Tecnologia

Kimi K3, gli esperti frenano sull’accusa di copia

Gli esperti contestano l’ipotesi che Kimi K3 derivi dalla copia di Fable: tempi, costi e tecniche di addestramento rendono l’accusa poco convincente.

23 lug 2026 4 min lettura A cura di Redazione
Kimi K3, gli esperti frenano sull’accusa di copia
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Le capacità di Kimi K3, il modello open-weight sviluppato dalla cinese Moonshot, hanno acceso uno scontro che intreccia competizione tecnologica, proprietà intellettuale e controlli sulle esportazioni. Michael Kratsios, consigliere scientifico della Casa Bianca, ha accusato l’azienda di avere costruito il modello copiando Fable di Anthropic e utilizzando chip non autorizzati per l’esportazione in Cina. Non ha però fornito ulteriori elementi a sostegno della ricostruzione, mentre Moonshot non ha risposto alle domande sul proprio processo di addestramento.

Kratsios ha definito inaccettabile una distillazione industriale condotta su larga scala e in modo occulto per sottrarre tecnologia statunitense. Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha aggiunto che sarebbero state individuate tracce riconducibili a modelli linguistici americani in numerosi sistemi cinesi, senza precisare la natura di questi presunti watermark. Le dichiarazioni arrivano mentre nel settore circolano ipotesi su possibili restrizioni ai modelli cinesi open-weight, ma gli esperti interpellati mettono in dubbio che la sola distillazione possa spiegare le prestazioni di Kimi K3.

Braden Hancock, ricercatore del Laude Institute e cofondatore di Snorkel AI, considera soprattutto incompatibili le tempistiche. Fable è diventato pubblicamente disponibile soltanto il 1° luglio: in circa due settimane sarebbe stato necessario produrre una grande quantità di dati interrogando il modello, addestrare Kimi K3 e completarne il rilascio. Per Hancock, un sistema tanto avanzato e sviluppato così rapidamente non può essere il risultato di una distillazione condotta esclusivamente sul modello di Anthropic.

Due settimane non bastano per distillare Fable e addestrare un modello come Kimi K3

La tecnica consiste nell’interrogare sistematicamente un modello per generarne risposte utilizzabili nel post-addestramento di un altro sistema. In alcuni casi vengono richieste spiegazioni sul procedimento seguito per risolvere un problema; in altri, coppie di prompt e risposte alimentano il supervised fine-tuning, o SFT. Questo processo può trasferire stile, formulazioni e comportamenti superficiali, fino a indurre un modello di terze parti a presentarsi come Claude. Nathan Lambert, ricercatore dell’Allen Institute for AI, descrive il fine-tuning come la fase nella quale un modello acquisisce le proprie “maniere”.

Secondo Lambert, tuttavia, il contributo dell’SFT diminuisce con l’aumentare della complessità dei sistemi e con l’avvicinamento dei laboratori cinesi alla frontiera tecnologica. Replicare capacità simili a quelle di Fable richiederebbe probabilmente tecniche di reinforcement learning, nelle quali agenti basati sul modello più grande valutano le risposte di quello più piccolo e ne orientano l’aggiornamento. Se la semplice distillazione fosse sufficiente, osserva il ricercatore, altri sviluppatori potrebbero raggiungere facilmente modelli come K3 o GLM usando i loro dati, un risultato che il solo addestramento supervisionato non sembra offrire.

Il fine-tuning trasferisce le maniere, ma non spiega da solo capacità di frontiera

La scala necessaria complica ulteriormente l’ipotesi: le grandi sessioni di reinforcement learning possono richiedere decine di milioni di agenti. Appoggiarsi all’API di un laboratorio di frontiera comporterebbe costi enormi e tempi difficilmente compatibili con un rilascio rapido, anche perché i modelli più avanzati rispondono lentamente e l’operazione potrebbe non produrre alcun miglioramento significativo. Modelli precedenti potrebbero comunque avere contribuito allo sviluppo di Kimi: Anthropic aveva già accusato Moonshot, DeepSeek e MiniMax di estrazione sistematica delle capacità, affermando di avere rilevato milioni di scambi anomali attraverso indirizzi IP e altri metadati.

La distillazione, peraltro, non è considerata una pratica esclusivamente cinese e il confine con la creazione di dati sintetici può risultare sfumato. Hancock invita a non sottovalutare le competenze tecniche dei gruppi cinesi, composti anche da ricercatori formati nelle università statunitensi. A suo giudizio, un arresto dei modelli americani rallenterebbe i progressi della Cina, ma non li fermerebbe: questi team non si limitano a seguire il lavoro altrui e dispongono di capacità ingegneristiche proprie.

Sottovalutare le competenze dei laboratori cinesi rischia di falsare l’analisi

Resta poi il nodo dell’hardware. Kratsios sostiene che Moonshot abbia ottenuto chip NVIDIA Grace Blackwell 300 e accesso in Thailandia a server equipaggiati con GB300, tecnologie vietate all’esportazione verso la Cina. Sam Bresnick, ricercatore del Georgetown Center for Security and Emerging Technology, segnala l’esistenza di un mercato nero e propone regole globali di know your customer per i data center, con obblighi di identificazione e rendicontazione sulle aziende che eseguono grandi addestramenti. Il caso Kimi K3 rimane così sospeso tra accuse non dettagliate, pratiche diffuse nell’industria e una capacità tecnologica cinese che gli specialisti ritengono più autonoma di quanto suggerisca la tesi della semplice copia.

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