensibilmente la capacità manifatturiera.

Il marchio nasce dall’esperienza personale del cofondatore Noah Simon-Waddell, alle prese con gravi problemi infiammatori intestinali. Dopo diversi trattamenti senza risultati, Simon-Waddell approfondì il rapporto tra alimentazione e salute intestinale, iniziando a sperimentare nella cucina della madre, in California, uno yogurt di cocco fortemente fermentato e ricco di probiotici. I benefici riscontrati lo spinsero a proporre il prodotto nei mercati agricoli locali, dove si formò il primo seguito del futuro brand.

La linea deve essere il motore operativo, non i dipendenti

La crescita della domanda ha però moltiplicato le ore di lavoro e il carico fisico. Gli addetti chiudevano i vasetti, sollevavano pesi, spostavano materiali e confezionavano i prodotti attraverso operazioni ripetitive. Justin Oleesky, chief operating officer, ha spiegato che l’obiettivo era evitare che le persone iniziassero il turno ancora indolenzite dal giorno precedente. L’azienda, che impiega circa 100 persone nello stabilimento, cercava quindi una soluzione capace di aumentare la produzione senza sacrificare il benessere dei dipendenti.

IPM ha costruito il progetto partendo dal tasso produttivo richiesto e dal modello operativo immaginato da Coconut Cult. La configurazione comprende due robot KR IONTEC e un KR QUANTEC. I primi due utilizzano il software KUKA.ConveyorTech per organizzare i prodotti e comporre gli strati; il terzo, dotato della tecnologia KUKA.FlexPal, esegue la pallettizzazione di strati completi. La scelta è arrivata dopo valutazioni su carico utile, raggio d’azione, software e funzioni di sicurezza.

Tre robot automatizzano formazione degli strati e pallettizzazione di fine linea

Per Daniel Schimmel, account executive di IPM, il mandato consisteva nel togliere pressione alla forza lavoro, lasciando alle persone la possibilità di concentrarsi sui propri punti di forza. Le funzionalità di sicurezza robotica hanno avuto un peso specifico nella decisione, insieme all’esperienza maturata con precedenti installazioni. Gli strumenti di controllo dovevano infatti offrire garanzie per chi opera accanto ai bracci e alle celle robotizzate, inserendo l’automazione nell’ambiente produttivo senza separarla dalle esigenze quotidiane degli addetti.

Il ritorno atteso non viene misurato soltanto attraverso la produttività. La linea è stata progettata per assumersi i sollevamenti più gravosi e liberare tempo ed energie da destinare ad attività a maggiore valore, come il controllo di una qualità superiore e lo sviluppo di nuove combinazioni di gusti. Nella sintesi di Schimmel, la linea deve essere il motore operativo, non i dipendenti: una divisione dei compiti che assegna alle macchine lo sforzo ripetitivo e alle persone le responsabilità più sensibili.

Coconut Cult aumenta la capacità senza esternalizzare il processo di fermentazione

La sfida industriale di Coconut Cult resta così legata alla propria identità. Oleesky descrive un’azienda nella quale i rapporti personali non dovrebbero perdersi con l’aumento dei volumi e dove ogni dipendente deve sentirsi desiderato, non ridotto a un numero. La linea automatizzata diventa quindi parte di un equilibrio fra capacità, flessibilità operativa, qualità del prodotto e cultura interna. L’espansione produttiva dipenderà anche dalla capacità dei robot di sostenere la scala senza indebolire ciò che ha costruito il marchio.

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