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Credolab integra il suo scoring comportamentale in FICO

Credolab porta i segnali comportamentali nella piattaforma FICO: le banche possono integrarli nei modelli di credito esistenti, analizzando metadati di dispositivi e richieste.

10 set 2026 4 min lettura A cura di Redazione
Credolab integra il suo scoring comportamentale in FICO
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Credolab porta il proprio scoring comportamentale su FICO Platform, consentendo a banche e finanziatori di aggiungere un segnale di rischio ai modelli di credito esistenti. Il servizio analizza come le persone interagiscono con i dispositivi durante una richiesta di finanziamento. In una valutazione illustrata dall’azienda, condotta su circa 20.000 richieste di prestiti non garantiti di una neobanca regionale, il modello che combina dati tradizionali e comportamentali ha raggiunto un coefficiente di Gini di 0,44, contro lo 0,26 del solo punteggio del credit bureau.

L’integrazione passa da CredoScore, disponibile nel catalogo Marketplace della piattaforma. Il team del rischio può individuarlo nell’ambiente in cui già lavora, effettuare chiamate di prova nell’arco di poche ore e utilizzarne il punteggio come un ulteriore attributo della propria strategia decisionale. Secondo Michele Tucci, chief strategy officer e cofondatore di Credolab, basta incorporare un SDK nell’app mobile oppure uno script JavaScript nel percorso web: i metadati vengono acquisiti durante la compilazione e la chiamata API restituisce punteggio e caratteristiche associate. «La maggior parte delle implementazioni richiede uno sprint, non mesi», afferma.

Per Tucci, l’accordo con FICO cambia soprattutto la visibilità commerciale e il riconoscimento del prodotto. Un team che non conosce Credolab può trovarla nel catalogo selezionato da un fornitore di cui si fida già. Restano il contratto diretto con ciascun cliente e le verifiche complete sulla sicurezza delle informazioni e sulla governance dei dati. L’accesso al Marketplace riduce così la distanza fra la scoperta del servizio e la sua sperimentazione, mentre la scelta di come utilizzare il nuovo attributo rimane al finanziatore.

Le banche possono aggiungere segnali comportamentali ai modelli di credito già in uso.

La tesi tecnologica dell’azienda riguarda il contributo dello scoring comportamentale anche quando la storia creditizia è già ricca. Tucci distingue tre dimensioni: i credit bureau indicano se una persona ha pagato in passato, l’open finance se può permettersi di farlo, mentre Credolab cerca segnali della sua intenzione di rimborsare. L’azienda sostiene di individuare soprattutto i cosiddetti non-starters e never-repayers: richiedenti con documenti validi, dispositivi normali e precedenti senza anomalie, che ottengono denaro senza volerlo restituire e superano i controlli d’identità.

Il materiale analizzato è costituito da metadati: ritmo di digitazione, correzioni, tempo trascorso sulla schermata delle condizioni, velocità di scorrimento, compilazione in un’unica sessione e uso del copia e incolla. Si aggiungono segnali aggregati sul dispositivo, come utilizzo di memoria e spazio di archiviazione, andamento della batteria e conteggi di appuntamenti, fotografie, file multimediali e applicazioni per categoria. Credolab dichiara di escludere nomi, contatti, contenuti dei messaggi, fotografie, contenuti del calendario, cronologia di navigazione, coordinate GPS e dati bancari. «Contiamo le foto. Non vediamo mai una foto», sintetizza Tucci.

Credolab conta fotografie e appuntamenti senza acquisire immagini o contenuti del calendario.

La raccolta segue i permessi dell’app ospitante su Android e iOS, senza estenderli; il punteggio viene prodotto anche quando l’utente nega quelli classificati come pericolosi. Il finanziatore gestisce il rapporto con il cliente e raccoglie l’adesione nel proprio percorso, mentre Credolab opera come responsabile del trattamento. L’azienda sottoscrive un accordo sul trattamento dei dati con ogni cliente, possiede la certificazione ISO 27001 e conserva i metadati nel Paese quando richiesto dal regolatore. Tucci distingue inoltre il sistema dalla biometria comportamentale: ricava tratti statisticamente significativi da una singola sessione, senza autenticare l’utente confrontandolo con un modello personale memorizzato.

Nel test citato, il guadagno maggiore riguarda i clienti con una storia creditizia consistente.

La valutazione citata copre una finestra di sei mesi ed è stata misurata fuori campione: il punteggio Credolab da solo ha ottenuto un Gini di 0,37. I risultati sono riferiti dall’azienda, che non identifica né la neobanca né il credit bureau coinvolto. La segmentazione mostra il guadagno maggiore sui profili con una storia creditizia consistente: il modello combinato passa da 0,36 a 0,44, con un incremento di otto punti. Per i clienti con pochi precedenti o nuovi al credito, sale invece da 0,35 a 0,39. È su questa differenza che Credolab fonda il posizionamento del servizio come componente complementare ai dati convenzionali, anche nei portafogli già ampiamente documentati.

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