Google cambia il progetto del nuovo campus di data center nella contea di Botetourt, in Virginia, dopo le crescenti preoccupazioni della comunità per il consumo d’acqua. Il primo edificio previsto nel complesso utilizzerà una tecnologia di raffreddamento ad aria, scelta che modifica uno degli aspetti più discussi dell’infrastruttura e dovrebbe abbassare ulteriormente il fabbisogno idrico complessivo rispetto alle valutazioni iniziali.
La tecnologia sarà adottata nel primo dei tre data center pianificati presso il Botetourt Center at Greenfield. Strutture di queste dimensioni impiegano normalmente sistemi di raffreddamento ad acqua, necessari per gestire il calore prodotto dall’attività informatica. Il passaggio all’aria nel primo edificio interviene quindi sul rapporto tra capacità di calcolo e risorse locali, senza modificare, almeno per quanto comunicato, il numero di strutture previste nel campus.
Le prime proiezioni indicavano per l’impianto un utilizzo compreso tra circa 2 e 8 milioni di galloni d’acqua al giorno. Google afferma ora che la domanda complessiva sarà persino inferiore a quanto stimato inizialmente, ma non ha ancora diffuso numeri aggiornati. L’assenza di una nuova quantificazione impedisce per il momento di misurare con precisione quanto il raffreddamento ad aria ridurrà il prelievo previsto e quale sarà il consumo attribuibile al primo edificio.
La decisione, inoltre, riguarda per ora soltanto la prima struttura. La tecnologia di raffreddamento destinata agli edifici due e tre resta «in fase di valutazione attiva», ha precisato l’azienda. La configurazione finale del campus potrebbe dunque comprendere soluzioni differenti da un edificio all’altro, mentre il profilo idrico complessivo dipenderà anche dalle scelte che verranno adottate per le successive fasi del progetto.
Google ha confermato l’impegno a proseguire la collaborazione con la Western Virginia Water Authority. L’obiettivo dichiarato è continuare a ridurre al minimo l’utilizzo d’acqua e mantenere elevati standard di sostenibilità. Per l’operatore del data center, la scelta della tecnologia di raffreddamento diventa così parte del confronto con il territorio e con l’autorità responsabile della risorsa idrica, oltre che una componente tecnica dell’infrastruttura.
L’annuncio non ha tuttavia superato tutte le contestazioni. Alcuni oppositori considerano il passaggio all’aria un primo segnale di ascolto della comunità, ma ritengono ancora aperte numerose domande. Una delle obiezioni riguarda l’attuale accordo sulle prestazioni: finché quel documento non verrà modificato, sostengono, una dichiarazione che prospetta condizioni differenti potrebbe non offrire garanzie sufficienti sulla configurazione effettiva del progetto.
Il campus di Botetourt resta quindi legato a due passaggi ancora incompleti: la pubblicazione delle stime idriche aggiornate e la definizione dei sistemi destinati agli altri due edifici. Il raffreddamento ad aria del primo data center restringe il perimetro del consumo previsto, ma il bilancio finale potrà essere valutato soltanto quando Google avrà quantificato la nuova domanda e concluso le decisioni tecnologiche per l’intero complesso.