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Roman mapperà il cielo 1.000 volte più veloce di Hubble

Il telescopio Roman è partito verso il punto L2: mapperà materia ed energia oscure e osserverà il cielo mille volte più rapidamente di Hubble.

31 ago 2026 4 min lettura A cura di Redazione
Roman mapperà il cielo 1.000 volte più veloce di Hubble
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Il Nancy Grace Roman Space Telescope è stato lanciato con successo e ha iniziato un viaggio di tre mesi verso la propria destinazione operativa. Il tragitto coprirà circa un milione di miglia fino al secondo punto di Lagrange tra Sole e Terra, L2, situato oltre la Luna. Da questa posizione il telescopio realizzerà un’indagine del cosmo su una scala che combina ampiezza del campo osservato, velocità di acquisizione e capacità di analizzare fenomeni ancora poco compresi.

Il dato che sintetizza il salto tecnologico è il confronto con Hubble: Roman potrà esaminare il cielo 1.000 volte più velocemente. Il suo campo visivo sarà inoltre cento volte più grande di quello del celebre osservatorio spaziale. Non si tratta quindi soltanto di ottenere immagini più estese, ma di raccogliere osservazioni su porzioni molto più ampie dell’universo, costruendo una base informativa adatta a individuare strutture, distribuzioni e fenomeni difficili da riconoscere attraverso rilevazioni più circoscritte.

Al centro del sistema si trova una fotocamera a infrarossi da 300 megapixel, lo strumento con cui Roman condurrà la sua vasta ricognizione del cielo. La combinazione tra risoluzione, campo visivo e rapidità trasforma il telescopio in una piattaforma progettata per lavorare su grandi quantità di osservazioni. L’obiettivo non è limitarsi a singoli soggetti astronomici, ma produrre una rappresentazione estesa dell’universo, dalla quale ricavare misurazioni tridimensionali e confronti su larga scala.

Roman esaminerà il cielo mille volte più velocemente di Hubble

Roman dispone anche di un coronografo, un sistema capace di bloccare e mascherare il bagliore delle stelle. Riducendo questa interferenza, il telescopio potrà ottenere immagini dirette di esopianeti che altrimenti resterebbero nascosti dalla luce stellare. Lo strumento è pensato per osservare anche pianeti più piccoli, più vecchi e più freddi, compresi quelli che orbitano vicino alle proprie stelle. È un passaggio tecnologico che affianca alla mappatura estesa una capacità di osservazione mirata su oggetti particolarmente difficili da distinguere.

Una parte centrale della missione sarà dedicata alla materia oscura. Attraverso scansioni tridimensionali dettagliate, Roman cercherà di mapparne la distribuzione e di restringere il campo dei possibili candidati in grado di spiegarne la composizione. L’ampiezza della ricognizione consentirà di mettere in relazione molte osservazioni all’interno di una stessa architettura di analisi, spostando l’indagine da una sequenza di immagini isolate verso una lettura strutturata della geometria cosmica.

Una fotocamera da 300 megapixel costruirà una vasta mappa infrarossa del cosmo

Le stesse scansioni 3D, insieme alle misurazioni della lente gravitazionale, saranno utilizzate per studiare l’energia oscura. Roman tenterà di ricostruire il modo in cui questa componente ha plasmato l’evoluzione dell’universo. I due filoni scientifici sono quindi collegati dalla medesima infrastruttura osservativa: la distribuzione della materia oscura e gli effetti attribuiti all’energia oscura verranno analizzati attraverso grandi mappe e misurazioni capaci di descrivere come il cosmo è cambiato nel tempo.

Il lancio arriva dopo difficoltà legate ai finanziamenti e dopo un cambio di nome, passaggi che avevano accompagnato lo sviluppo del progetto. Con l’avvio del viaggio verso L2, la missione entra ora nella fase che precede le operazioni scientifiche. La distanza prevista e i tre mesi di trasferimento mostrano come il lancio rappresenti soltanto il primo snodo di un programma costruito attorno a strumenti ad alta complessità e a una posizione osservativa scelta per condurre la ricognizione.

Le scansioni tridimensionali sonderanno materia oscura ed evoluzione dell’universo

Nicky Fox, amministratrice associata dello Science Mission Directorate della NASA, ha definito Roman «una macchina per le scoperte» capace di avvicinare l’umanità alle risposte sulle domande più profonde della propria storia cosmica. La prospettiva riassume l’ambizione della missione: usare velocità, ampiezza e precisione non per una singola osservazione, ma per costruire una nuova mappa dell’universo e indagare, con gli stessi dati, pianeti lontani, materia oscura ed energia oscura.

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