Waymo ha aperto a tutti gli utenti il suo robotaxi di nuova generazione Ojai a Los Angeles, Phoenix e San Francisco. I clienti che richiedono una corsa in queste città possono ora essere abbinati al nuovo veicolo, pensato per ridurre i costi di costruzione, gestione e manutenzione della flotta autonoma controllata da Alphabet.
La presenza su strada è ancora limitata: secondo un portavoce dell’azienda, la flotta commerciale comprende attualmente circa 300 robotaxi Ojai. In questa prima fase l’assegnazione avviene automaticamente; quando il numero di mezzi sarà sufficiente, i passeggeri potranno scegliere tra Ojai e il precedente robotaxi basato sulla Jaguar I-Pace. Waymo prevede inoltre di introdurre il nuovo modello a Denver, Las Vegas e San Diego entro la fine del 2026.
Per anni l’azienda ha costruito il servizio attorno alla Jaguar I-Pace elettrica modificata, riconoscibile per la carrozzeria bianca e la dotazione di sensori. Il modello accompagna ancora una rete operativa estesa a 11 città statunitensi, ma ha rappresentato una soluzione intermedia rispetto all’obiettivo di raggiungere una scala più ampia e, nel tempo, la redditività. Ojai porta questa strategia verso un veicolo concepito fin dall’origine per un utilizzo commerciale intenso.
Il robotaxi integra il sistema di guida autonoma di sesta generazione sviluppato da Waymo. L’architettura è modulare e progettata per funzionare su più tipologie di veicolo, caratteristica centrale per ampliare la flotta senza vincolarla a un’unica piattaforma. A bordo trovano spazio anche un’interfaccia utente riprogettata e Google Gemini, impiegato come assistente per i passeggeri durante il viaggio.
Sotto la dotazione tecnologica, Ojai è una monovolume prodotta da Zeekr, marchio appartenente alla cinese Geely Holding Group. La collaborazione con Waymo risale al 2021 ed è passata attraverso anni di test, prima su un prototipo e poi su una versione vicina alla produzione. Il mezzo utilizza la piattaforma SEA-M, evoluzione della Sustainable Experience Architecture sviluppata per applicazioni come robotaxi e furgoni destinati alle consegne.
Il progetto ha cercato di combinare accessibilità per i passeggeri, durata e costi più contenuti, tenendo conto di un impiego quasi continuo. Sulla convenienza economica pesa tuttavia la politica commerciale statunitense: i veicoli costruiti in Cina sono soggetti a elevati dazi d’importazione, che aumentano la spesa sostenuta da Waymo per ogni unità introdotta nel Paese.
I mezzi base arrivano negli Stati Uniti privi di tecnologia cinese per auto connesse. Dopo l’importazione vengono trasferiti nello stabilimento Waymo in Arizona, dove ricevono il sistema di guida autonoma. La separazione tra piattaforma automobilistica e componente self-driving rende visibile il modello industriale scelto dall’azienda: una base prodotta dal partner e un’integrazione tecnologica completata sul territorio statunitense.
Le importazioni indicano una crescita già sostenuta. La società di ricerca MoffettNathanson, che monitora le spedizioni attraverso le ricevute dettagliate delle merci, stima che Waymo sia sulla traiettoria per portare 5.000 Ojai entro la fine del 2026 negli Stati Uniti, oltre il doppio dell’attuale flotta Jaguar secondo la stessa società. Nel solo luglio sono entrati nel Paese 725 veicoli: una progressione che trasforma Ojai da nuova opzione per i passeggeri in uno degli elementi industriali della prossima fase di espansione del servizio.