Intel ha chiuso il secondo trimestre con ricavi per 16,1 miliardi di dollari, in aumento del 25% su base annua, mentre l’amministratore delegato Lip-Bu Tan ha riconosciuto la necessità di recuperare terreno su AMD e Arm. L’obiettivo dichiarato è accelerare sulle architetture CPU fino a tentare il sorpasso tecnologico, sostenendo contemporaneamente la crescita nei server, nella produzione di semiconduttori e nell’intelligenza artificiale distribuita.
I risultati operativi hanno superato le indicazioni dell’azienda per ricavi, margine lordo e utile per azione, segnando il settimo trimestre consecutivo oltre le attese finanziarie interne. L’espansione del fatturato, tuttavia, non ha prodotto un utile: Intel ha registrato una perdita GAAP di 11 miliardi di dollari e una perdita non-GAAP di 2,2 miliardi. Tan mantiene una lettura positiva della traiettoria industriale, sostenuta dalla domanda generata dall’AI e dal contributo atteso del business foundry.
Nel comparto server, il CEO ha descritto il portafoglio di CPU come in crescita più rapida che mai. La gamma Xeon 6 sarebbe inoltre tra i prodotti con l’adozione iniziale più veloce nella storia dell’azienda. La pressione competitiva rimane però elevata: i grandi operatori hyperscale hanno progettato processori basati su Arm, mentre i server non-x86 rappresentano ormai quasi la metà delle vendite. Nel mercato x86 per server, AMD ha raggiunto una quota pari a circa un terzo.
Alla domanda dell’analista di Morgan Stanley Joe Moore su come Intel intenda riconquistare quote, Tan ha indicato i futuri processori Clearwater Forest, Diamond Rapids e Coral Rapids. Il CEO ha ammesso che l’azienda è ancora indietro in alcune aree, ma ha assicurato che il recupero procede rapidamente e che sono in corso investimenti consistenti per compiere un salto nelle architetture CPU. Il risultato, ha aggiunto con cautela, potrà essere valutato soltanto nel tempo.
La corsa tecnologica si intreccia con una disponibilità di componenti particolarmente limitata. Tan ha parlato di una delle più gravi crisi di offerta mai affrontate dal settore, estesa a wafer di silicio avanzati, memorie e substrati, e destinata a protrarsi nel futuro prevedibile. Intel ha comunque prodotto più wafer del previsto nei suoi principali nodi produttivi, mentre i rendimenti del processo Intel 18A stanno superando gli obiettivi. L’offerta resterà molto tesa e l’aumento dei volumi sarà concentrato soprattutto tra la fine del terzo trimestre e il quarto, in particolare per i server.
Sul fronte Intel Foundry, il gruppo sta sviluppando il processo avanzato 14A, destinato a rafforzarne la capacità competitiva nella produzione per conto terzi. La fabbricazione sperimentale dei prodotti interni è prevista nella seconda metà del 2027, mentre Intel ha deciso di impegnarsi pienamente nell’aumento dei volumi nel 2028. Il processo 18A è già entrato nella produzione di massa per diversi prodotti commerciali e consumer, con un output mensile in progressivo aumento. Questa fase fornisce una validazione industriale utile nel confronto con potenziali clienti esterni.
La strategia si estende oltre PC e data center. Intel ha ribattezzato la propria divisione PC Client Computing and Physical AI Group, includendo esplicitamente edge AI, robotica e sistemi capaci di interagire con il mondo fisico. Il direttore finanziario David Zinsner ritiene che nel tempo questo mercato possa almeno eguagliare il TAM dei client, diventando un’attività da circa 8 miliardi di dollari. Nel trimestre, i prodotti edge hanno già generato il 10% degli 8,9 miliardi di ricavi della divisione, cresciuta complessivamente del 13%. Resta la debolezza del mercato PC, influenzato anche dalle dinamiche delle memorie, con una flessione attesa nel terzo trimestre: il recupero di Intel passerà quindi dalla capacità di trasformare roadmap, nuovi processi produttivi e physical AI in volumi sostenibili.