La startup giapponese Letara ha raccolto 2,6 miliardi di yen, circa 16 milioni di dollari, per ampliare il proprio raggio d’azione oltre i propulsori destinati ai piccoli satelliti. L’azienda di Sapporo punta ora a sviluppare sistemi per grandi razzi rivolti ai mercati spaziale, della difesa e della sicurezza, trasformando anni di ricerca accademica e sperimentazioni in un’attività commerciale capace di operare su scala internazionale.
Il round è stato guidato congiuntamente da Headline Asia, JIC Venture Growth Investment e Incubate Fund. Hanno partecipato anche investitori strategici come NES Corporation, Toyoda Gosei e Frontier Innovations, fondo sostenuto dall’agenzia spaziale giapponese JAXA. Le nuove risorse accompagneranno il passaggio dalle dimostrazioni tecnologiche alla proposta di sistemi completi, adattati a impieghi diversi nello spazio e nei comparti governativi.
Al centro del progetto c’è una forma di propulsione ibrida che mantiene separati il combustibile solido e l’ossidante liquido necessario alla combustione. Letara utilizza materiali economici e ampiamente disponibili, tra cui plastica e gomma, lavorati attraverso un processo proprietario di miscelazione, formatura e compressione. L’obiettivo è ottenere un’accensione affidabile e una combustione uniforme, producendo più spinta e meno scarti rispetto ai razzi ibridi tradizionali basati spesso sulla più costosa paraffina.
La soluzione deve affrontare tre limiti che finora hanno frenato la diffusione di questi motori: generare una spinta sufficiente, mantenere le prestazioni e controllare la combustione. Il co-amministratore delegato Shota Hirai ha spiegato che, con il nuovo capitale, Letara intende andare oltre la dimostrazione in orbita dei propulsori ed esplorare casi d’uso più ampi, sviluppando sistemi ibridi specifici per applicazioni spaziali, di difesa e di sicurezza.
Il mercato offre margini di crescita, ma presenta una concorrenza già articolata. Il valore globale della propulsione ibrida potrebbe salire da 848 milioni di dollari nel 2024 a 2,6 miliardi nel 2032, con un tasso annuo composto del 15%. Nello stesso campo operano, tra le altre, Interstellar Technologies, Galactic Energy, InnoSpace, Equatorial Space, HyImpulse e Gilmour Space, oltre a società statunitensi impegnate in sistemi alternativi di propulsione e lancio.
Letara nasce dalle ricerche condotte da Hirai e dall’altro co-CEO, Landon Thomas Kamps, presso l’Università di Hokkaido. I due ricercatori avevano individuato nella relativa sicurezza e semplicità dei razzi ibridi un potenziale utilizzabile oltre i programmi spaziali tradizionali. Quando la società è stata separata dall’università nel 2020, il suo obiettivo principale era lo sviluppo di propulsori per satelliti; la crescita della domanda di capacità di lancio e difesa ne ha progressivamente allargato le ambizioni.
La startup si rivolge ora a produttori e operatori satellitari, società di lancio e governi. Considera i satelliti commerciali il mercato principale per la propulsione nello spazio, mentre osserva una domanda governativa crescente per i sistemi a razzo, soprattutto in Giappone. Letara afferma di avere già ricevuto ordini da aziende dei settori satellitare e dei lanci, oltre che dal governo giapponese, senza però comunicare il valore dei contratti.
Il prossimo passaggio decisivo sarà un test di accensione in orbita con un partner estero. Alla prova tecnologica dovranno affiancarsi un processo produttivo ripetibile, controlli di qualità e una filiera affidabile per combustibili e serbatoi, condizioni necessarie per aumentare i volumi. Anche l’impiego futuro di plastica riciclata come combustibile viene considerato possibile, ma richiederà ulteriori attività di sviluppo e sperimentazione prima di diventare un’opzione industriale.