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Google incontra i residenti, proteste sul datacenter

Il nuovo datacenter Google a nord di Londra divide i residenti: sotto accusa consultazione, rumore, illuminazione e impatto ambientale.

24 lug 2026 4 min lettura A cura di Redazione
Google incontra i residenti, proteste sul datacenter
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Il primo datacenter britannico posseduto e gestito direttamente da Google ha incontrato la dura opposizione dei suoi nuovi vicini. Durante una riunione negli uffici comunali di Broxbourne, i residenti hanno contestato ai rappresentanti dell’azienda e dell’amministrazione locale la scarsa consultazione sul progetto, insieme al rumore e all’inquinamento luminoso prodotti dal sito. Il Waltham Cross Datacenter, già operativo a nord della grande arteria M25 che circonda Londra, occupa un’area di 33 acri, pari a 133.546 metri quadrati.

A pieno regime l’impianto dovrebbe offrire fino a 77 MW di capacità IT, anche se Google ha precisato che l’attività attuale è ancora molto lontana da quel livello. L’incontro avrebbe dovuto presentare alla comunità il gruppo incaricato di gestire la struttura, ma si è trasformato in un confronto acceso. Diversi partecipanti hanno sostenuto di non avere avuto una reale opportunità di opporsi alla costruzione e hanno rivolto le proprie critiche tanto al colosso tecnologico quanto al Broxbourne Borough Council.

Google e il consiglio comunale affermano che le procedure previste siano state rispettate. Una domanda urbanistica per costruire un datacenter sul terreno risaliva al 2018, prima che Google acquistasse l’area nel 2020 per 33 milioni di sterline. L’istanza finale relativa agli aspetti riservati del progetto è stata approvata il 30 novembre 2023. Resta però il nodo della comunicazione: un rappresentante comunale ha rivelato che alla precedente riunione pubblica sulla struttura si erano presentate soltanto 12 persone, alimentando i dubbi sull’efficacia con cui la consultazione era stata pubblicizzata.

Il datacenter promette 77 MW, ma i vicini chiedono ascolto e trasparenza

Tra i problemi segnalati figura un ronzio chiaramente percepibile, soprattutto nelle ore serali. Il rumore è una criticità ricorrente nelle aree circostanti i datacenter e viene spesso associato alle infrastrutture di raffreddamento. Altri residenti hanno denunciato luci dirette verso le camere da letto durante la notte. Dan Dale, responsabile delle operazioni server del sito, ha spiegato che Google sta lavorando affinché l’illuminazione sia attivata soltanto quando necessaria per l’accesso, dopo aver già cercato di orientare i fasci luminosi il più possibile verso il basso.

Le domande hanno riguardato anche l’impatto ambientale e il calore generato dalla struttura. Dale ha confermato che uno studio di impatto ambientale era stato presentato insieme alla domanda urbanistica e che l’impianto viene monitorato costantemente per verificare il rispetto dei permessi e degli impegni iniziali. Il confronto riflette la crescente attenzione verso gli effetti fisici delle infrastrutture digitali: capacità di calcolo, servizi cloud e ricerca online dipendono da edifici industriali che consumano energia, producono calore e modificano concretamente il territorio nel quale vengono inseriti.

Rumore e luci notturne trasformano l’infrastruttura digitale in un problema quotidiano

Sul consumo idrico, tema particolarmente sentito mentre diverse aree dell’Inghilterra si avvicinano a condizioni di siccità, Google ha illustrato il proprio sistema di raffreddamento a circuito chiuso. Secondo Tihomir Lazic, responsabile delle operazioni del datacenter, la stessa quantità d’acqua circola continuamente nelle tubazioni ed è raffreddata da grandi macchine refrigeranti, senza necessità di aggiungerne durante il normale funzionamento. Dale ha quantificato il consumo del sito in circa 60 metri cubi al mese, attribuiti in larga parte agli uffici e indicati come equivalenti all’utilizzo di circa cinque abitazioni.

Le spiegazioni tecniche non hanno dissipato la diffidenza. Alcuni partecipanti hanno chiesto se l’impianto comportasse rischi da radiazioni o elevati livelli di emissioni elettromagnetiche; altri hanno contestato la scelta di collocare una server farm di queste dimensioni in un’area urbana. Un residente ha sostenuto che il datacenter stesse già incidendo sul valore delle abitazioni, arrivando a domandare se Google fosse disposta ad acquistare la sua casa per consentirgli di trasferirsi.

Google promette nuovi incontri, mentre la diffidenza dei residenti resta alta

Il gruppo di Google ha provato a illustrare le collaborazioni avviate con realtà della comunità locale, senza trovare grande ascolto nella sala. L’azienda ha infine promesso nuovi incontri con i residenti e una comunicazione migliore. Il confronto di Waltham Cross mostra così il divario che può aprirsi tra l’espansione delle infrastrutture digitali e la loro accettazione sul territorio: le rassicurazioni su procedure, raffreddamento e monitoraggio devono misurarsi con esperienze quotidiane molto concrete, dal ronzio serale alla luce che entra nelle abitazioni.

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