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L’AI Act impone nuove regole agli studi legali

Dal 2 agosto 2026 scattano sanzioni e obblighi di trasparenza dell’AI Act. Per gli studi legali servono policy, formazione e controlli sugli strumenti di IA.

23 lug 2026 3 min lettura A cura di Redazione
L’AI Act impone nuove regole agli studi legali
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L’uso dell’intelligenza artificiale negli studi legali entra in una fase più strutturata. Strumenti come ChatGPT, Copilot e altri software di IA non possono più essere gestiti soltanto attraverso iniziative occasionali dei singoli professionisti: occorrono regole interne capaci di assicurare trasparenza, sicurezza e controllo. Il passaggio decisivo sarà il 2 agosto 2026, quando diventeranno operativi il sistema sanzionatorio e gli obblighi di trasparenza previsti dall’AI Act.

L’applicazione del regolamento europeo resta graduale. Gli adempimenti riguardanti i sistemi di IA ad alto rischio entreranno in vigore in momenti successivi, secondo il calendario aggiornato dal Digital Omnibus. Per gli studi professionali, tuttavia, la direzione è già definita: devono poter dimostrare di avere adottato misure organizzative adeguate e una governance coerente con gli strumenti effettivamente utilizzati.

Il primo passaggio operativo consiste nella mappatura delle applicazioni presenti nello studio e delle attività alle quali vengono destinate. Nella maggior parte dei casi, l’IA svolge una funzione di supporto nella ricerca giuridica, nella preparazione di bozze o nella sintesi di documenti. Ricostruire questi utilizzi permette di valutarne i rischi e di documentare l’esistenza di procedure di controllo, evitando che applicazioni diverse vengano adottate senza una responsabilità chiaramente individuata.

La decisione finale deve restare nelle mani del professionista

Il confine centrale rimane quello della decisione professionale. L’elaborazione generata da un sistema non può trasformarsi automaticamente in un parere, un atto o una scelta destinata al cliente. Ogni risultato deve essere verificato prima dell’impiego, mentre la decisione finale deve restare nelle mani del professionista. La supervisione umana diventa così una pratica da rendere riconoscibile e documentabile, non una semplice dichiarazione di principio.

Una cautela ulteriore riguarda il trattamento di dati personali e informazioni protette dal segreto professionale. Prima di adottare una piattaforma, lo studio deve verificare dove siano conservati i dati, se possano essere impiegati per addestrare i modelli, quali garanzie offra il fornitore e quali misure di sicurezza siano previste. Da qui deriva la scelta di molti studi di vietare il caricamento di documenti completi o dati identificativi nei sistemi aperti, privilegiando ambienti protetti.

La conformità dipenderà dalle procedure, non dal numero di strumenti adottati

Lo strumento organizzativo destinato ad assumere un ruolo centrale è la AI Policy interna. Il documento dovrebbe indicare le applicazioni autorizzate, i soggetti abilitati a utilizzarle, le categorie di dati caricabili e le verifiche richieste sugli output. Dovrebbe inoltre stabilire come conservare le informazioni sulle attività svolte, costruendo una traccia delle modalità con cui l’IA entra nei processi dello studio e delle responsabilità assegnate.

Alle procedure si affianca l’AI literacy, cioè la formazione di chi impiega sistemi di intelligenza artificiale. Professionisti, collaboratori e personale amministrativo devono conoscerne non soltanto le potenzialità, ma anche i limiti, i rischi di errore, le implicazioni per la privacy e le responsabilità collegate all’utilizzo. Gli obblighi diventano più articolati per gli studi che sviluppano o commercializzano soluzioni proprie: in questi casi possono applicarsi le regole previste per i fornitori di sistemi di IA, comprese documentazione tecnica, procedure di conformità, monitoraggio e gestione degli incidenti.

Dati riservati e documenti completi richiedono ambienti protetti

L’AI Act non vieta dunque l’intelligenza artificiale nell’attività forense, ma ne richiede un impiego organizzato, documentato e sottoposto a controlli. La conformità non sarà misurata dal numero di strumenti adottati: dipenderà dalla capacità dello studio di mostrare procedure chiare, verifiche sugli output, protezione dei dati e responsabilità definite. L’innovazione resta disponibile, ma deve essere inserita in una governance dell’IA compatibile con gli obblighi professionali.

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