X Corp. ha inviato lettere di diffida a Nitter, chiedendo la rimozione permanente delle sue istanze e del repository del progetto. Il servizio open source consentiva di leggere i post pubblici di X senza effettuare l’accesso e senza aprire l’app ufficiale. Dopo la comunicazione ricevuta il 24 agosto 2026, Nitter.net è stato disattivato e lo sviluppo è stato sospeso, almeno per il momento.
La lettera fissava alle 17:00 EST del 25 agosto il termine per la chiusura. Il creatore del progetto, lo sviluppatore conosciuto con lo pseudonimo Zedeus, ha comunicato di essere alla ricerca di assistenza legale e di non voler commentare ulteriormente i dettagli. Anche altre istanze di Nitter avrebbero ricevuto richieste analoghe, ampliando la portata dell’iniziativa oltre il sito principale.
Nitter recuperava i post pubblici di X e li presentava eliminando pubblicità, cookie di tracciamento e JavaScript. Il risultato era un’interfaccia essenziale, accessibile senza account e priva dei principali strumenti di profilazione impiegati dalla piattaforma. La stessa tecnologia alimentava inoltre altri siti, tra cui XCancel, utilizzati per visualizzare direttamente i contenuti pubblicati sul social network.
Non è il primo intervento di X contro il progetto. Nel 2024, l’istanza di riferimento Nitter.net era diventata temporaneamente inaccessibile dopo l’introduzione di nuove restrizioni alle API. In seguito a quella stretta, chi desiderava gestire un’istanza doveva collegarla a un account X reale. Lo sviluppo era comunque ripreso e diverse installazioni erano tornate online, mostrando la capacità della comunità open source di adattarsi ai nuovi vincoli tecnici.
La nuova offensiva sposta il confronto dal codice al terreno legale. X accusa Nitter di uso illecito e aggiramento della propria Application Programming Interface e dei dati associati. La società sostiene di avere prove di attività di scraping, nonché dell’accesso ad account e token di sessione in violazione delle regole della piattaforma. Sono contestazioni che coinvolgono non soltanto il modo in cui i contenuti vengono acquisiti, ma anche gli strumenti impiegati per mantenerne disponibile la consultazione esterna.
I legali di X richiamano diverse norme statali e federali, tra cui il Texas Harmful Access by Computer Act e il Lanham Act. La richiesta non riguarda quindi una semplice modifica del servizio: punta alla cessazione permanente delle istanze e alla rimozione del repository, cioè dell’infrastruttura condivisa che consente ad altri sviluppatori di distribuire, ospitare e aggiornare il software.
Il caso si inserisce nella progressiva chiusura dei grandi social network verso i lettori di terze parti. Le piattaforme limitano sempre più spesso l’accesso esterno ai contenuti e indirizzano gli utenti verso siti e applicazioni ufficiali, dove possono richiedere il login, raccogliere dati di utilizzo e mostrare pubblicità personalizzata. Anche Meta ha intrapreso azioni giudiziarie contro soggetti accusati di scraping, mentre strumenti come Nitter operano in uno spazio sempre più ristretto.
Per gli utenti che seguivano i post senza possedere un account, la sospensione elimina una modalità di consultazione semplice e poco invasiva. Le alternative immediate sono rinunciare all’accesso oppure registrarsi e utilizzare i canali ufficiali di X. Per sviluppatori e gestori di servizi esterni, la vicenda mostra inoltre come le restrizioni tecniche possano essere affiancate da richieste legali capaci di fermare non solo una singola istanza, ma l’intero ecosistema costruito attorno a un progetto open source.