Mercato Altman commenta la corsa alle IPO dopo Anthropic
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05/06/2026

Sam Altman ridimensiona l'importanza dell'IPO come traguardo competitivo, mentre Anthropic deposita la documentazione per la sua quotazione in borsa, aprendo una nuova fase per l'AI.

Altman commenta la corsa alle IPO dopo Anthropic

Sam Altman, amministratore delegato di OpenAI, ha pubblicamente ridimensionato l'importanza della corsa alle quotazioni in borsa nel settore dell'intelligenza artificiale, dichiarando lunedì a CNBC durante il programma "Power Lunch" che un'IPO è un evento di finanziamento, non un traguardo competitivo. Le sue dichiarazioni giungono poche ore dopo che Anthropic, rivale diretta di OpenAI, ha rivelato di aver depositato in via riservata la documentazione per una quotazione pubblica iniziale.

La tempistica delle due possibili IPO non è casuale: il mercato dei capitali si prepara a quello che potrebbe essere uno dei cicli di quotazioni più attesi nella storia recente della tecnologia. Una presentazione riservata precede tipicamente di sei-nove mesi l'effettivo sbarco sui mercati pubblici, il che collocherebbe Anthropic su una traiettoria di quotazione entro fine 2025 o inizio 2026, in un lasso di tempo potenzialmente sovrapposto con quello di OpenAI.

Anthropic, fondata nel 2021 da ex dipendenti di OpenAI, ha raggiunto una valutazione prossima ai mille miliardi di dollari, spinta in larga parte dal successo del suo prodotto Claude Code nel segmento della programmazione assistita. OpenAI, da parte sua, starebbe già lavorando a un debutto pubblico entro la fine dell'anno, secondo quanto riportato da Business Insider. A completare il quadro, anche xAI di Elon Musk sarebbe orientata verso una quotazione, delineando così uno scenario inedito di tre mega-IPO nel comparto dell'intelligenza artificiale.

"Penso che ci sia una gara per offrire la migliore tecnologia, costruire il miglior business, ma andare in borsa è un evento di finanziamento, e non credo sia qualcosa su cui siamo focalizzati in termini di tempistica."

La posizione di Altman merita una lettura critica. Minimizzare pubblicamente la competizione sulle IPO mentre la propria azienda si prepara a una quotazione è una strategia comunicativa consolidata: serve a gestire le aspettative degli investitori istituzionali e a evitare che un eventuale ritardo venga percepito come un segnale negativo. Il mercato privato ha già prezzato OpenAI a valutazioni stellari, e ogni dichiarazione dell'AD ha il potenziale di influenzare le condizioni del futuro collocamento.

Sul fronte della struttura del mercato, Altman ha escluso uno scenario winner-takes-all nell'intelligenza artificiale, affermando che "il mondo richiederà robustezza nel sistema con più fornitori" data la natura critica dell'infrastruttura. Una posizione che coincide con gli interessi regolatori europei: l'AI Act dell'Unione Europea e le autorità antitrust come la Commissione Europea hanno già posto sotto osservazione le concentrazioni di mercato nel settore.

"Sono fiducioso che non accadrà, sì — penso che il mondo pretenderà, giustamente, robustezza nel sistema con più fornitori."

Dal punto di vista degli investitori retail, l'eventuale quotazione simultanea o ravvicinata di più giganti dell'IA rappresenta un cambio strutturale: fino ad oggi, l'esposizione diretta al settore era possibile solo attraverso le big tech quotate — Microsoft, Google, Amazon — che fungono da investitori e partner tecnologici di questi stessi player. Un'IPO di Anthropic o OpenAI democratizzerebbe l'accesso, ma introdurrebbe anche la complessità di valutare aziende con modelli di business ancora in evoluzione e strutture di costo elevate.

Anthropic's filing marks a major milestone in what is shaping up to be one of the most closely watched IPO waves in tech history.

Resta aperta la questione centrale: quanto sono sostenibili le valutazioni attuali di queste società in assenza di redditività consolidata? Il confronto con la bolla dot-com del 2000 è ricorrente tra gli analisti più cauti, anche se la profondità degli investimenti aziendali in IA — e la reale integrazione nei processi produttivi — suggerisce fondamentali più solidi. Ma a mille miliardi di dollari di valutazione, il margine di errore per gli investitori che entreranno in fase di IPO è strutturalmente ridotto.

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