Corgi avrebbe chiuso un nuovo finanziamento capace di portare la sua valutazione a 4 miliardi di dollari, quasi il doppio rispetto ai 2,6 miliardi riconosciuti appena otto settimane prima. L’operazione, descritta come una seconda estensione del round di Serie B, rappresenta il terzo passaggio ravvicinato nella raccolta di capitale della startup assicurativa, nata nell’orbita di Y Combinator e diventata uno dei casi più vistosi dell’attuale corsa agli investimenti nelle imprese legate all’intelligenza artificiale.
L’importo della nuova tranche, indicata come Serie B2, non è stato reso noto e la società ha scelto di non commentare. La sequenza precedente è invece documentata da cifre consistenti: a gennaio Corgi aveva raccolto 108 milioni di dollari con una Serie A, mentre all’inizio di maggio aveva ottenuto 160 milioni su una valutazione di 1,3 miliardi. Tre settimane dopo era arrivata la B1, con altri 106 milioni e una valutazione salita a 2,6 miliardi di dollari.
Il ritmo distingue Corgi anche in una fase nella quale diversi investitori stanno finanziando startup AI attraverso round consecutivi e valutazioni crescenti. La società, parte della sessione estiva 2024 di Y Combinator, ha tra i propri sostenitori TCV e Kindred Ventures. Kanyi Maqubela, partner di Kindred, aveva ricondotto il precedente salto di valutazione alla forte accelerazione operativa dell’azienda.
Alla base dell’ulteriore rialzo ci sarebbe soprattutto la traiettoria dei ricavi. Al momento della Serie A, i fondatori dichiaravano un run rate annualizzato di 40 milioni di dollari. Le indicazioni circolate in occasione della nuova operazione prospettano ora un run rate in direzione dei 450 milioni di dollari entro la fine dell’anno. Si tratta di un obiettivo, non di ricavi già realizzati, ma la sua ampiezza aiuta a spiegare la rapidità con cui il capitale ha continuato a convergere sulla startup.
Il cuore dell’offerta resta l’assicurazione potenziata dall’AI. Corgi utilizza l’intelligenza artificiale per fornire preventivi rapidamente e accelerare i pagamenti relativi ai sinistri. Il catalogo rivolto alle startup comprende responsabilità civile generale, copertura degli incidenti tecnologici, responsabilità legata ai rapporti di lavoro, assicurazioni per immobili aziendali in affitto e polizze auto. L’automazione interviene quindi in passaggi operativi nei quali velocità di valutazione e gestione delle richieste incidono direttamente sull’esperienza dei clienti.
La raccolta di capitale va letta anche alla luce della struttura assicurativa adottata. Corgi utilizza, tra le altre formule, un Risk Retention Group, o RRG, attraverso il quale soggetti appartenenti allo stesso settore o esposti a rischi simili mettono in comune risorse per assicurarsi collettivamente. Per alcune polizze l’azienda ricorre invece a vettori regolamentati a livello statale, combinando dunque modelli differenti a seconda del prodotto.
Negli RRG i risarcimenti vengono pagati dal fondo condiviso e un sinistro particolarmente oneroso può ridurre le risorse disponibili per le richieste successive. Queste strutture non sono sostenute dai fondi statali di garanzia: se il patrimonio comune non è sufficiente, la perdita ricade sui membri e, nei casi più estremi, i risarcimenti possono compromettere la sopravvivenza dello stesso gruppo. Per un operatore che punta a espandere rapidamente portafoglio e coperture, una maggiore disponibilità finanziaria amplia quindi il cuscinetto necessario a sostenere la crescita.
Corgi ha intanto allargato il proprio raggio d’azione oltre le assicurazioni. Offre un software per data room, finito al centro di discussioni per il modo in cui sarebbe stato sviluppato attraverso il vibe coding, e gestisce due caffetterie aperte 24 ore su 24 a San Francisco e Atlanta. La società prevede altri cinque locali, inclusi diversi punti vendita a New York e uno a Londra. Anche questa espansione fisica richiede capitale e si affianca a una cultura aziendale esigente: il fondatore e CEO Nico Laqua ha dichiarato di aspettarsi che i dipendenti lavorino sette giorni alla settimana. La valutazione da 4 miliardi riunisce così crescita dei ricavi, fabbisogno assicurativo e diversificazione in un’unica, velocissima scommessa.