Apple ha depositato quelle che definisce «prove scioccanti» nella causa contro OpenAI, rafforzando l’accusa secondo cui alcuni ex dipendenti avrebbero sottratto segreti commerciali a vantaggio della società di intelligenza artificiale. I nuovi elementi sono emersi dopo la consegna del vecchio portatile aziendale di Chang Liu, ex dipendente Apple oggi impiegato presso OpenAI, avvenuta all’inizio di agosto attraverso i suoi legali.
Secondo Apple, Liu avrebbe utilizzato nel proprio lavoro presso OpenAI uno schema circuitale riservato appartenente alla società di Cupertino. Avrebbe inoltre impiegato uno strumento con lo stesso nome di un’applicazione interna usata dagli ingegneri Apple. L’azienda sostiene che OpenAI fosse «ben consapevole» dell’accesso di Liu ai dati aziendali, estendendo così la contestazione oltre il comportamento individuale dell’ex dipendente.
Le accuse comprendono anche un possibile tentativo di eliminare materiale utile all’indagine. Apple afferma che, dopo aver saputo a giugno di essere sotto verifica, Liu avrebbe chiesto al collega di OpenAI Yu-Ting Peng di aiutarlo a distruggere le prove. Nel deposito, la società osserva che il MacBook, consegnato soltanto dopo settimane di ritardo, rappresenta una porzione molto limitata delle informazioni finora ricevute dagli imputati.
Apple respinge inoltre l’idea che le sue richieste siano una ricerca indiscriminata di elementi compromettenti. A suo giudizio, il contenuto del computer mostrerebbe sia l’impiego dei propri segreti commerciali sia la distruzione di prove. I nuovi dettagli restano però oscurati nella versione pubblica degli atti. Depositi precedenti includevano messaggi nei quali Liu, usando emoji che ridono fino alle lacrime, mostrava di sapere di poter ancora accedere a file Apple.
OpenAI aveva già difeso Liu sostenendo che l’accesso ai documenti fosse avvenuto dopo la conclusione del rapporto di lavoro con Apple e soltanto per aiutare ex colleghi che avevano richiesto la sua assistenza. La società aveva attribuito il problema a una gestione inadeguata delle autorizzazioni da parte di Apple, descrivendo l’accesso residuo come una criticità comune nei sistemi dell’azienda quando un dipendente lascia il proprio incarico.
Apple propone una ricostruzione diversa. Liu avrebbe mantenuto l’accesso sfruttando un raro bug di autenticazione, fino ad allora sconosciuto, anziché beneficiare semplicemente di credenziali non revocate. Il confronto tra le due versioni sposta il contenzioso anche sul terreno della sicurezza degli accessi: stabilire se si sia trattato di una falla deliberatamente sfruttata o di una carenza amministrativa incide sulla lettura delle responsabilità.
La società di Cupertino chiede ora un’ingiunzione preliminare che impedisca a OpenAI, per tutta la durata del procedimento, di lavorare su hardware basato sulla tecnologia Apple. Ha domandato anche una discovery accelerata, cioè una raccolta delle prove con tempi più rapidi, sostenendo che potrebbero essere coinvolti altri ex dipendenti. Nel deposito iniziale Apple indicava che più di 400 ex dipendenti della società lavorano attualmente per OpenAI.
Il procedimento concentra così l’attenzione sulla mobilità dei talenti tra grandi gruppi tecnologici e aziende dell’intelligenza artificiale, dove competenze personali, strumenti interni e informazioni proprietarie possono risultare difficili da separare. Per le imprese, la vicenda richiama direttamente i controlli sull’offboarding, la revoca tempestiva delle credenziali e la tracciabilità degli accessi. Sul piano giudiziario, saranno gli atti non pubblici e la successiva raccolta delle prove a determinare quanto le nuove accuse possano incidere sulle attività hardware di OpenAI.