I senatori statunitensi Ron Wyden ed Edward Markey hanno avviato un’indagine sui rischi per la privacy e la sicurezza degli occhiali intelligenti di Meta. In una lettera indirizzata a Mark Zuckerberg, i due esponenti democratici contestano le modalità con cui il prodotto può raccogliere immagini di utilizzatori e persone circostanti. Chiedono risposte su registrazioni, accesso ai contenuti e controlli prima della commercializzazione, fissando la scadenza al 26 novembre 2026, giorno del Ringraziamento.
La contestazione parte dalla privacy delle persone riprese: nella lettera, Wyden e Markey affermano che Meta avrebbe lanciato gli occhiali pur avendo identificato rischi per chi si trova davanti alla videocamera. I senatori richiamano episodi di uomini che avrebbero filmato di nascosto donne mentre le molestavano, pubblicando poi le registrazioni sui social. Il problema sollevato riguarda quindi sia la raccolta delle immagini sia la loro successiva diffusione, con conseguenze che coinvolgono persone estranee all’utilizzo del dispositivo.
Un altro passaggio riguarda il materiale accessibile ai collaboratori esterni incaricati di lavorare sui sistemi AI. La lettera cita ricostruzioni e una causa legale secondo cui alcuni di questi lavoratori avrebbero esaminato filmati, acquisiti attraverso gli occhiali, di persone che si spogliavano o erano impegnate in attività sessuali. Wyden e Markey chiedono a Meta di spiegare in quali circostanze immagini e video siano resi disponibili a dipendenti o collaboratori e quando vengano impiegati per l’addestramento dei modelli AI.
Sul funzionamento del dispositivo, i senatori vogliono chiarimenti sull’attivazione accidentale della videocamera e sulla possibilità di manomettere gli indicatori di registrazione. Sono due aspetti che incidono sulla capacità delle persone coinvolte di accorgersi di una ripresa. A questi interrogativi si aggiungono le segnalazioni di utenti secondo cui gli occhiali avrebbero registrato conversazioni senza consenso dopo un aggiornamento del firmware. Le segnalazioni riguardano dunque anche il comportamento del prodotto durante il normale utilizzo, oltre agli abusi deliberati.
La richiesta di informazioni comprende inoltre l’eventuale oscuramento di volti e targhe durante determinate interazioni con l’intelligenza artificiale. I senatori domandano se gli occhiali applichino protezioni analoghe a quelle adottate da Meta su Facebook e Instagram. Il confronto porta l’attenzione sul trattamento delle immagini una volta raccolte: quali elementi identificativi rimangano visibili e quali protezioni accompagnino il loro utilizzo nelle funzioni AI. La lettera pone la questione come una domanda rivolta all’azienda, senza presentarla come una funzionalità già disponibile.
Richiamando documenti della stessa Meta, Wyden e Markey chiedono poi se, prima del lancio, siano state svolte verifiche approfondite sui diritti umani e test di sicurezza. Il loro giudizio sull’impegno dichiarato dall’azienda è severo: la tutela della privacy e la prevenzione degli abusi attraverso immagini intime risultano poco credibili senza misure concrete contro i danni facilitati dai prodotti e dalle pratiche aziendali. La richiesta investe così anche il processo con cui vengono valutati i rischi prima della commercializzazione.
Le preoccupazioni si estendono agli impieghi nelle attività di polizia. Gli occhiali sono stati osservati addosso ad agenti dell’ICE durante alcuni raid; inoltre, a gennaio, l’unità antiterrorismo della polizia di New York avrebbe sollevato timori legati alla sorveglianza attraverso questi dispositivi. Sono circostanze diverse dalle registrazioni private contestate nella lettera, ma aggiungono un ulteriore ambito al confronto sull’uso delle videocamere indossabili e sulla raccolta di immagini di persone presenti nell’ambiente circostante.
Il confronto legislativo ha avuto un altro passaggio in California. In ottobre, il governatore Gavin Newsom ha posto il veto a un disegno di legge che avrebbe vietato l’uso di dispositivi indossabili per registrare segretamente altre persone nelle aree private delle attività commerciali. Per le imprese, il tema entra quindi anche negli spazi in cui operano dipendenti e clienti: la discussione riguarda tanto le protezioni incorporate nei dispositivi quanto le regole sul loro utilizzo all’interno degli ambienti aziendali.