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Il data center da 1,25 miliardi accende lo scontro in Michigan

Residenti e amministratori di Ypsilanti Township contestano il centro di calcolo da 1,25 miliardi progettato con il laboratorio di Los Alamos.

16 lug 2026 3 min lettura A cura di Redazione
Il data center da 1,25 miliardi accende lo scontro in Michigan
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Il progetto di un centro di calcolo per la ricerca da 1,25 miliardi di dollari sta incontrando una crescente opposizione a Ypsilanti Township, in Michigan. L’infrastruttura dovrebbe nascere dalla collaborazione tra la University of Michigan e il Los Alamos National Laboratory, ma decine di residenti hanno affollato il centro civico della township per contestare un piano percepito come poco trasparente e potenzialmente rischioso.

Durante l’incontro informativo, amministratori e cittadini hanno espresso una contrarietà netta. Winters, tra le voci più dure della serata, ha dichiarato che il beneficio richiesto dalla comunità sarebbe l’abbandono del progetto, raccogliendo gli applausi della sala. Ha poi aggiunto che Ypsilanti Township non è una merce da acquistare, ma una comunità da rispettare e non disponibile alla vendita.

L’università respinge però la definizione di data center commerciale. Presenta l’impianto come un research computing center destinato ad attività scientifiche e sostiene che consumerebbe appena un decimo dell’energia utilizzata da un data center tipico. La distinzione non convince la supervisor della township Brenda Stumbo, che ha liquidato l’argomento con una metafora: se cammina e starnazza come un’anatra, allora è un’anatra, e dunque un data center.

Ypsilanti Township non è una merce da acquistare, ma una comunità da rispettare

Al centro dello scontro c’è anche il processo decisionale. Stumbo sostiene che l’amministrazione locale sia stata lasciata all’oscuro, mentre i piani procederebbero senza la sua approvazione. La University of Michigan non è infatti soggetta alle norme urbanistiche della township. Secondo la supervisor, chi promuove strutture di questo tipo tende a scegliere territori dove incontra minore resistenza, ma in questo caso avrebbe sottovalutato la reazione locale.

La posizione definitiva dell’impianto non è ancora stata scelta. L’università ha tuttavia acquistato un terreno lungo Textile Road, vicino a Hydro Park, ora tra le aree prese in considerazione. Un residente ha sottolineato che un nipote vive dall’altra parte della strada e che, indipendentemente dal punto prescelto, gli effetti del centro ricadrebbero sulla sua famiglia e sull’intera comunità.

L’università promette consumi pari a un decimo di un data center tipico

Un ulteriore fronte riguarda il legame con Los Alamos. Diversi partecipanti temono che la presenza di attività connesse al laboratorio, conosciuto per la ricerca sulle armi nucleari, possa trasformare l’area in un obiettivo di alto valore. La preoccupazione non riguarda la presenza fisica di materiali nucleari, ma il profilo delle ricerche e la possibile esposizione della comunità a minacce esterne.

Paul Corliss, assistant vice president of Public Affairs dell’università, ha affermato che il centro contribuirebbe alla ricerca su trattamento del cancro, sviluppo di farmaci, scienze climatiche, resilienza energetica, intelligenza artificiale e sicurezza nazionale. Ha inoltre precisato che il sito non sarebbe né un impianto per la produzione di armi né un’installazione militare e che non ospiterebbe materiali nucleari pericolosi. La residente Kerin Hayden ha replicato che tali rassicurazioni non eliminano il timore legato al valore strategico della ricerca.

Il progetto resta sospeso tra ricerca scientifica e controllo del territorio

Nel confronto è emersa anche una posizione favorevole: un residente ha ricordato che servizi internet e piattaforme come Facebook dipendono da decenni dai data center e che gli impianti AI hyperscale presentano soprattutto una maggiore densità energetica. La decisione finale sul sito è attesa entro poche settimane. Poco prima dell’incontro, la governatrice Gretchen Whitmer ha chiesto agli operatori dei data center di sottoscrivere un impegno di responsabilità, dopo aver inizialmente promosso il settore e introdotto incentivi per attrarlo nello Stato. Il progetto resta così sospeso tra ambizioni scientifiche, autonomia istituzionale e richiesta locale di controllo sul territorio.

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