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Le carte per l’asilo violano il GDPR sugli avvocati

Il Garante del Brandeburgo boccia il sistema che obbliga i richiedenti asilo a rivelare i propri avvocati per autorizzare i pagamenti.

18 ago 2026 4 min lettura A cura di Redazione
Le carte per l’asilo violano il GDPR sugli avvocati
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La carta con cui la Germania distribuisce i sussidi a circa 200.000 richiedenti asilo presenta un problema che va oltre i limiti di spesa. Il Garante della protezione dei dati del Brandeburgo ha giudicato illecito il trattamento di informazioni previsto dal sistema di autorizzazione dei bonifici: per pagare un avvocato, il titolare deve comunicare all’amministrazione il nome del professionista e documentare il rapporto. Il meccanismo, secondo l’autorità, non dispone di una valida base giuridica nel GDPR.

La dimensione quotidiana emerge dalla vicenda di Inga, nome attribuito a una medica fuggita in Germania e residente con la figlia in un campo di container. Al supermercato, davanti a un grappolo d’uva da 1,79 euro, non sapeva se la carta sarebbe stata accettata: le era già capitato di uscire dai negozi senza acquisti. Sulla Bezahlkarte le rimanevano due euro per il resto del mese, a fronte di circa 750 euro mensili destinati a lei e alla bambina.

La Bezahlkarte è una carta prepagata Visa alimentata ogni mese con le prestazioni previste dalla legge tedesca per i richiedenti asilo. Le operazioni passano dal terminale dell’esercente alla rete di pagamento, quindi alla banca emittente e infine all’ente pubblico locale che gestisce il programma. Proprio quest’ultimo nodo trasforma una comune infrastruttura fintech in un sistema particolarmente invasivo: il Sozialamt o il Landesamt controlla gli importi caricati, le possibilità di utilizzo e i destinatari autorizzati, mantenendo accesso ai registri delle transazioni.

Per pagare un avvocato, il richiedente deve rivelarne l’identità all’amministrazione

I bonifici sono bloccati per impostazione predefinita. Chi deve pagare un contratto telefonico, un abbonamento ferroviario, una quota associativa o una parcella legale può chiedere che il destinatario venga inserito in una whitelist. La procedura richiede fatture, conferme di iscrizione o lettere di incarico. Nel caso di un avvocato, la documentazione segnala all’autorità — prima ancora della consulenza — che il richiedente potrebbe prepararsi a contestarne una decisione. La sociologa Alexandra Keiner ha descritto così un assetto nel quale l’amministrazione può conoscere in anticipo l’intenzione di avviare un’azione legale.

La commissaria del Brandeburgo Dagmar Hartge ha esaminato il meccanismo nella relazione annuale relativa al 2024, pubblicata nel maggio 2025. La conclusione è che raccogliere questi documenti non sia necessario per erogare le prestazioni e risulti quindi illecito. L’articolo 6 del GDPR impedisce inoltre alle autorità pubbliche di ricorrere al legittimo interesse per giustificare trattamenti svolti nell’esercizio delle proprie funzioni. Resterebbe da dimostrare la necessità rispetto a un obbligo legale o a un compito pubblico, requisito che l’autorità non ha riconosciuto nella raccolta dei dati della whitelist.

La whitelist trasforma un bonifico bloccato in una richiesta di dati personali

Il sistema è operativo nei 16 Länder dopo il lancio della SocialCard di Berlino il 13 agosto 2026. L’abilitazione legislativa era entrata in vigore il 16 maggio 2024. In 13 Länder il prelievo di contante è limitato a 50 euro al mese; gli acquisti online sono generalmente disabilitati e in alcune aree valgono vincoli geografici. Piccoli negozi, mercati, alcune farmacie e servizi che accettano soltanto contanti non possono ricevere pagamenti, mentre alcuni esercenti applicano un sovrapprezzo.

Il giudizio riguarda la whitelist, non l’intera architettura della carta

La rigidità coinvolge anche spese essenziali: beni usati per bambini, rette dell’asilo e il Deutschlandticket tramite addebito diretto. Per amministrazioni, banche e fornitori tecnologici, il caso mostra come una restrizione incorporata nei parametri di pagamento possa generare nuovi trattamenti di dati e ulteriore lavoro amministrativo. Il giudizio del Brandeburgo riguarda specificamente la whitelist, non dichiara illegale l’intera architettura della carta, sulla quale non esiste ancora una sentenza definitiva. Resta però una frizione strutturale tra controllo della spesa, riservatezza finanziaria e accesso effettivo alla difesa legale.

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