Microsoft ha integrato nelle applicazioni Paint e Foto un sistema di marcatura invisibile per identificare le immagini nelle quali è intervenuta l’intelligenza artificiale. Oltre al logo Copilot visibile nell’angolo inferiore destro, i file possono contenere un watermark incorporato direttamente nei pixel. Il meccanismo utilizza un GUID assegnato dal server, aggiungendo così un identificatore rilevabile tramite strumenti software senza modificare in modo evidente l’aspetto dell’immagine.
A individuare il funzionamento è stato lo sviluppatore Xusheng Li, partito dall’analisi delle funzioni AI di Paint in Windows 11. La chiamata a un’API remota per generare le immagini rientrava nel comportamento atteso, ma nella cartella dell’applicazione erano presenti quattro apparenti file di modello destinati all’elaborazione locale. Uno aveva una struttura simile al formato ONNX, mentre gli altri tre risultavano cifrati e presentavano caratteristiche analoghe.
Una volta resi accessibili i quattro file, l’analisi ha portato alla libreria watermarker.dll. Inizialmente sembrava occuparsi soltanto del contrassegno visibile: la funzione AddPerceptibleWatermark inserisce infatti il logo Copilot nella parte bassa dell’immagine. Le dimensioni insolitamente ampie della libreria hanno però spinto Li ad approfondirne il contenuto con l’aiuto dell’AI, facendo emergere anche una funzione dedicata all’inserimento di un marcatore non percepibile dall’utente.
Questa funzione si chiama WmkWriteWatermark e interviene nell’output prodotto tramite Stable Diffusion. In Paint il passaggio non è facoltativo: se l’inserimento del watermark invisibile non riesce, la generazione restituisce un errore e viene interrotta. Il vincolo mostra come la marcatura sia parte integrante della pipeline, non un’aggiunta eseguita soltanto dopo che il contenuto è stato completato.
Il watermark combina il GUID ricevuto dal server con i pixel, ma Paint aggiunge anche un secondo livello informativo. Al momento del salvataggio, il programma allega al file le C2PA Content Credentials, credenziali pensate per documentare la provenienza e le trasformazioni del contenuto. Il codice che gestisce questo processo risiede in ProvenanceHelper.dll ed è supportato dalla libreria provenancesdk.dll. Marcatura invisibile e metadati di provenienza operano quindi come strumenti distinti ma complementari.
Anche quando la generazione avviene localmente sul dispositivo, secondo Li il prompt viene comunque inviato ai server Microsoft per la moderazione. Il comportamento cambia invece in caso di errore. Paint annulla l’intera generazione se il watermark non può essere applicato; Foto utilizza lo stesso meccanismo basato sul GUID, ma continua a restituire l’immagine e registra il problema nei log. Le due applicazioni condividono dunque la tecnologia, adottando politiche differenti davanti a un malfunzionamento.
Il sistema potrebbe essere collegato alle prescrizioni di trasparenza dell’articolo 50 dell’AI Act europeo, entrate in vigore il 2 agosto 2026. Le regole richiedono che i contenuti generati artificialmente siano accompagnati da un contrassegno rilevabile e leggibile dalle macchine, ma non impongono un GUID associato allo specifico prompt. La soluzione Microsoft va quindi oltre la semplice etichetta visibile e inserisce l’identificazione nella struttura tecnica del file, mentre resta da chiarire come il GUID venga utilizzato nei sistemi aziendali.