Menlo Ventures ha investito in Factory, startup specializzata nell’intelligenza artificiale per la programmazione, entrando nel round annunciato a settembre con una valutazione di 5 miliardi di dollari. Il partner Matt Murphy e il suo team hanno comunicato l’operazione lunedì attraverso un post sul blog della società di venture capital. Menlo non ha reso noto l’importo investito. L’ingresso aggiunge un nuovo finanziatore alla raccolta già annunciata e arriva dopo uno scontro pubblico che ha coinvolto il vertice della startup e alcuni suoi investitori.
Il sostegno di Menlo comprende un apprezzamento esplicito per i fondatori, la tecnologia e il rapporto di Factory con i clienti. Un’estensione del round per accogliere altri investitori rientra nelle normali dinamiche di finanziamento delle startup; in questo caso, però, l’annuncio si inserisce in una controversia sulla posizione competitiva dell’azienda. Il nuovo investitore prende pubblicamente posizione a favore della società proprio mentre uno dei suoi finanziatori ne ha messo in discussione la solidità con dichiarazioni particolarmente dure.
La settimana precedente, Matan Grinberg, cofondatore e amministratore delegato di Factory, aveva dichiarato di aver rimosso Chris Degnan, investitore di RPT Partners, dall’incarico di consulente del consiglio di amministrazione. Grinberg aveva motivato la decisione con il timore che Degnan potesse aver condiviso informazioni riservate con Cognition, indicata come il principale concorrente di Factory. L’accusa era arrivata dopo il passaggio di Degnan a Cognition nel ruolo di chief revenue officer, una posizione di responsabilità sul fronte dei ricavi.
Degnan ha contestato la versione di Grinberg, sostenendo di essersi dimesso e di aver respinto un’offerta di lavoro concorrente avanzata dallo stesso amministratore delegato di Factory. Le due ricostruzioni divergono quindi sia sulle modalità dell’uscita dall’incarico sia sul rapporto tra i protagonisti prima del passaggio a Cognition. Il timore espresso da Grinberg sulla circolazione di informazioni riservate resta un’accusa, non un fatto accertato. La disputa ha rapidamente coinvolto altri esponenti del settore tecnologico, schierati a sostegno dell’una o dell’altra parte.
Tra gli interventi più duri figura quello di Vinod Khosla, la cui società investe sia in Factory sia in Cognition. Khosla ha descritto Factory come un concorrente di seconda fascia in difficoltà, accusando Grinberg di aver mentito sul licenziamento di Degnan e mettendone in discussione il carattere. La presenza dello stesso investitore nel capitale delle due rivali aggiunge una dimensione finanziaria al conflitto: la critica alla startup è arrivata da un soggetto che partecipa anche alla società verso cui Degnan si è trasferito.
Con il proprio investimento, Matt Murphy associa invece il nome di Menlo a una valutazione favorevole di Factory, dei suoi fondatori e delle sue relazioni commerciali. Il contrasto tra le posizioni emerge dagli atti: da un lato le dichiarazioni di Khosla sulle difficoltà dell’azienda, dall’altro l’ingresso di un nuovo finanziatore nel round. Per clienti e imprese che seguono il mercato della programmazione con AI, il confronto porta in primo piano anche i rapporti tra startup, investitori e dirigenti che si spostano fra concorrenti.
Murphy aveva già puntato su Anthropic quando la società appariva meno favorita rispetto a OpenAI. Tra le operazioni successive figurano investimenti in Lovable e Legora, che contribuiscono alla reputazione recente di Menlo nel settore. È su questo precedente che alcuni venture capitalist stanno accostando Factory alla «prossima Anthropic». Il paragone esprime l’entusiasmo di una parte degli investitori e trasferisce sulla startup le aspettative associate a una delle precedenti scommesse di Murphy.
Anche Shaun Maguire di Sequoia, già sostenitore di Factory, ha accolto con entusiasmo l’ingresso di Menlo. Maguire si era schierato su X a favore di Grinberg durante la controversia della settimana precedente e ha elogiato la sequenza di operazioni del nuovo investitore. Menlo, inoltre, non investe in Cognition: il suo sostegno a Factory arriva quindi da una società che, a differenza di quella di Khosla, non partecipa al capitale di entrambe le concorrenti.