La Data Protection Commission irlandese ha avviato un’indagine su Eir dopo le accuse secondo cui alcuni clienti sarebbero stati iscritti a contratti senza esserne consapevoli. Le contestazioni riguardano vendite porta a porta: alcune persone, dopo essere state contattate e informate sulle offerte disponibili, avrebbero rifiutato la proposta commerciale, salvo poi risultare comunque registrate come clienti. Il procedimento è ancora in una fase iniziale e nessuna conclusione è stata raggiunta.
All’origine degli accertamenti c’è una segnalazione protetta ricevuta nelle ultime settimane dalla commissione per la protezione dei dati. Le accuse sostengono che le attivazioni successive al rifiuto avrebbero provocato l’accumulo di debiti sui conti delle persone coinvolte. Non sono stati indicati il numero dei clienti interessati, l’ammontare complessivo delle somme contestate o il periodo durante il quale le presunte pratiche si sarebbero verificate.
Il regolatore ha ritenuto che la segnalazione di possibili illeciti relativa all’iscrizione di clienti senza consenso soddisfacesse i requisiti per il passaggio alla fase investigativa. L’accettazione del caso per ulteriori approfondimenti non equivale tuttavia a una decisione sulla fondatezza delle accuse. La commissione ha precisato che il reclamo rimane in valutazione e non ha fornito altri commenti sul procedimento.
Eir ha spiegato che la stessa contestazione è emersa anche nell’ambito di procedimenti davanti alla Workplace Relations Commission, tuttora in corso. Per questa ragione l’operatore di telecomunicazioni e servizi internet ha dichiarato di non poter discutere gli aspetti specifici della vicenda legata alle vendite porta a porta. Le due sedi di esame mantengono quindi aperto un quadro ancora privo di conclusioni definitive.
In termini generali, la società ha affermato di prendere «estremamente sul serio» qualsiasi accusa di condotta illecita. Eir sostiene di disporre di politiche e controlli destinati a garantire il rispetto dei propri standard, oltre a meccanismi attraverso i quali i dipendenti possono sollevare dubbi e a procedure complete per indagare sulle segnalazioni. Saranno gli accertamenti in corso a chiarire se tali presidi abbiano funzionato nel caso contestato.
La vicenda si inserisce in una storia recente segnata da numerosi reclami: negli ultimi anni Eir è risultata annualmente tra le aziende che hanno ricevuto più contestazioni in Irlanda. All’inizio dell’anno la società ha dovuto rimborsare oltre 305.000 euro a circa 14.800 persone, dopo che un’indagine aveva stabilito che i clienti non erano stati informati adeguatamente delle esclusioni applicate alle offerte comprendenti chiamate internazionali.
Un altro precedente risale al 2023, quando Eir è stata condannata e multata per 7.500 euro in seguito a un’azione della Commission for Communications Regulation relativa alle precedenti procedure di gestione dei reclami. Il nuovo procedimento sposta ora l’attenzione sul momento iniziale del rapporto commerciale: l’acquisizione del consenso e la corrispondenza tra la decisione espressa dal consumatore e il contratto registrato nei sistemi aziendali.
Per operatori che affidano parte delle vendite al contatto diretto, il caso mostra quanto siano collegati processo commerciale, controlli interni e gestione delle informazioni dei clienti. Un’attivazione contestata può infatti produrre addebiti, debiti e reclami, oltre ad aprire verifiche da parte delle autorità. Nel caso Eir, ogni valutazione resta sospesa: il regolatore dovrà stabilire se le accuse siano fondate e quale sia stata l’effettiva applicazione delle procedure dichiarate dall’azienda.