Selena Gomez e sua madre sono state citate in giudizio per il loro coinvolgimento in Wondermind, startup dedicata alla salute mentale. Gli investitori che hanno promosso la causa sostengono di avere versato complessivamente quasi 1,2 milioni di dollari e accusano Gomez di frode in materia di titoli finanziari e violazione contrattuale. Le contestazioni riguardano sia la gestione delle risorse raccolte sia gli impegni assunti dalla cantante e attrice nella promozione dell’iniziativa.
Secondo quanto affermato dai querelanti, la società non avrebbe rispettato gli impegni presi senza informare chi ne aveva finanziato lo sviluppo. Gomez, in particolare, avrebbe promesso di contribuire al marketing della piattaforma, ma non avrebbe poi svolto le attività previste. La denuncia descrive quindi una distanza tra le prospettive presentate agli investitori e quanto sarebbe stato concretamente realizzato dalla startup, chiamando in causa anche la presunta violazione degli obblighi contenuti nel contratto.
Lanciata nel 2021, Wondermind puntava a offrire agli utenti risorse quotidiane per la salute mentale. Il progetto si collocava all’incrocio tra contenuti digitali, servizi rivolti al benessere personale e capacità di una figura pubblica di costruire attenzione intorno a un nuovo marchio. Nella denuncia, tuttavia, gli investitori sostengono che alcune componenti essenziali dell’iniziativa non abbiano mai preso forma, a partire dall’applicazione che avrebbe dovuto tradurre la proposta in un prodotto digitale utilizzabile.
Il passaggio più duro dell’atto sostiene che Gomez avrebbe firmato un accordo che la obbligava a svolgere determinate attività, per poi ignorarlo. I querelanti affermano inoltre che le partnership annunciate non esistevano, che le iniziative prospettate non si sono concretizzate e che l’app non è mai stata costruita. Per tre anni, aggiunge la denuncia, fondatori, dirigenti e amministratori non avrebbero comunicato agli investitori il progressivo deterioramento della società, nonostante il loro capitale ne sostenesse le operazioni.
Gli investitori dichiarano di non essere stati a conoscenza delle difficoltà dell’azienda fino alla pubblicazione, nel settembre 2025, di un articolo che ne avrebbe portato alla luce i problemi. La causa contesta a Gomez e Wondermind anche una rappresentazione non corretta delle finanze aziendali e un’esagerazione del livello di partecipazione della fondatrice celebre. Sono accuse che dovranno essere valutate in sede giudiziaria e che, allo stato, riflettono la ricostruzione presentata dai querelanti.
Il contenzioso mette al centro un nodo tipico delle startup costruite anche sulla reputazione di una personalità nota: il coinvolgimento del testimonial può diventare parte sostanziale della proposta rivolta agli investitori. Se la visibilità promessa viene presentata come leva per la crescita, la sua effettiva disponibilità incide sulle aspettative commerciali e sul valore attribuito al progetto. Nel caso di Wondermind, la denuncia sostiene proprio che il ruolo di Gomez sia stato sovrastimato e che gli impegni di promozione non siano stati mantenuti.
I querelanti chiedono ora di recuperare il capitale investito e di ottenere il rimborso delle spese legali. La vicenda si sposta così dal terreno delle promesse imprenditoriali a quello della verifica documentale: contratti, comunicazioni agli investitori, situazione finanziaria e attività effettivamente svolte saranno centrali nel confronto. Per Wondermind, nata con l’obiettivo di fornire strumenti quotidiani sul benessere psicologico, la causa apre una fase in cui la credibilità del progetto dipenderà anche dalla risposta alle accuse e dalla ricostruzione giudiziaria degli impegni assunti.