Giraffe Bio ha raccolto 6,4 milioni di dollari in un round seed per portare fuori dal laboratorio una tecnologia che punta a recuperare fino al 5% di rame in più dalle miniere. La startup sviluppa composti specifici per i minerali presenti in ciascun giacimento, da inserire nei processi di estrazione già utilizzati dagli operatori. Il finanziamento è stato guidato da Orion Industrial Ventures, con la partecipazione di BHP Ventures, Twynam, Air Capital e Baruch Future Ventures.
Il mercato a cui si rivolge l’azienda è sotto pressione per la crescita dei data center destinati all’AI e per l’elettrificazione dell’economia. Entro il 2040, l’offerta mondiale di rame potrebbe risultare inferiore del 25% rispetto alla domanda. L’industria mineraria aumenta la produzione soprattutto aprendo nuove miniere, un percorso costoso e dall’esito incerto: soltanto lo 0,3% circa dei potenziali progetti minerari arriva a buon fine. Recuperare più metallo dagli impianti esistenti diventa quindi una strada alternativa all’apertura di nuovi siti.
Su questo obiettivo lavora una nuova generazione di startup dei minerali critici, che impiega le biotecnologie per migliorare il recupero del rame. Molte si concentrano sulla lisciviazione in cumulo, nella quale i microrganismi aiutano a separare i minerali dal materiale di scarto. Endolith ha sviluppato microbi ad alte prestazioni, Ceibo sta lavorando su propri ceppi e Transition Metal Solutions ha messo a punto prebiotici per stimolare l’attività microbica. Giraffe Bio segue invece una strada diversa, affidando il lavoro in miniera ai composti prodotti dai microbi.
La personalizzazione è il centro della proposta: la startup afferma di poter progettare sostanze adatte alla composizione minerale di ciascuna miniera, aumentando così la quantità di rame recuperabile. Per Alejandro Buffo Sempé, cofondatore e amministratore delegato, un incremento del 5% è molto significativo nel settore. La maggior parte degli operatori, ha spiegato, sarebbe già soddisfatta di ottenere un ulteriore 1–2%. Sono percentuali che aiutano a leggere l’obiettivo dell’azienda nella scala produttiva di una miniera.
Il passaggio biologico avviene prima dell’impiego sul campo. Giraffe Bio coltiva microbi ingegnerizzati in un bioreattore, dove producono i composti su misura; queste sostanze vengono poi introdotte nel processo esistente della miniera. L’operatore può così utilizzare il risultato del lavoro biologico senza dover mantenere vivi i microrganismi nell’ambiente minerario. Buffo Sempé descrive proprio questa gestione come particolarmente complicata: la soluzione permette di sfruttare i meccanismi della biologia, trasferendo nell’impianto i prodotti della loro attività.
I composti vengono utilizzati nella flottazione, la fase in cui le sostanze chimiche aiutano i minerali a galleggiare o ad affondare in un bagno d’acqua. Gli operatori possono quindi raccogliere dalla superficie quelli desiderati. Quanto più saldamente i reagenti si legano ai minerali da recuperare, tanto maggiore può essere la quantità estratta. La selettività è il punto su cui insiste l’amministratore delegato: l’azienda, sostiene, è particolarmente efficace nel catturare soltanto il rame.
La stessa piattaforma biotecnologica viene impiegata anche per sviluppare depressori, un’altra categoria di reagenti utilizzata dalle miniere. Queste sostanze si legano ai composti indesiderati, come l’arsenico, e li fanno affondare, lasciando in superficie i prodotti da recuperare. Il lavoro della startup riguarda dunque entrambi i lati della separazione: favorire il recupero del minerale utile e allontanare le componenti indesiderate. È un’estensione della piattaforma che Buffo Sempé indica tra le attività di sviluppo dell’azienda.
Il rame è il primo obiettivo, ma Giraffe Bio afferma che la piattaforma può essere adattata anche a oro e argento. Un’ulteriore applicazione riguarda la sostituzione di sostanze tossiche utilizzate nella flottazione: secondo Buffo Sempé, una biomolecola può svolgere la funzione oggi affidata a reagenti spesso dannosi per l’ambiente. La prospettiva indicata dalla startup è quindi ampliare il recupero dei metalli intervenendo sui composti che rendono possibile la separazione, con formulazioni biologiche da integrare nei processi degli operatori minerari.