La corsa ai dati per addestrare i modelli di intelligenza artificiale sta alimentando una nuova fase di crescita per Micro1. La startup, fondata quattro anni fa, ha portato il proprio run rate annuo lordo da 100 a 500 milioni di dollari nell’arco di appena otto mesi. L’accelerazione riflette la domanda dei principali laboratori e delle grandi aziende, alla ricerca di informazioni originali e competenze specialistiche con cui migliorare le prestazioni dei sistemi AI.
Il dato lordo non coincide con i ricavi trattenuti dalla società. Micro1 conserva circa il 60-70% del valore generato attraverso i contratti con esperti esterni, tra cui medici, avvocati e scienziati. Il suo run rate annuo netto viene così collocato tra 150 e 200 milioni di dollari. Il modello combina quindi una piattaforma tecnologica con una rete di professionisti incaricati di produrre, valutare e classificare materiale destinato all’addestramento degli algoritmi.
La società resta più piccola dei principali concorrenti. Mercor ha raggiunto in estate 2 miliardi di dollari di ricavi lordi annualizzati, mentre Handshake aveva superato quota 1 miliardo all’inizio dell’anno. La progressione di Micro1 indica tuttavia che la richiesta è abbastanza ampia da sostenere più operatori. Alcuni ricercatori ipotizzano inoltre che, in futuro, la spesa per i dati possa arrivare a rivaleggiare con quella destinata alla potenza di calcolo.
Micro1 sta già osservando un rapido aumento delle dimensioni dei contratti e punta ad ampliare i margini nel tempo. Una leva è la produzione di dati sintetici senza intervento umano, per esempio attraverso la creazione automatizzata di descrizioni dei contenuti video. Un’altra è la possibilità di vendere lo stesso insieme di dati a più clienti: per questo materiale standardizzato, definito “off-the-shelf”, i margini lordi possono raggiungere l’80-90%.
La distribuzione dei medesimi dataset a più acquirenti ha però aperto un fronte controverso. I critici sostengono che la vendita di dati pronti all’uso agli sviluppatori cinesi possa contribuire a rendere i loro modelli competitivi con quelli statunitensi. Il fondatore Ali Ansari ha affermato che Micro1, diversamente da alcuni concorrenti, non vende i propri dati ai produttori cinesi di modelli, collegando questa scelta alla competizione internazionale per la supremazia nell’AI.
Il posizionamento attuale nasce da un cambio di rotta. Come Mercor, Micro1 era partita come startup dedicata al reclutamento tramite AI. Ansari si è accorto che alcuni clienti attivi nell’etichettatura dei dati utilizzavano la piattaforma per selezionare e assumere ingegneri destinati alle attività di annotazione. Da questa domanda è maturato il passaggio diretto al mercato del data labeling, oggi al centro del modello industriale della società.
Le attività non si limitano alla classificazione tradizionale. Gli esperti di Micro1 valutano anche le risposte generate dai modelli attraverso ambienti di addestramento basati sul rinforzo, indicati come reinforcement learning gyms. In parallelo, la startup sta costruendo un dataset per il pre-addestramento della robotica: centinaia di collaboratori generalisti registrano nelle proprie abitazioni interazioni quotidiane con oggetti, creando materiale utilizzabile per insegnare ai sistemi fisici come interpretare azioni e ambienti reali.
Sul piano finanziario, Micro1 ha raccolto il proprio Series A lo scorso settembre sulla base di una valutazione di 500 milioni di dollari e potrebbe avere recentemente chiuso un altro round a una valutazione sensibilmente superiore. La combinazione tra competenze umane, automazione e dataset rivendibili disegna un mercato nel quale il dato non è più soltanto un input tecnico: diventa una risorsa industriale, con economie di scala e margini potenzialmente molto elevati.