Industrial Next punta a ridurre da settimane a minuti il tempo necessario per riconfigurare una linea produttiva. La startup di San Francisco ha annunciato una collaborazione con BMW Group Technology Office per valutare l’impiego della propria tecnologia di manipolazione robotica di precisione nella manifattura. L’intesa porta verso il settore automobilistico un sistema che, secondo l’azienda, permette di cambiare le lavorazioni affidate ai robot senza ricorrere alla programmazione tradizionale.
Il prodotto consiste in stazioni robotiche autonome, alimentate da modelli fondazionali proprietari che collegano visione, contesto del compito e movimento. L’obiettivo è automatizzare operazioni complesse e delicate, normalmente affidate alle persone. Le postazioni possono essere riconfigurate, combinate e trasferite tra linee dedicate a prodotti differenti: la promessa è un cambio di lavorazione in minuti anziché settimane. I nuovi compiti vengono insegnati attraverso simulazioni e dimostrazioni, sostituendo le sequenze di istruzioni codificate per una singola attività.
Fondata nel 2021, Industrial Next nasce dall’esperienza di Lukas Pankau e Allen Pan, entrambi passati da Tesla. Pankau vi ha lavorato come responsabile dell’architettura elettrica, prima di approdare a Waymo; Pan ha guidato gli sforzi per la fabbrica autonoma ed è poi diventato chief architect di Neolix, società attiva nella guida autonoma. L’idea dell’impresa ha preso forma osservando il divario tra le tecnologie impiegate nei veicoli e le attrezzature disponibili negli stabilimenti.
Nel racconto di Pankau, gli ingegneri di Tesla potevano applicare il machine learning alla progettazione delle automobili, ma incontravano difficoltà nel programmare i robot di fabbrica. Gli impianti tradizionali sono costruiti attorno a compiti specifici e ripetibili: anche una piccola modifica al prodotto o al processo può provocare un errore o un fermo costoso. Questa rigidità, osserva il cofondatore, spinge i produttori a semplificare ciò che realizzano per adattarlo alle esigenze di ripetibilità delle macchine, limitando la libertà di progettazione.
Per superare il problema serve però addestrare i robot a gestire attività fisiche complesse. A differenza dei modelli che apprendono dai contenuti disponibili su internet, la robotica non dispone di raccolte di dati altrettanto vaste. Industrial Next ricorre quindi a un motore di simulazione ad alta fedeltà, che riproduce da vicino la dinamica del mondo reale. Secondo Pankau, questo ambiente consente alle macchine di sviluppare una comprensione del processo e affrontare operazioni di precisione anche con un’osservazione minima dei componenti.
Alcune postazioni sono già utilizzate nella produzione di uno degli smartphone più popolari al mondo, ha spiegato Pankau, senza identificare il cliente. Tra le attività svolte figurano l’inserimento di un delicato cavo flessibile e il fissaggio a scatto di un minuscolo cappuccio per connettori. Si tratta, nella descrizione del cofondatore, di lavorazioni che i produttori avevano cercato per anni di automatizzare senza riuscirci: un banco di prova concreto per la capacità di manipolare parti piccole e fragili.
Un’altra applicazione è il film peeling, la rimozione delle pellicole protettive dai moduli delle fotocamere e dai pulsanti. Pankau attribuisce a queste stazioni una velocità pari o superiore a quella umana e un’accuratezza del 100%, anche passando a un modello di telefono e a una linea produttiva mai incontrati prima. Sono prestazioni dichiarate dall’azienda. Il passaggio tra prodotti diversi mette alla prova proprio la flessibilità che Industrial Next vuole introdurre negli impianti.
La prospettiva indicata dai fondatori va oltre l’elettronica di consumo. Pankau ricorda che a Tesla alcune stazioni robotiche venivano aggirate perché gli strumenti tradizionali non permettevano di programmarle con sufficiente efficacia. Industrial Next vuole ora affrontare lavorazioni più complesse, fino all’ambizione di costruire un’automobile interamente senza intervento umano. La collaborazione con BMW riguarda la valutazione della tecnologia di manipolazione nella produzione: è su queste capacità operative che si concentra il confronto con le esigenze dell’industria automobilistica.