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Meta lancia Muse Image, polemica sulle foto Instagram

Meta presenta Muse Image, generatore AI gratuito integrato in Meta AI, Instagram Stories e WhatsApp. Ma l’uso delle foto pubbliche solleva critiche sulla privacy.

08 lug 2026 4 min lettura A cura di Redazione
Meta lancia Muse Image, polemica sulle foto Instagram
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Meta ha presentato Muse Image, il nuovo generatore di immagini basato su intelligenza artificiale sviluppato da Meta Superintelligence Labs, la divisione dedicata all’AI dell’azienda. Il servizio, noto internamente con il nome in codice Mango, è disponibile gratuitamente nell’app Meta AI, oltre che su Instagram Stories e WhatsApp.

Il debutto è arrivato insieme a una prima ondata di contestazioni. La funzione più discussa consente agli utenti di manipolare con l’AI le immagini di altri profili Instagram, purché siano pubblici: basta taggare una persona perché una sua foto possa essere usata come base per generare una nuova immagine. Un utente su X ha sintetizzato la preoccupazione definendo l’inserimento di persone reali in foto generate senza consenso esplicito una potenziale “mina” per la privacy.

La policy di Meta prevede che le persone possano creare contenuti con immagini presenti su Instagram usando le funzionalità AI dell’azienda, e specifica anche che l’utente non riceverà una notifica quando quel contenuto viene creato. Meta sostiene che gli utenti abbiano comunque controllo sulla funzione, perché possono disabilitare dalle impostazioni questo tipo di riutilizzo delle proprie immagini.

Muse Image porta l’AI generativa dentro Meta AI, Instagram Stories e WhatsApp

La logica di Muse Image è simile a quella di altri generatori AI: l’utente può produrre immagini a partire da prompt testuali, anche con risultati giocosi o cartoon. Per chi non sa da dove iniziare, Meta ha previsto dei preset, cioè prompt preconfezionati pensati per suggerire idee e accelerare la creazione. Il modello supporta anche l’editing basato su prompt, così da generare o modificare immagini da condividere nei diversi servizi dell’ecosistema Meta.

Tra gli esempi indicati dall’azienda ci sono la possibilità di creare un’immagine dell’utente davanti a un monumento storico, rimuovere in modo pulito una persona entrata accidentalmente nello sfondo di uno scatto o costruire un QR code funzionante a partire da un prompt personalizzato. Nelle Instagram Stories, Muse alimenta inoltre nuovi effetti AI, inclusi filtri personalizzabili capaci di modificare fotografie esistenti.

L’applicazione non si limita all’intrattenimento. Meta presenta Muse anche come strumento per creare inserzioni personalizzate, in un contesto in cui l’AI è entrata sempre più nei processi pubblicitari. Un altro caso d’uso riguarda l’arredamento: in un video promozionale, un utente usa il modello per vedere come apparirebbe un divano usato all’interno del proprio garage. Questa funzione è pensata per integrarsi con Facebook Marketplace, il servizio di Meta dedicato alla compravendita di oggetti usati, mobili e accessori.

Le foto pubbliche possono diventare materiale per nuove immagini generate con AI

L’accesso a Muse è gratuito per la creazione quotidiana, ma Meta ha indicato che servirà un piano in abbonamento quando gli utenti supereranno una certa soglia di utilizzo. L’azienda ha inoltre confermato che Muse Video, presumibilmente un generatore AI per video, è già in sviluppo. Il lancio si inserisce in una fase in cui Meta ha rilasciato diversi servizi AI, tra cui un assistente chiamato Creator e Pocket, app utilizzabile per creare videogiochi tramite vibe coding.

La reazione critica degli utenti si innesta su un precedente storico pesante per l’azienda. Nel 2019, Meta ha pagato una multa record da 5 miliardi di dollari alla FTC dopo il caso Cambridge Analytica, legato alla raccolta impropria di dati da decine di milioni di utenti Facebook per creare profili di targeting politico in vista delle elezioni statunitensi del 2016. Nel 2021, l’azienda ha inoltre chiuso il sistema di riconoscimento facciale di Facebook, che identificava automaticamente le persone in foto e video, dopo cause legali e pressioni regolatorie sui dati biometrici.

La funzione è disattivabile, ma non prevede una notifica all’utente

Il punto sensibile, per utenti e imprese, è quindi il confine tra creatività automatizzata e controllo sulle immagini personali. Muse promette un uso semplice e distribuito dell’AI generativa dentro app già frequentate ogni giorno da milioni di persone, ma la scelta di rendere possibile il riutilizzo delle foto pubbliche con un’impostazione disattivabile solo dall’utente ripropone un modello già contestato: ampia disponibilità dei dati personali finché chi li produce non interviene per limitarne l’uso.

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