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MCP cambia architettura e scala sui sistemi aziendali

MCP abbandona la gestione stateful, semplifica la scalabilità su Kubernetes e rafforza sicurezza, autorizzazioni e stabilità per le imprese.

29 lug 2026 3 min lettura A cura di Redazione
MCP cambia architettura e scala sui sistemi aziendali
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La Agentic AI Foundation, parte della Linux Foundation, ha pubblicato un aggiornamento del Model Context Protocol pensato per facilitare l’adozione aziendale dell’automazione basata sull’intelligenza artificiale. Il cambiamento centrale riguarda l’abbandono della precedente architettura con stato: i server MCP potranno operare in modo più simile ai servizi HTTP, senza dover conservare necessariamente lo stato della sessione tra una richiesta di rete e l’altra.

Reso open source da Anthropic nel novembre 2024, MCP definisce come applicazioni e agenti basati su modelli quali GPT-5.6 Sol o Claude Opus 5 possono collegarsi a fonti di dati, strumenti e altri software. Il protocollo organizza lo scambio dei contenuti attraverso un’architettura client-server, offrendo un livello comune di comunicazione tra i sistemi di AI e le risorse già presenti nelle infrastrutture aziendali.

David Soria Parra, co-inventore di MCP e membro dello staff tecnico di Anthropic, ha definito la nuova versione la più significativa dal lancio del supporto remoto, avvenuto oltre un anno prima. Il lavoro incorpora le lezioni maturate negli ultimi 18 mesi e punta a fornire una base più robusta per server scalabili. La rimozione dell’architettura stateful interviene proprio su uno degli ostacoli incontrati nei passaggi dalle sperimentazioni alle installazioni di produzione.

MCP abbandona lo stato di sessione per scalare come un servizio HTTP

In precedenza, come ha spiegato Caitie McCaffrey, ingegnera software di Microsoft e maintainer principale del protocollo, l’esecuzione su larga scala richiedeva sticky routing oppure uno stato condiviso per mantenere la continuità delle sessioni. Questa impostazione complicava implementazione e gestione anche quando le funzioni esposte non conservavano alcuno stato. La nuova architettura elimina tale sovraccarico e consente di collocare i server MCP dietro load balancer standard, sfruttando strumenti Kubernetes e DevOps già adottati dalle organizzazioni.

La release 2026-07-28 introduce anche un ciclo di vita formale per le funzionalità e una politica di deprecazione. L’obiettivo è offrire a sviluppatori di SDK e implementatori una tempistica prevedibile per pianificare le migrazioni quando una parte del protocollo viene ritirata. La specifica garantisce almeno 12 mesi tra la deprecazione e la rimozione di una funzione, riducendo la frequenza degli interventi obbligatori sui server e rendendo più leggibili le roadmap tecniche per i gruppi di ingegneria aziendali.

La deprecazione garantirà almeno dodici mesi per pianificare ogni migrazione

Il fronte della sicurezza viene rafforzato con la proposta SEP 2468, che richiede di includere e validare il parametro issuer, indicato come iss, nelle risposte di autorizzazione. La misura contrasta gli OAuth Mixup Attack, possibili quando un client OAuth comunica con più provider attraverso diversi server MCP. Se uno dei server fosse controllato da un attaccante, quest’ultimo potrebbe tentare di ottenere un codice o un token di accesso destinato a un altro server. Il controllo dell’issuer permette di verificare la provenienza della risposta e bloccare questo vettore.

I task asincroni possono riprendere anche dopo crash e riavvii

Per le organizzazioni più strutturate arriva inoltre il supporto all’estensione Enterprise Managed Authorization, che permette di amministrare i server MCP tramite un identity provider centrale. Le operazioni lunghe o batch, definite come task, diventano invece un’estensione basata su richieste asincrone: i client possono salvare identificativi stabili e riprendere il polling dopo crash o riavvii, senza mantenere connessioni fragili aperte. Header-based routing e risultati delle liste memorizzabili in cache completano l’aggiornamento, mentre un costo di migrazione resta previsto per il codice dipendente dagli identificativi di sessione.

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