Google porta il riconoscimento personalizzato degli animali nella casa connessa, ma la promessa si scontra con un limite sostanziale: Pet Memory non riesce ancora a distinguere correttamente gatti diversi. In una prova sul campo durata due settimane, la funzione di Gemini for Home ha continuato a identificare tre felini come se fossero lo stesso animale, rendendo poco affidabili notifiche e automazioni costruite attorno alla loro identità.
Pet Memory dovrebbe insegnare a Google Home chi sono gli animali domestici presenti nell’abitazione. Le videocamere collegate possono così, almeno nelle intenzioni, superare il semplice avviso sulla presenza di un animale e indicare quale sia stato ripreso. Il sistema potrebbe riconoscere il gatto che attende davanti alla porta, verificare quali animali siano rientrati prima del buio oppure attivare un’alimentazione differenziata per ciascuno.
Il test ha coinvolto tre gatti, Boone, Smokey e la cucciola Osa, osservati attraverso alcune Nest Cam collocate in punti strategici della casa. Nonostante fossero stati inseriti nomi e razze, Google Home ha attribuito sistematicamente ogni avvistamento a Smokey, il primo gatto registrato. Anche una richiesta vocale sulla sua ultima apparizione ha mostrato sul Google Nest Hub un filmato della nuova gattina, confermando la confusione tra profili.
Il problema sembra risiedere nel processo di configurazione. Pet Memory non propone un vero addestramento, non consente di caricare fotografie e non offre uno strumento per correggere le identificazioni sbagliate. L’utente può inserire soltanto nome e razza, lasciando al sistema il compito di ricavare il resto. Informazioni aggiuntive su mantello, colore e caratteristiche fisiche non sono state elaborate, mentre tutti gli animali hanno continuato a ricevere la medesima etichetta.
La funzione rappresenta un nuovo passaggio nell’evoluzione delle videocamere di sicurezza intelligenti. La Nest Cam IQ, lanciata nel 2017, era già capace di distinguere persone e animali; in seguito Google ha introdotto il rilevamento degli animali e descrizioni testuali generate dall’intelligenza artificiale. Anche Amazon Ring, Wyze e Apple Home, attraverso HomeKit Secure Video, offrono descrizioni assistite dall’AI che possono includere il tipo di animale rilevato. Google prova ora a compiere il passo successivo, associando l’immagine a un’identità specifica.
L’accesso, tuttavia, richiede il piano di fascia alta Google Home Advanced, dal costo di 20 dollari al mese. Pet Memory funziona inoltre soltanto con le videocamere Nest e, nella configurazione attuale, esclusivamente con i modelli da interno. Il vincolo impedisce di applicarlo a uno degli scenari più immediati: riconoscere quale gatto si trovi davanti a una porta esterna ed evitare falsi avvisi provocati da animali dei vicini o da altre presenze.
Un’altra applicazione ipotizzata riguarda l’alimentazione automatica. Collegando il rilevamento di una Nest Cam a un distributore come Aqara Pet Feeder, l’obiettivo sarebbe erogare la quantità corretta quando compare uno specifico gatto, senza collari, tag a radiofrequenza o soluzioni proprietarie. Google Home consente di usare gli eventi rilevati dalle videocamere come trigger per le automazioni e offre Help Me Create per costruirle, ma un’identificazione incerta compromette l’intera catena operativa.
Google non ha fornito dettagli sulle ragioni del comportamento osservato. Il risultato lascia Pet Memory in una posizione intermedia: l’interfaccia promette una conoscenza individuale degli animali, mentre l’esperienza concreta resta più vicina al generico rilevamento di una presenza. Finché mancheranno strumenti di addestramento e correzione, la personalizzazione rischia di produrre notifiche apparentemente più ricche, ma non abbastanza precise per governare attività domestiche affidabili.