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Seattle Times e Newsday fanno causa a OpenAI e Microsoft

Seattle Times e Newsday accusano OpenAI e Microsoft di violazione del copyright e chiedono la distruzione di dataset e modelli che incorporano i loro articoli.

07 set 2026 4 min lettura A cura di Redazione
Seattle Times e Newsday fanno causa a OpenAI e Microsoft
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The Seattle Times e Newsday fanno causa a OpenAI e Microsoft, accusando le aziende di violazione del copyright sui propri contenuti giornalistici. Le due testate sostengono che i loro articoli siano stati utilizzati senza autorizzazione per addestrare modelli di intelligenza artificiale e che alcuni passaggi vengano spesso riprodotti nelle risposte agli utenti. L’iniziativa si aggiunge alle azioni di quasi 400 giornali locali che hanno recentemente citato in giudizio le stesse società.

Al centro delle accuse rivolte a OpenAI ci sono due impieghi del materiale editoriale: il suo utilizzo come dato di addestramento e la successiva riproduzione di brani attraverso i chatbot. Gli editori contestano quindi sia il modo in cui il loro lavoro sarebbe entrato nello sviluppo della tecnologia, sia ciò che viene restituito a chi la interroga. Si tratta delle contestazioni avanzate dalle testate, non di violazioni già accertate in giudizio.

La presenza di Microsoft tra i convenuti è legata a Copilot, costruito sulla tecnologia di OpenAI. La causa coinvolge così anche il prodotto che utilizza quella tecnologia per rispondere alle richieste degli utenti. Nella prospettiva degli editori, la controversia attraversa il percorso che va dall’impiego degli articoli per l’addestramento fino alla disponibilità delle risposte nei servizi di intelligenza artificiale. Il materiale giornalistico è al centro di entrambe le contestazioni.

Gli editori contestano l’addestramento senza permesso e la riproduzione degli articoli nelle risposte.

Il nodo economico sollevato dai giornali locali che hanno già fatto causa alle due aziende riguarda i ricavi da abbonamenti. Secondo questi editori, i chatbot riducono la necessità di visitare i siti delle testate per leggere notizie e trovare risposte, sottraendo entrate preziose. L’accusa collega dunque l’accesso ai contenuti attraverso l’AI alla sostenibilità dell’attività editoriale: il lettore può ottenere una risposta senza compiere il passaggio verso il sito che ha pubblicato il lavoro giornalistico.

Seattle Times e Newsday chiedono la distruzione delle copie delle proprie opere conservate dalle aziende. La richiesta comprende anche i dataset di addestramento e i modelli di AI che incorporano quei contenuti. È il punto in cui le pretese degli editori investono direttamente gli strumenti con cui la tecnologia viene sviluppata. Quanto richiesto non si esaurisce nella gestione delle risposte che mostrano passaggi degli articoli, ma raggiunge i materiali e i modelli che li incorporano.

Secondo i giornali locali, i chatbot sottraggono visite ai siti e ricavi da abbonamenti.

Le due testate si inseriscono in un contenzioso già alimentato dalle iniziative di The New York Times, Ziff Davis, Merriam-Webster ed Encyclopedia Britannica contro OpenAI. Le loro cause presentano contestazioni analoghe sull’utilizzo dei contenuti. L’elenco affianca così giornali e altri soggetti editoriali nella disputa sulla tutela del copyright. Le nuove azioni portano nello stesso confronto il lavoro delle redazioni di Seattle Times e Newsday, con richieste che riguardano tanto le opere quanto il loro impiego nei sistemi di AI.

Per le imprese coinvolte, le richieste degli editori pongono una questione che attraversa dati, sviluppo dei modelli e prodotti destinati al pubblico. Per gli utenti, il punto contestato riguarda invece la presenza di passaggi giornalistici nelle risposte e il rapporto tra queste risposte e la consultazione delle testate. Sono due lati della stessa controversia: l’impiego del contenuto per costruire il servizio e gli effetti che gli editori attribuiscono alla sua fruizione attraverso i chatbot.

Le testate chiedono di distruggere anche dataset e modelli che incorporano i loro contenuti.

OpenAI e Microsoft non hanno risposto nell’immediato a una richiesta di commento. Restano quindi le accuse e le domande formulate dagli editori, senza una replica delle aziende su questi punti. La prospettiva del contenzioso è racchiusa nella richiesta più ampia: eliminare non soltanto le copie degli articoli, ma anche dataset e modelli che li incorporano. È su questa estensione delle richieste che la disputa sul lavoro giornalistico incontra direttamente lo sviluppo dell’intelligenza artificiale.

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